Una giornata alla ri-scoperta di Città di Castello

Questo fine settimana per gli amanti della moto è stata pura goduria: cielo pulito e azzurro, temperature avvolgenti, aria profumata dall’alito rinascente della primavera… E colori accecanti.
Non so se il bagliore e l’intensità delle tonalità le ho percepite in maniera così vivida, a causa del periodo grigio da cui proveniamo (voglio dire, a momenti si rendeva necessaria la costruzione dell’Arca di Noè…), fatto sta che mi sono sentita invasa da una brillantezza quasi irreale.
Siamo nel momento dell’anno in cui, l’unico aggettivo che mi viene in mente per definire i colori, è “fosforescente”, tanto sono intensi…
Il desiderio di fronte ad una tale rappresentazione della primavera è solo uno, ossia quello di salire in moto il prima possibile e scendere il più tardi possibile. Con facoltà di scelta sull’eventualità di dormirci sopra o meno, come si trattasse di una tenda canadese, ma con due ruote! 
L’itinerario che ho in mente è semplice: attraverso i passi appenninici, immersi nella natura in rinascita a perdita d’occhio, scendere verso la Valtiberina, per ri-visitare Città di Castello. Perché è vero che siamo già stati in questo meraviglioso centro storico dell’Umbria, alcuni anni fa ma, mi sono resa conto, è una delle pochissime cittadine umbre che ricordo poco e male. Tradotto: voglio veramente impiegare la giornata per rivalutare Città di Castello
Propongo il progetto a Daniele, che già aveva qualche sospetto al riguardo; lui a sua volta “propone” il progetto alla nostra Honda, che pare non avere assolutamente nulla in contrario, dato che avrà la sua ampia dose di curve. Lo zainetto blu, nella sua parte di “portatore” della macchina fotografica (Frodo e l’Anello di fronte a tanta serietà impallidirebbero), deve solo eseguire: le mie spalle che trasportano “Frodo e l’Anello contemporaneamente”, metaforicamente parlando, sono le sole a soffrire nell’intero contesto.
E’ così che, in questo scintillante sabato di marzo, partiamo alla volta del Valico di Viamaggio. Lo so, ora dovrei passare direttamente alla fase “vi descrivo la visita a Città di Castello”, ma voglio ritagliarmi un attimo per fare delle considerazioni personali.
Più passano gli anni, più mi rendo conto di come, ogni volta che salgo in moto, il mio cervello e la mia testa ricominciano a respirare; provo un tale stato di piacevole abbandono, che ogni cosa attorno a me è un toccasana per tutte quelle che sono le problematiche e le incombenze della vita di ogni giorno.
Non sono qui a lamentarmi, badate bene, so con sicurezza di essere una persona molto fortunata e non oserei mai e poi mai crucciarmi di nulla! Però tutto il pacchetto vita, spesso, può essere piuttosto impegnativo.
Nel momento in cui si sale in moto, è come se la bellezza del paesaggio, l’emozione dell’asfalto, fossero in grado di toglierti un peso dalla testa. La sensazione maggiore che ho avvertito oggi, insieme a questa, è stata quella di venir letteralmente “purificata dall’aria che mi batteva sul viso”: ogni curva un pensiero sparito, un problema cancellato.
Quando arriviamo in località Svolta del Podere e ci fermiamo per pranzo, sono rilassata come non ero da giorni. Ritrovo il piacere di sedermi ad un tavolo insieme a mio marito, gustando senza pretese un fragrante panino con la finocchiona, del tè al limone freschissimo, immersi in una pace nella quale si può parlare tranquillamente del più e del meno, senza che nulla possa intaccare tale serenità… Le uscite in moto fanno miracoli.
Dopo questa sosta, risaliamo in sella con direzione Sansepolcro, da cui raggiungiamo facilmente Città di Castello: non vedo l’ora di accedere al centro storico, per capire come mai il mio ricordo ad esso legato sia così “limitato”. E, ve lo giuro, non riesco a spiegarmelo.
Non dipende dal fatto che ne abbiamo solcato i viali dieci anni fa, dato che riesco ad avere ricordi chiari delle visite fatte nello stesso anno e, come dimostrano gli articoli del blog, persino precedenti! Forse abbiamo sbagliato i tempi di visita nel 2006… fatto sta che ho la sensazione di non essere nella stessa cittadina.
Elegantemente suddivisa in quartieri, uno più pittoresco dell’altro, Città di Castello ci accoglie con le possenti mura medievali, le quali racchiudono l’abitato in una perfezione che rimanda al passato.

Essendo solo primo pomeriggio, il centro è placido e vi si respira tutta la serenità di un sabato primaverile, quando la tensione della settimana si allenta, il sole invita ad uscire e, portata a termine ogni incombenza, ci si può inserire anche mentalmente in una sorta di “corsia di decelerazione dai doveri”.

Ci immergiamo nei vicoli caratteristici e silenziosi di questo centro che, per la sua posizione strategica nell’Alta Valtiberina, è un ponte tra la cultura umbra e quella marchigiana.

Fondata dagli Umbri, Città di Castello fu in seguito assoggettata dagli Etruschi, fino a divenire municipio romanoPrima di diventare libero Comune, fu conquistata dai Longobardi, dai Franchi e dallo Stato Pontificio.

Nemmeno le continue lotte tra Guelfi e Ghibellini, poterono intaccare lo sviluppo della città. Anche con il passaggio alle famiglie Vitelli, Fucci e Tartarini, Città di Castello continuò a crescere. I palazzi signorili, appartenenti soprattutto della famiglia Vitelli, che prese il sopravvento sulle altre, fanno tutt’ora parte del monumentale tessuto urbano.

Uscendo dal dedalo di stradine medievali, ci accoglie l’elegante Piazza Gabriotti, sulla quale svettano la Torre Civica, che affianca il Palazzo Vescovile, oltre al meraviglioso dirimpettaio, Palazzo dei Priori o Palazzo del Comune, costruito nel XIV secolo, su progetto di Angelo da Orvieto.

Entriamo nel suggestivo atrio dell’edificio, dove la scalinata monumentale in pietra e i pilastri, nella penombra, ci avvolgono con una piacevole atmosfera.

Mentre alcune persone si godono un pranzo tardivo nel ristorantino della piazza, approfittando dei tavoli inondati dal caldo sole di marzo, noi ci lasciamo rapire dalla bellezza del Duomo, la Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, del VII secolo.

L’edificio subì un grosso restauro nell’XI secolo, poi nuovamente nel XV secolo, di conseguenza la chiesa è un miscuglio di stili architettonici. L’interno è strepitoso, su tutto prevale lo stile rinascimentale e noi ci lasciamo affascinare dai grandiosi affreschi e dal silenzio avvolgente.

Riprendiamo la passeggiata lungo i viali elegantissimi, dove il susseguirsi di palazzi signorili, bei negozi e trattorie, ci immette su Piazza Matteotti, su cui fanno bella mostra di sé la facciata del Palazzo del Podestà e di Palazzo Bufalini.

Tutto attorno a noi ci sono bambini che giocano spensierati, persone che chiacchierano al sole e un suonatore di fisarmonica, che allieta il pomeriggio con la propria maestria, creando una sorta di colonna sonora alla quiete del sabato.

Facciamo un giro ampio, per arrivare fino alla Chiesa di San Francesco, del XIII secolo, che vorrei visitare nuovamente dopo dieci anni ma, quando giungiamo nella piccola Piazza R. Sanzio, troviamo tutto chiuso. Ci limitiamo ad ammirarne l’esterno, in particolare il fianco destro che con il portale ogivale e le bifore, fa parte della prima edificazione. L’interno, nel quale siamo stati dieci anni fa, è stato completamente rielaborato il stile barocco.

Per il resto del tempo, scegliamo di muoverci senza meta, lasciandoci completamente assorbire da un continuo di palazzine e vicoli, in un’atmosfera così piacevole, in un’eleganza talmente ricercata, da venirne letteralmente abbagliati.

Passaggi ad arco, viuzze caratteristiche, piazzette accoglienti che, mi rendo conto con stupore,  non ricordo minimamente dalla precedente visita e, più di una volta, mi fanno girare basita verso Daniele, con un punto interrogativo stampato in fronte.

Non saprei come descrivere Città di Castello se non come bellissima. Aggiungo: accogliente, d’atmosfera, piacevole…e sono davvero contenta di aver insistito per tornare qui oggi, consapevole che, se un posto obiettivamente bello non ti colpisce la prima volta che lo vedi, è perché ci deve essere stato qualcosa di sbagliato in quell’incontro.

Vorremmo fermarci un pò di più, ma abbiamo in mente di tornare a casa godendoci un lungo tratto di strada attraversando il Passo di Bocca Serriola, per la prima volta insieme alla nostra Africa Twin. Questo valico dell’Appennino divide la Valtiberina dalla Valle del Biscubio, fungendo da paesaggistica linea mediana tra Umbria e Marche
E’ una tratta stradale che amiamo tantissimo e, appena si presenta l’occasione, soprattutto in estate, corriamo qui per ammirare la splendida vegetazione dell’Appennino centrale, in un susseguirsi di panoramici tornanti: un paradiso per le due ruote!

Oggi, in particolare, il verde brillante dei campi, riesce a primeggiare sugli alberi ancora completamente spogli e, in lontananza, le cime più alte scintillano del bianco della neve scesa con l’ultima, pesante perturbazione. Da paura…

Una volta raggiunta Apecchio, decidiamo di proseguire verso Piobbico e, poco prima di Acqualagna, giriamo in direzione di Urbania, da cui saliamo a Peglio per prendere un caffè nel grazioso bar della piazza. Ognuna di queste località fa parte delle visite che hanno caratterizzato le nostre “domeniche diverse” lo scorso inverno e, con un sorriso, mi sono ritrovata a pensare a tutte le ore trascorse qui sul blog, con l’intento di descriverle e farle conoscere (per i racconti cliccate sulla sezione Valmarecchia e Montefeltro nella quale troverete diversi itinerari).

Nella parte finale del nostro percorso, ci portiamo verso Lunano, Carpegna, San Leo e poi via, veloci fino a casa.
Oggi ho imparato come spesso, i ricordi, possano essere fuorvianti. In genere ho una memoria abbastanza buona, eppure capita di trovarsi a visitare una zona oppure una città, di per sé belle, ma nel momento sbagliato e, a quel punto, le reminiscenze di quei momenti potrebbero venir filtrate in maniera errata.

E’ quello che è successo con Città di Castello ma, in una rigogliosa giornata di inizio primavera, con la giusta disposizione d’animo, una luce perfetta e un’atmosfera avvolgente, abbiamo potuto rivalutare nel nostro cuore, una cittadina che meritava un primato, non un ruolo di scarsa importanza!

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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