Cosa vedere a Salisburgo e Vienna

Vorrei raccontarvi, oggi, della nostra doppia visita nella bella ed imperiale capitale austriaca, Vienna. La prima volta nel Capodanno del 2004-2005; la seconda volta nell’estate del 2005, al ritorno da un viaggio da sogno in Repubblica Ceca.
Quello a Vienna è il più bel Capodanno che abbiamo mai trascorso, è stato meraviglioso, ricco, pieno di eventi; ma, anche l’estate successiva, la capitale dell’Austria ha saputo regalarci meravigliose sorprese. Insomma, una città per ogni stagione.
Il nostro lungo viaggio verso Vienna inizia in una gelida mattinata di dicembre, dopo aver pernottato a Milano; abbiamo la grande fortuna di trovarci in un gruppo incredibilmente divertente, sconosciuti di ogni età e provenienza, che insieme ridono e scherzano come una banda di bimbetti in gita scolastica. 
Il nostro tour prevede una sosta intermedia a Salisburgo e, quando posi i tuoi piedini in quel di Salisburgo, durante le feste natalizie…entri di botto nella magia. E in una città dichiarata dall’Unesco “Patrimonio Culturale Mondiale”.
Splendido centro storico barocco che ha dato i natali al grande Wolfgang Amadeus Mozart, nel 1756, è anche il luogo in cui è stato girato uno dei film che più ho adorato da bambina: “Tutti insieme Appassionatamente” con Julie Andrews (avete presente Mary Poppins? Ecco, la protagonista femminile è lei!).
Il nostro giro nel centro storico inizia appena lasciati i bagagli in hotel, piuttosto tardi in realtà ma, in questo modo, possiamo ammirare Salisburgo brillare di incanto natalizio ed è veramente un gran bel vedere.
La città si affaccia sulle rive del fiume Salzach ed è circondata da imponenti catene montuose, fu essa stessa costruita in una vallata tra due piccole montagne, su una delle quali, a partire dal 1077, venne eretta la possente fortezza Hohensalzburg, che domina con la sua bianca mole l’intero centro storico.

Si tratta di una città antichissima, che affonda le sue radici addirittura nel Neolitico poi, nel 15 a.C. le varie comunità celtiche che occupavano il territorio, vennero riunite dai romani, in un unico nucleo abitativo che chiamarono Iuvavum.

In realtà si trattava di un insediamento piuttosto importante, tanto che divenne Municipio nel 45 d.C. eppure, quando finì l’Impero Romano, anche Iuvavum venne abbandonata. 

Poi, grazie alla donazione di questa zona da parte del Duca di Baviera a Rupert Von Salzburg, nel 699, Iuvavum subì importanti opere di urbanizzazione, con conseguente aumento economico e demografico. In effetti San Ruperto, fautore di questa rinascita, è anche il Santo Patrono della città.
Il nome Salisburgo (castello del sale), compare a partire dal 755, ad indicare la forza economica che dipendeva direttamente dall’estrazione del sale dalle vicine montagne, collegate al centro tramite il fiume Salzach.
Nei secoli a seguire, la città attraversò momenti di grande fasto alternati a momenti difficili, in parte dovuti alle mire espansionistiche di uomini come il Barbarossa, in parte per l’operato dei principi vescovi che diedero splendore alla città, ma a prezzo di espulsioni ed esili per le comunità religiose minori; ma non si può nemmeno dimenticare l’impronta lasciata dalla terribile pestilenza del 1348, o dalle due guerre mondiali.
Quello che vediamo noi oggi, è un centro assolutamente pregevole, con palazzi signorili che rimandano agli antichi fasti del barocco, voluto dai principi-vescovi, prima, ma anche del neoclassico voluto dall’Impero Austro-Ungarico, poi. Piazze che sono salotti imperiali, contrapposte a piccoli accoglienti cortili, dove è possibile trovare ristoranti, bar e anche qualche piccola bancarella del mercatino natalizio; viali bellissimi lungo cui passeggiare è un piacere per gli occhi.

Facciamo le prime soste alla casa natale di Mozart e anche alla sua tomba, attraversiamo viali affascinanti dove spiccano le antiche insegne in ferro battuto e negozi davvero belli, con decorazioni natalizie eleganti e d’impatto; passiamo dalla Kollegienkirche, la Chiesa dell’Università, strepitoso gioiello del barocco, la cui costruzione iniziò nel 1694; seguendo vicoli e piazzette, raggiungiamo la Cattedrale dei Santi Ruperto e Virgilio che, vista l’ora, troviamo già chiusa.

L’imponente mole barocca, per costruire la quale l’arcivescovo fece abbattere anche 55 abitazioni, non essendo sufficiente lo spazio lasciato dai resti dell’antica chiesa romanica, si affaccia su ben tre piazze immense: Residenzplatz, Kaiserplatz, Domplatz.

Sono tutte bellissime, regali e, da questa prospettiva, si può godere di un panoramico colpo d’occhio sulla Hohensalzburg. Inserita fra la Domplatz e la parete rocciosa, spicca anche il complesso monastico di San Pietro, fondato nel 696 da San Ruperto, ma rimaneggiata in seguito in forme barocche.

Prima di rientrare in hotel, facciamo un’ultima passeggiata alla scoperta di negozietti caratteristici, come quello in cui è esposto un assortimento vastissimo di uova decorate, ed arriviamo fino alla Mozart Platz, dove c’e’ la pista di pattinaggio sul ghiaccio e ne approfittiamo per bere un vin brulè bollente, come “aperitivo”: non sarà lo spritz, ma è assolutamente in linea con l’atmosfera invernale salisburghese.

L’hotel è vicinissimo al centro, lo raggiungiamo in tempo per fare una doccia, cambiarci e scendere a cena, altro goliardico momento di gruppo dove siamo praticamente morti dalle risate. E’ incredibile come certi ricordi ti suscitino sorrisi anche dopo undici anni.

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In primissima mattinata (definiamola così, perchè dire: ci hanno tirati giù dal letto, suona proprio male) partiamo alla volta di Vienna, che raggiungiamo per l’ora di pranzo.

Ci viene proposta un’escursione che passa attraverso il Bosco Viennese, con soste all’Abbazia di Heiligenkreuz, al casino di caccia di Mayerling e nella località di Baden, a cui partecipiamo con piacere.
Il Wienerwald è un immenso polmone verde, che si estende tutto intorno alla città di Vienna, meta di escursionisti, ma anche luogo che accolse pittori e musicisti, in cerca di pace ed ispirazione.

Oggi c’è il sole, quindi il paesaggio attorno a noi è davvero suggestivo, sembra la foresta incantata e misteriosa delle fiabe che leggevo da bambina: con i giochi di luce del basso sole invernale, tra i rami e gli anfratti, non mi stupirei di veder spuntare una fata o una strega. 
Raggiungiamo l’Abbazia Cistercense di Heiligenkreuz, o Santa Croce, consacrata nel 1133, una delle più antiche abbazie cistercensi al mondo, la seconda, a dire il vero, subito dopo quella di Rein. 

Il complesso abbaziale è meraviglioso, a partire dall’austera eleganza della chiesa, in stile romanico, escludendo il coro ligneo che è gotico, al campanile a alla colonna della Santissima Trinità, che sono barocchi.

Imperdibile la sagrestia, affrescata nel XVII secolo; quell’incanto architettonico che è il chiostro romanico, curatissimo e rigoglioso anche in pieno inverno; la Cappella della Santa Croce, dove è conservata la reliquia della Vera Croce, donata all’Abbazia dal Duca Leopoldo V, nel lontanissimo 1188; la gotica sala dell’altare, e la casa delle fontane, una sorta di cappella edificata nel 1295; la sala capitolare, luogo di sepoltura dei protettori del monastero e dei Babenberger, la dinastia imperiale più antica d’Austria.

Ripartiamo alla volta di Mayerling, per vedere con i nostri occhi i luoghi in cui si svolse un ancora non troppo chiaro giallo storico: via, indossiamo tutti impermeabile, pipa, cappello da caccia inglese e caliamoci nei panni di Sherlock Holmes!

Che poi, voglio dire, dopo anni di bombardamento televisivo, con cartoni animati e film dedicati alla Principessa Sissi, con protagonista Romy Schneider nei panni di una frizzante Imperatrice d’Austria, uno non si aspetterebbe mai che, quella povera donna, abbia dovuto attraversare le più oscure peripezie nella sua vita; invece, come approfondisci un pò la storia, ti compaiono davanti tante di quelle disgrazie, dispiaceri, malattie, misteri, assassinii, che una persona alla fine è davvero disorientata.

Voi direte: che centra Sissi con Mayerling? Centra, eccome, visto che il giallo storico riguarda la misteriosa morte di suo figlio, l’Arciduca Rodolfo d’Asburgo Lorena e della sua giovane amante, la diciassettenne Maria Vetsera, avvenuta nella notte del 30 gennaio 1889, proprio nel casino di caccia di Mayerling. E poi, fidatevi, se c’e’ qualche mistero o dramma all’orizzonte, Sissi centra sempre.
Ciò che avvenne davvero è ancora oggi un mistero, l’ipotesi più avvalorata è quella dell’omicidio-suicidio, deciso in accordo dai due amanti dopo che il padre di lui, Francesco Giuseppe, gli chiese di mettere fine alla storia per tornare dalla moglie.

Anche il fatto che il corpo della Vetsera fu portato senza indugi a Hiligenkreuz per la sepoltura, senza nemmeno permettere alla madre di avvicinarsi, sembra alquanto strano. Solo una dichiarazione di squilibrio mentale, permise la sepoltura di Rodolfo, assassino e suicida, in terra consacrata.

Altre ipotesi parlano di un tentativo di aborto perpetrato dallo stesso Rodolfo sulla ragazza, per evitare lo scandalo di una gravidanza, finito ovviamente nel peggiore dei modi, con lo stesso Arciduca che si sarebbe tolto la vita per la disperazione; qualcuno ha parlato anche di doppio omicidio, da parte degli ufficiali della sicurezza austriaci o, agenti francesi, in entrambi i casi per ragioni politiche.

La realtà è che non lo sapremo mai con certezza e, visitare il delizioso casino di caccia teatro di un tale mistero, vicino al quale per volere dell’Imperatore Francesco Giuseppe è stata eretta una chiesetta dei carmelitani i quali, oltre a prendersi cura dell’edificio, pregano per le due anime dannate, vi garantisco che a me, personalmente, ha fatto una certa impressione.

Dopo la parentesi “thriller”, partiamo alla volta della località di Baden, vivace cittadina termale, già conosciuta dagli antichi romani, ma frequentata tantissimo a partire dal XX secolo, quando iniziò a diffondersi la moda di bagni e cure termali. Infatti furono costruite notevoli ville borghesi e inserito ogni sorta di divertimento, non a caso qui c’e’ il più antico casinò d’Austria, per allietare le giornate dei nobili che passavano a Baden le loro vacanze di benessere.

La cittadina è carinissima, tra l’altro l’illuminazione serale la rende un centro davvero piacevole e caratteristico, con casette basse, negozi molto carini e curati, una bella piazza centrale illuminata a festa, dove ci sono tanti bar e ristoranti.

Noi prendiamo una cioccolata in tazza da bere passeggiando, ancora piuttosto intrigati dai misteri di Mayerling: stiamo valutando se provare a tirare personalmente delle conclusioni, o fare una telefonata alla “Signora Te-Lo-Svelo-Io-Il-Giallo Fletcher”, per vedere se svela l’arcano.

Rientriamo a Vienna tutti presi dalle nostre ipotesi, che decidiamo di accantonare per cena: questa sera, si affrontano solo argomenti che non includono omicidi!

Con un paio di compagni di viaggio, decidiamo di proseguire la serata in un moderno locale vicino all’hotel, per bere qualcosa insieme e scambiarci le impressioni di visita della giornata, dato che loro non hanno partecipato all’escursione nel Bosco Viennese. Vuoi, quindi, non metterli al corrente dei Misteri di Mayerling?

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Il nostro ultimo giorno del 2004, inizia prestissimo (e terminerà tardissimo dopo ore, ore, ore di camminata): se dovessi ipotizzare la lunghezza di quel 31 dicembre…direi che si è trattato di una giornata di ottantamila ore! 

