Stia: un “ciclone” di domenica!

“Che ce l’hai un gratta e vinci te?!”. Quante volte avrete ascoltato questa frase, guardando il divertentissimo film di Leonardo Pieraccioni, “Il Ciclone”? Personalmente penso almeno un milione o due…
E, magari, mentre le immagini scorrevano sotto ai vostri occhi, vi sarete chiesti dove la pellicola fosse stata girata: un idilliaco paese di campagna, una piazza grande e accogliente, un’infilata di portici suggestivi. Insomma, uno di quei luoghi dove sarebbe bellissimo vivere, oppure trascorrere qualche giorno di vacanza.
Questo borgo, avrà o no un nome? Ebbene si, la pittoresca location si chiama Stia, ed è un sonnolento quanto importante paese del Casentino. In realtà, io in questa zona ci sono stata spesso in passato, insieme ai miei genitori, per raccogliere le castagne nei lussureggianti boschi che circondano l’amena località, ma non ho mai avuto modo di visitarla. Decidiamo quindi di trascorrere la domenica nel sempre bellissimo Casentino, andando alla scoperta di Stia e del vicino Castello di Porciano
Il tempo non è dei migliori, così lasciamo nel garage la nostra Honda A.T. e partiamo in auto alla volta della Toscana. Arriviamo attorno alle 12 e visitiamo subito il piccolo, grazioso borgo di Porciano, che si trova ad appena 2 km dal centro storico di Stia, su una collina che domina l’intera vallata: da qui si può ammirare il verde a perdita d’occhio del Casentino e il dirimpettaio Castello di Romena.

Si tratta di un antico possedimento dei Conti Guidi, importante casato dell’Italia centrale che, tra i tanti castelli, controllò anche quelli di Romena e Poppi, sempre in Casentino, espandendo il proprio dominio fino alla Romagna, sui castelli di Dovadola e Modigliana.
L’abitato medievale è minuscolo, affascinante come i piccoli borghi toscani sanno esserlo, dominato dalla mole della torre risalente all’anno Mille. Una serie di vicoli stretti e ripidi, su cui si affacciano belle case in sassi con scuroni e porte dai colori sgargianti, oggi perlopiù trasformate in appartamenti vacanze.

Tante decorazioni floreali, pergolati di viti, angoli allestiti con tavoli e sedie che fanno pensare a momenti di veglia serale, accompagnati dal canto dei grilli. Oppure a pigri pomeriggi estivi, immersi nei profumi della natura, circondati dal frinire delle cicale.
Quella del Castello di Porciano è una storia di amore per il territorio e per il suo patrimonio artistico, la storia di una famiglia che, con grande determinazione, ha portato il borgo e la torre alla rinascita, attraverso anni di lavori ed interventi.

Oggi la torre ospita un piccolo museo che espone pezzi archeologici legati alla storia del castello, utensili che rimandano alla vita contadina e, ovviamente, l’abitazione della proprietaria, Martha Specht Corsi, figlia di Flaminia e George, che restaurarono con amore la struttura, impegnandosi affinché il turismo arrivasse fino in Casentino.

Una passione che ha caratterizzato la vita della stessa Martha, la quale porta avanti questo progetto di rivalutazione, organizzando eventi ricercati e proponendo vacanze di qualità. 

Il museo si può visitare nei fine settimana e nei giorni festivi che vanno da maggio ad ottobre; per maggiori informazioni cliccate qui.

Scendiamo quindi a Stia-il paese dove nasce l’Arno- e parcheggiamo nei pressi del fiume Staggia, su cui è affacciato l’Ospitale dei Brilli, un ristorantino delizioso in cui abbiamo deciso di pranzare, quando ci siamo resi conto che non c’era la possibilità di trovare una bottega in cui acquistare dei panini.

Devo dire che, oltre alla particolare posizione sulla cascatella dello Staggia, con un punto di vista unico sul Museo della Lana, questo locale è caratterizzato da un ambiente rustico e ricercato, estremamente accogliente, con personale gentilissimo e porzioni abbondanti. 
Ordiniamo un piatto di salumi e formaggi, degli spaghetti alla chitarra, cacio e pepe per Daniele, al pesto per me, e ci godiamo questi sapori splendidi all’interno di un ballatoio a ridosso del fiume, in un’atmosfera rilassata e gradevole.

Il prezzo finale è una sorpresa anche per noi, visto che non solo non ci vengono fatti pagare coperto e pane, ma persino il costo del caffè resta uguale a quello servito al bancone: antipasto, due primi, una bottiglia di acqua e un caffè, 19,5€…

Dopo pranzo visitiamo dapprima l’Oratorio della Madonna del Ponte, per ammirare la “Madonna in Trono col Bambino tra San Rocco e San Sebastiano”, una terracotta invetriata cinquecentesca, attribuita a Santi Buglioni: nello scarno interno, i colori accesi della splendida opera, attraggono immediatamente lo sguardo.

Proseguiamo lentamente verso il centro storico di Stia, il cui punto focale è l’ampia ed elegante Piazza Tanucci dove si svolge la vita cittadina, con numerose botteghe artigiane, negozietti caratterizzati da insegne dal gusto retrò, alberghi ospitati negli antichi palazzi nobiliari, trattorie e una lunga sequela di splendidi portici.

La piazza risale al Medioevo, quando i Conti Guidi vollero costruire proprio qui la Pieve di Santa Maria Assunta.

Nel XV secolo si rese necessaria l’edificazione di portici che proteggessero la merce di fabbri e lanaioli dalle intemperie: il numero di attività artigiane crebbe notevolmente e, nel contempo, anche le abitazioni al di sopra delle botteghe, affiancate ai palazzi nobiliari, divennero una realtà urbanistica.