In realtà ci siamo accordati con altre due giovani coppie, per vederci nella hall alle 8, “colazionati” e pronti alla partenza. Il tempo, quindi, di fare un biglietto cumulativo per metrò e autobus, che partiamo alla scoperta di Vienna
La prima sosta la facciamo al Prater, ovviamente chiuso, per fare una foto con la famosa ruota panoramica Riesenrad, un’installazione del 1897. Purtroppo l’originale fu distrutta da un incendio nel 1945 e, quella che vediamo oggi, è una ricostruzione di quel periodo.

Questo immenso parco è stato per secoli luogo di caccia, fin dal 1560; nel 1766 fu riaperto al pubblico dall’Imperatore Giuseppe II, che promosse l’installazione di sale da thè e ristoranti, in modo tale da limitare la caccia che fu, però, bandita solo nel 1920. Il parco giochi che vi sorge, di cui fa parte la ruota Reisenrad, è da tutti conosciuto con lo stesso nome dell’area.
Proseguiamo per la Donauturm, o Torre del Danubio, la spettacolare torre panoramica di Vienna, da cui si gode di un panorama a 360° sulla città, sul Bosco Viennese (mmmhhh i Misteri di Mayerling ci seguono?) e, nelle giornate limpide, si spazia fino alle vicine località.

Costruita nel 1964, all’interno del Donaupark, per celebrare la Mostra Internazionale del Giardino, all’ultimo piano oggi ospita una terrazza ed un bel ristorante girevole, dove accediamo per ammirare il panorama, dalle ampie vetrate.

Iniziamo a spingerci verso l’elegante centro storico di Vienna, dove si tiene la “Maratona di Capodanno”, fra gli edifici imperiali della città; passiamo dalla casa di Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, dal Palais Liechtenstein, una sontuosa residenza in stile barocco, circondata da splendidi giardini, all’interno della quale è possibile ammirare opere di Rubens, Van Dyk, Raffaello, Rembrandt.

Abbiamo appuntamento a pranzo col resto del gruppo, quindi  prendiamo l’autobus per tornare in hotel, non prima di aver fatto foto ricordo, per gentile concessioni degli abitanti di Vienna che ci hanno immortalato nelle pose più strane. Grazie a tutti di cuore.
Dopo pranzo iniziamo la visita guidata della città, a partire dal Castello del Belvedere, un esemplare eccellente di architettura barocca, voluto dal condottiero dell’esercito imperiale Eugenio di Savoia, suddiviso in due blocchi: il Belvedere Superiore e il Belvedere Inferiore, collegati da un parterre meraviglioso di giardini alla francese.

Il Belvedere Inferiore fu il primo ad essere ultimato, nel 1716, ed era la vera e propria residenza del Savoia; il Belvedere Superiore, invece, terminato nel 1724 era il castello di rappresentanza, da cui tra l’altro si gode di una vista mozzafiato sulla città.

Proseguiamo verso il vero cuore della città, racchiuso all’interno del Ring, un grande capolavoro urbanistico i cui lavori iniziarono nel 1857, per volere dell’Imperatore Francesco Giuseppe, e durarono mezzo secolo, nonostante l’inaugurazione avvenne nel 1865, con un Ring ancora incompleto.

E’ un immenso viale di rappresentanza, oltre che un’ importante arteria stradale, di 5,3 km, largo 57 metri; sul Ring sorgono i palazzi più importanti della città di Vienna, fortemente voluti dalla nobiltà e, all’interno, è racchiuso il cuore del centro storico.

Raggiungiamo il Palazzo dell’Albertina, che ospita una delle più ampie collezioni grafiche del mondo, davanti al quale sorge un monumento come monito alla guerra e al nazismo.

Il centro storico è vivacissimo in questo pomeriggio di Capodanno, le incredibili luminarie, le decorazioni e i palazzi signorili, fanno da sfondo a piazze nelle quali vengono allestiti gazebo, palchi, casette di legno, tutto in vista della serata: ogni piazza un’evento musicale! C’è un numero infinito di persone allegre, che si scalda passeggiando o bevendo punch, brulè, cioccolata.

Attraversiamo viali uno più bello dell’altro e, prima di raggiungere la Stephansplatz, abbiamo ammirato un vero e proprio manuale d’architettura a cielo aperto, con palazzi barocchi, jugendstil, oppure contemporanei e lì, in mezzo a tutto questo sfarzo, spunta il medioevo: la Cattedrale di Santo Stefano.

Il tetto spiovente rivestito di maioliche, che rappresentano lo stemma imperiale, è la prima cosa che vediamo, ed è impressionante. Nel 1147, venne costruita una chiesa a pianta romanica e, un secondo edificio molto più ampio venne eretto nel XIII secolo. Solo tra il XIV e il XV secolo, la struttura assunse caratteri gotici.

La facciata principale, mostra ancora il Portale dei Giganti (per un osso di mammut trovato nelle fondazioni) e le Torri dei Pagani (posizionate laddove sorgeva un tempio pagano), che fanno parte del secondo grande edificio del XIII secolo. La Porta dei Cantori, sulla sinistra, permetteva un tempo l’accesso in Cattedrale ai soli uomini. Ma, indubbiamente, l’occhio non può che cadere sullo Stefl, il campanile di 137 mt, posizionato a lato del Duomo, visibile praticamente da ogni parte della città.
L’interno è illuminato fiocamente, quando entriamo, in questo modo l’aspetto imponente delle tre navate, incute un certo stupore reverenziale: i pilastri a fascio, gli archi a sesto acuto, le statue, l’altare maggiore barocco e, disposti con grande grazia, tantissimi pini ornati da luci natalizie.

Quando usciamo la luce è ulteriormente calata, ma Vienna splende ancor più nella fredda serata dicembrina, con i monumenti e i palazzi splendidamente illuminati, le vetrine dei negozi eleganti e ricercati, oltre a vere perle architettoniche come il Palazzo della Hofburg, meravigliosa residenza imperiale che ha visto passare secoli di storia e di drammatiche vicende. Domani, con calma, la visiteremo.

Rientriamo in hotel, ma solo per una doccia al volo: il tempo di prepararci e, con le stesse due coppie di questa mattina, ci dirigiamo nuovamente in centro con i mezzi, perché non si può essere a Vienna a Capodanno e sprecare tempo andando ad un cenone, la città, in occasione di questa festa, ha l’universo da offrire!

Essendo Vienna la città della musica, ogni piazza offre uno spettacolo, un palco da cui viene proposta musica di vario genere; ogni via del centro è pienissima, ci si può spostare da una parte all’altra scoprendo e vivendo intensamente la città. Chioschi che vendono cibo e bevande sono ovunque, il nostro cenone è a base di caldissimi hot-dog, brezel, birra ed è il più buono del mondo, perchè consumato in compagnia di belle persone e, soprattutto, con il mio ragazzo.
Decidiamo di fare un giro in tram sul Ring, per ammirare Vienna illuminata lungo il suo più importante viale: ci divertiamo come mattie e abbiamo anche l’occasione di vedere cosa sta accadendo nei più di cinque km che circondano il centro storico: ed è grandioso!

Feste nei teatri, feste lungo le strade, feste nelle piazze, tanto che, quando scendiamo dal nostro privatissimo tour, andiamo direttamente nella bellissima Rathausplatz, dove l’edificio neogotico del Municipio, costruito tra il 1872 e il 1883, osserva un fiume di persone che si divertono, ai suoi piedi, ascoltando musica, chiacchierando, ridendo, muovendosi fra quelle che erano le casette del mercatino di Natale e, per oggi, si sono trasformate in luoghi di ristoro.

Si sta tutti insieme, si festeggia tutti insieme. I ragazzi fanno il bis con gli hot-dog, mentre noi ci buttiamo sul del vin brulè, che riporta momentaneamente a livelli normali la nostra temperatura corporea.
Iniziamo il nostro tour tra una piazza e l’altra, tra vari gruppi  che si esibiscono, in una vera e propria carrellata di generi; ce n’è per tutti i gusti, veramente nessuno escluso. In questo tripudio di manifestazioni, troviamo una piazzetta leggermente defilata, per aprire il nostro spumante allo scoccare della mezzanotte, ma anche per evitare di venire colpiti da razzi e petardi nel momento clou.

Ed è così che, alla mezzanotte del 1° Gennaio 2005, ci troviamo a ridere come matti, ballando il tradizionale valzer viennese “Il bel Danubio blu” di Johann Strauss, per qualcosa come 12 beneauguranti minuti, insieme ad un numero imprecisato di persone che, con grande impegno, fa la stessa cosa da ogni parte della città, mentre i fuochi d’artificio esplodono sul centro storico.

E’ un’esperienza MERAVIGLIOSA! Non importa se non sappiamo ballare, non importa se ci pestiamo i piedi o si ci fischiano le orecchie per il rimbombo dei botti… questa è una di quelle esperienze liberatorie che restano a vita nei ricordi!
La sola nota negativa sono i milioni di petardi che vengono lanciati senza accortezza, rischiando veramente di ferire le persone; ci vediamo quindi costretti ad uscire con cautela dal centro storico, per arrivare senza farci male alla fermata del bus.

Ci aspetta ancora una lunga camminata, dato che la metropolitana chiude la notte e, il nostro hotel decentrato, non è raggiunto dai bus ma, indovina un pò? solo dal metrò! Per fortuna la compagnia è allegra, anche se arriviamo in albergo distrutti. Ma, dopo una giornata come questa, chi ha il coraggio di lamentarsi?

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Il primo gennaio, siamo reduci dai postumi di una fine d’anno che ci ha visti protagonisti di un giorno lungo ottantamila ore; da un misto di vin brulè, punch, birra e spumante…che ci ha solo riscaldati; con vesciche ai piedi di forme non identificate; ore di sonno limitate ad un numero alieno…
Ma, questo non ci ferma e, partecipiamo con grande vivacità (termine tecnico che indica persone con occhi aperti), alla visita guidata del Palazzo di Schonbrunn. Basta trovarci davanti a questa imperiale meraviglia per svegliarci completamente, pur continuando a zoppicare. 
La proprietà su cui sorge il palazzo, era riserva di caccia dell’Imperatore Massimiliano II e, quando i turchi invasero Vienna nel 1683, distruggendo la residenza di caccia, Leopoldo I decise di far erigere un palazzo su modello di quello di Versailles.

I lavori iniziarono quattro anni dopo. In realtà dovette ridimensionare la sua idea originale, per mancanza di fondi; solo grazie a Maria Teresa d’Austria, si ebbe un nuovo fastoso progetto che prevedeva 1440 stanze, il cui arredamento fu scelto personalmente dall’imperatrice e, i lavori, terminarono nel 1749.
Accediamo a Schonbrunn dall’immenso cortile d’onore, dove vi sono due fontane, ora chiuse per l’ inverno, e degli obelischi regalati da Napoleone (mi astengo dal commentare il traffico di opere d’arte dall’Egitto); esternamente è possibile notare la struttura dello Schlosstheater, ultimo teatro barocco presente a Vienna. Generalmente è chiuso, viene utilizzato per particolari festival nei mesi estivi.
Il percorso di visita è abbagliante, in particolare la Sala degli Specchi, dove un piccolo Mozart di appena sei anni, si esibì per l’Imperatrice Maria Teresa; passiamo attraverso un numero incredibile di stanze fastosamente arredate e decorate; ovunque stucchi, ceramiche, affreschi, boiserie in legno, tessuti pregiati, una residenza imperiale a tutti gli effetti.

Anche se c’e’ da dire che, i vari ambienti, rispecchiano la personalità dei personaggi che li hanno abitati, ci sono anche stanze più sobrie, laddove visse ed operò Francesco Giuseppe.
Per raggiungere il centro di Vienna, passiamo davanti alcuni edifici pittoreschi come la Casa Matta, un complesso residenziale dai colori sgargianti e tetti da cui spuntano alberi di ogni tipo; o da veri e propri capolavori dello Jugendstil, come il Palazzo della Secessione, di Olbrich, costruito tra il 1897 e il 1898, o la Majolika Haus di Otto Wagner.

Una volta in centro ci viene lasciato il pomeriggio libero e, con lo stesso gruppo di fedeli adepti del giorno precedente, ci dirigiamo alla Hofburg, per visitarne gli interni. Si tratta di un vasto complesso di edifici, piazze e giardini, che fu residenza imperiale fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di una sorta di manuale architettonico che comprende gli stili dal 1200 al 1900, si spazia quindi dal gotico, al neoclassico, al rinascimentale, al barocco.

Noi iniziamo la visita dal Silberkammer, un museo meraviglioso in cui sono esposte argenterie, servizi di porcellana e ceramica, gioielli di corte; ci sono pezzi pregiatissimi, tutto ciò che ha caratterizzato secoli di storia imperiale.
Ma, vero fiore all’occhiello della Hofburg, sono gli appartamenti imperiali, con un susseguirsi di stanze sontuose, dalle decorazioni ricercate, dove in particolare si tocca con mano quella che era la vita dell’Imperatore Francesco Giuseppe e di Sissi.

La sua incredibile sala da bagno, il meraviglioso spogliatoio, la palestra dove si allenava con costanza e rigore maniacale, la sala da pranzo splendidamente imbandita, il salone delle udienze, quello delle conferenze. La ricostruzione degli ambienti è stata eseguita con grande cura, sembra quasi possibile veder palesarsi all’improvviso la famiglia imperiale.
E poi si arriva a quella che, personalmente, è stata per me la parte più forte e struggente: il Museo di Sissi, dove è possibile rivivere le fasi salienti e drammatiche della vita di Elisabetta d’Austria. Come ho già detto precedentemente, è difficile credere quanto il mito cinematografico abbia travisato la realtà. 
Sissi era una donna fragile, incostante, che soffriva di anoressia e di pericolosi sbalzi d’umore. Apparteneva ad una famiglia in cui le tare mentali erano diffusissime e questa cosa, la portava a visitare spesso manicomi, quasi come monito. Emerge insistente la sua voglia disperata di fuggire e viaggiare, soprattutto in Ungheria e Grecia, dove si rifugiava nei sontuosi palazzi di Godollo e Achilleion, il rifuggire disperato dalle imposizioni di corte, che la facevano costantemente scontrare con la suocera. Il non sentirsi mai abbastanza, mai capita o amata, nemmeno dal suo adorato marito, troppo preso dai doveri di stato.
Ci sono cimeli che fanno comprendere una realtà agghiacciante, soprattutto per quanto riguarda i gravissimi disturbi alimentari di cui soffriva, ne è un esempio la dieta scelta personalmente dall’Imperatrice, per non prendere peso; scritti che denotano una profonda infelicità, certamente non aiutata dai fatti drammatici che costellarono la sua vita, come la misteriosa morte del cugino Ludwig di Baviera, o del figlio Rodolfo
Usciamo davvero tardi dalla Hofburg, ciò che offre il percorso museale è talmente interessante e accattivante, che perdiamo la cognizione del tempo. Ci siamo persino scordati di mangiare e, trovato un angolino fuori da palazzo, ci sediamo a gustare un panino nel sole del tardo pomeriggio.

Una delle due coppie con cui stiamo condividendo le visite, ci propone di andare con loro al Museo di Storia dell’Arte e, seppure non mi riconosco in questo momento, con Daniele decidiamo di tornare in hotel: siamo distrutti, totalmente, io cammino ormai a fatica e, anche se con grande rammarico, prendiamo autobus e metrò per tornare in hotel, insieme alla seconda coppia di ragazzi. 
A cena, però, passiamo una bellissima serata, condividendo pareri sul viaggio e un mare di  risate, anche col resto del gruppo. E’ un momento gradevolissimo, recuperiamo il fatto di non essere stati con loro ieri sera, per i festeggiamenti di fine anno.

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La giornata di oggi è completamente dedicata al rientro; fortunatamente, affrontato insieme, il lungo viaggio risulta tutto fuorché noioso. Noi arriveremo a casa solo domani, perché questa sera ci feriamo a Milano per la notte, insieme ad altre persone, fra cui una delle coppie che ha condiviso con noi i giorni scorsi.

Così, formiamo un piccolo gruppetto di esplorazione, anche con altri quattro signori, saliamo in taxi per raggiungere il centro e trascorriamo una simpatica serata, divisa fra una pizzata divertentissima in Galleria Vittorio Emanuele, cui è seguita una “fresca” ma incredibile passeggiata serale e goliardici scherzi in albergo, ai danni dei compagni di viaggio.

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L’estate successiva…
…abbiamo avuto modo di tornare a Vienna, dove abbiamo trascorso un paio di notti, al ritorno dalla Repubblica Ceca (vedi C’era una volta in Repubblica Ceca). Anche in quell’occasione ci siamo trovati davanti una città spettacolare, sempre accattivante e strepitosa, che ci ha regalato sensazioni diverse dalla prima volta.

Devo dire che, entrambi, abbiamo amato follemente Vienna in versione invernale, al suo massimo splendore, ma ci siamo goduti pienamente anche l’aspetto estivo della città, sembrava più rilassata.

Prima di tutto, con i compagni di quel viaggio, abbiamo condiviso due serate memorabili. La prima a spasso per il centro storico, sempre allegro e vivace, con bancarelle, musica e tante persone in giro (una versione light del capodanno); poi a bere qualcosa in un intimo localino, molto piacevole, scovato lungo il Ring; infine ci siamo regalati uno strepitoso giro in carrozza…divertente e assolutamente indimenticabile! La seconda nel caratteristico Quartiere Grinzing, con le innumerevoli taverne, luoghi rustici davvero accoglienti, in cui si ascolta musica, accompagnati da buon cibo, ottimo vino e splendida compagnia.

Ma, in quell’occasione, non ci siamo fatti scappare nemmeno una visita al museo del Palais Liechtenstein che, a dicembre, avevamo ammirato solo esternamente: non potevo lasciarmi sfuggire cinque secoli di epocale storia dell’arte, una volta che me li sono trovata a portata di mano: letteralmente, dato che il nostro albergo era proprio di fronte al palazzo! Oltretutto gli interni principeschi, costituiscono un motivo extra per visitare questa grandiosa residenza.

Altro approfondimento che ci siamo concessi, è stata la passeggiata nei sontuosi giardini di Schonbrunn, dove abbiamo trascorso parte del nostro pomeriggio alla scoperta di architetture, statue, piante rigogliose, serre, fontane, parterre floreali incantevoli. Subito dopo, ovviamente, una nuova incursione nel centro storico, vestito dei colori vivaci dell’estate, non ce lo ha tolto nessuno!

E’ stato davvero come vedere due città diverse, eppure sempre uguali, so che sembra un controsenso, eppure Vienna dà questa impressione. E’ sempre imperiale, sontuosa, elegante e coinvolgente, questo lo mantiene in inverno così come in estate; eppure si ha la costante sensazione di ammirare due anime diverse della stessa località. Una doppia personalità sempre affascinante e mai scontata.

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Consigli utili
-Se anche voi amate i gialli storici, ricordate che vestire i panni della “Signora Te-Lo-Svelo-Io-Il-Giallo Fletcher” può diventare fin troppo coinvolgente: potreste vedere misteri anche dove non ci sono o, ancora peggio, cercare una vittima sacrificale per mettere in pratica le vostre doti investigative. Non offendetevi se nessuno si offre…
-Quando andate in giro per Vienna, troverete sicuramente persone disponibilissime, anche a farvi foto di gruppo. Ma può capitare di trovare qualcuno che ha poca dimestichezza con le macchine fotografiche. Non prendetevela, quindi, se cercherà di fotografarvi puntando l’obiettivo contro di sè, al massimo potrà essere parte dei vostri ricordi di viaggio! …sempre se riuscite a non farvi la pipì addosso per il troppo ridere… Il che, come ricordo, supererebbe il primo.
-Come ultimo consiglio, voglio citare la frase detta da un nostro compagno di viaggio in un ristorante di Milano, mentre ci preparavano il conto: “Ah signò, lei è un’ora che batte, noi a magnà se avemo messo cinque minuti!”. E’ diventato il nostro aneddoto preferito in questi ultimi undici anni e, ogni volta, ridiamo al ricordo! Trovare persone che sappiano farvi ridere di gusto, per tanto tempo, è una cosa davvero speciale.

Claudia B.

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