Nel Settecento la piazza assunse l’aspetto definitivo con cui è arrivata fino a noi, con la costruzione di Palazzo Tanucci e la donazione della fontana da parte del Granduca Leopoldo II.

E’ uno slargo che compone da sé il paese, nel senso che Stia sorge attorno e per la sua piazza: grande e accogliente come un ventre, ricorda quei luoghi un pò magici disegnati dai bambini, quando si chiede loro di rappresentare il paese ideale, quello in cui vorrebbero far vivere dei personaggi immaginari.

Una borgata elegante che ha botteghe a misura d’uomo, dove le persone escono volentieri di casa per andare dal giornalaio o a comprare la frutta, dal macellaio o in merceria, muovendosi all’ombra dei bei portici, oppure fermandosi in mezzo alla piazza a scambiare qualche chiacchiera. 
Palazzine dai tenui colori pastello, caratterizzate da file di profumatissimi gerani, sono testimoni delle numerose manifestazioni che si tengono qui ogni anno, come ad esempio il famoso Carnevale, oppure la Biennale Europea d’Arte Fabbrile.

Senza dimenticare il ruolo fondamentale svolto da Stia nella realizzazione del tipico panno casentino, tanto che in prossimità del centro storico venne edificato un lanificio che, oggi, è stato trasformato in un’interessante sede museale, il “Museo dell’arte della lana”, dove si possono ripercorrere le fasi della produzione del tessuto ma, soprattutto, è possibile capire fino in fondo l’importanza della cultura tessile nel Casentino
La città di Stia è cresciuta economicamente grazie soprattutto a questa produzione, che ha garantito lavoro per secoli. Non è un caso che, proprio qui, le condizioni di vita della popolazione fossero superiori alla media.
Nel centro storico vi è anche una piccola deliziosa bottega del marchio Tessilnova, dove sono esposti capi prodotti in panno casentino, una garanzia di qualità fin dal Trecento:

 

“…è come un gomitolo di lana che si dipana attraverso i secoli portando i suoi fili colorati nel futuro…nel segno di un’eleganza fatta di colori, tradizioni, cultura…”

 

-Gabriele Grisolini-

Prima di ripartire visitiamo la Pieve di Santa Maria Assunta. Lasciamo fuori la luce forte del sole, le risate allegre che si spandono nella piazza, il profumo dei gerani, e ci immergiamo nella silenziosa oscurità di questa mirabile struttura romanica.
Si tratta di un edificio antichissimo, citato già nei primi anni del XII secolo, anche se la struttura venne riedificata dai Conti Guidi nel 1150 circa.
Nel Settecento la Pieve fu completamente ridimensionata per creare spazio nella piazza, pertanto si mantennero solo i muri laterali, mentre la facciata e l’abside furono demolite e rimaneggiate. In effetti appena entro, resto momentaneamente basita trovandomi in un ambiente così palesemente romanico!

Tre navate suddivise da possenti colonne, sormontate da capitelli che sono veri capolavori di pietra. Tutti diversi, rappresentano figure umane o ispirate alla natura, animali stilizzati, l’immancabile sirena, simbolo della capacità dell’uomo di affrontare tentazioni e difficoltà: insomma un tripudio di immagini che tiene il visitatore col naso per aria!

Poi, tornando momentaneamente con gli occhi ad altezza pareti, mi soffermo estasiata sulle mirabili opere d’arte che questo angolo di Casentino racchiude: a partire dalla dolcezza commovente della “Madonna con Bambino” di Andrea della Robbia, che si contende l’attenzione con la “Vergine con Bambino e due angeli”, la quale potrebbe essere o un’opera giovanile di Giotto, o un’opera appartenere alla scuola di Cimabue; per continuare con la “Vergine in Trono con Bambino e i Santi” del Maestro di San Miniato.

Poi l’altare maggiore, sui cui spiccano un meraviglioso crocifisso ligneo, la scintillante “Assunzione della Vergine” e, alle spalle, l’organo di produzione locale.

Notevole il fonte battesimale in marmo di Carrara, del XVI secolo, conservato tra l’ “Annunciazione di Maria e Santi”, trittico di Bicci di Lorenzo, e l’affresco di un bellissimo presepe rinvenuto durante i lavori di restauro.

Straordinaria l’opera di Simone Ferri ,“La cena di Gesù in casa del fariseo”. E’ davvero un patrimonio inestimabile, quello conservato nella pieve che domina l’abitato di Stia!

Decidiamo di terminare il pomeriggio nel fresco e profumato verde delle Foreste Casentinesi, nei pressi del Passo della Calla, dove riposiamo un paio d’ore avvolti dal silenzio del bosco, interrotti solo dal rombo di qualche moto e dalle risate degli escursionisti.

In Casentino e all’interno Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterone e Campigna, è possibile seguire diversi percorsi, tutti affascinanti e adatti ai più svariati interessi, dal trekking alla moto, dal ciclismo alle visite culturali. Cliccando sulla sezione Foreste Casentinesi del blog, potrete trovare diversi racconti di viaggio con le mie proposte di itinerario!

Claudia B.

2 Commenti

    1. E’ stato lo stesso per me Silvia: anni e anni di passaggi senza sosta e poi, quando ho letto qualcosa online (esattamente sul blog Frammenti di Toscana: ciao ragazzi!), ho capito che dovevo assolutamente andare!
      E ti dirò di più: tornerò per visitare bene il Museo della Lana e per allungare verso Molin di Bucchio. Il Casentino è speciale…
      Claudia B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *