Itinerario nell’entroterra abruzzese, sulle colline teramane

ENTROTERRA ABRUZZESE GRANO ACERBO E ULIVI
DISTESE DI GRANO ACERBO

Come mi ha fatto giustamente notare qualcuno, l’Abruzzo è una delle poche regioni in cui si scia guardano il mare. Montagne, colline, borghi e cittadine. Castelli incantati e torri d’avvistamento. Valli, laghi e gole: l’entroterra abruzzese è uno scrigno colmo di tesori. Tutti nel raggio di pochi km. Abbiamo iniziato a scrutare in questo forziere alcuni anni fa, seguendo un itinerario di quattro giorni tra i borghi dell’Abruzzo. Con il senso di pace interiore, in ascesa dopo ogni visita. Tranne a L’Aquila: lì abbiamo semplicemente liberato rabbia e pianto.

ENTROTERRA ABRUZZESE CAMPI COLTIVATI
I CAMPI COLTIVATI DELLA CAMPAGNA ABRUZZESE

Ma l’Abruzzo ha il grande pregio di entrarti sottopelle, con modestia e discrezione, legandoti attraverso un invisibile filo di appartenenza. Così, lo scorso anno, siamo tornati per esplorare la Majella in moto, seguendo anche un percorso tra alcuni dei borghi più belli e caratteristici. L’entroterra abruzzese, però, ha insinuato il proprio richiamo ammaliante anche quest’anno. E, pur senza Daniele al mio fianco, sono in treno diretta a Mosciano Sant’Angelo, per trascorrere tre giorni alla scoperta dei dintorni di Teramo. Considero queste come le mie vacanze pre-pasquali, tra eventi legati alla Settimana Santa Teramana, visite guidate e degustazioni di prodotti tipici. Sempre accompagnata dall’elegante profilo della campagna abruzzese.

DAL MARE ALLA COLLINA IN POCHI KM

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Cosa fare nell’entroterra abruzzese: vedere un concerto in Cattedrale a Teramo.

I brividi corrono lungo la schiena. Non ho mai assistito ad un concerto di musica classica, a meno che non si voglia annoverare YouTube tra le esperienze in questione. Ma il contrasto tra uno schermo e la vita vera, ancora una volta appare netto. Soprattutto a livello di sensazioni. Mentre l’Orchestra e il Coro del Conservatorio “G. Braga” mettono in scena il “Requiem” di Mozart, cado in uno stato di catalessi.

Sarà la location magica del Duomo di Teramo, il buio del Giovedì Santo che entra dalle vetrate o, forse, l’aria primaverile che scivola attraverso le porte, ma non riesco a contenere l’emozione. Mi lascio prendere totalmente dalla musica sublime, dalle voci del coro perfettamente miscelate e dagli assolo che fanno vibrare il cuore.

Una cosa è certa: se capitate nell’entroterra abruzzese in occasione della Settimana Santa, non perdete questo magico appuntamento musicale. Non importa essere appassionati di musica classica o rock o pop. Conta solo saper apprezzare delle note capaci di provocare pelle d’oca, mentre gli occhi lambiscono il rigore romanico di un superlativo edifico religioso.

ENTROTERRA ABRUZZESE ASSISTERE AD UN CONCERTO A TERAMO
CONCERTO IN CATTEDRALE A TERAMO

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Cosa vedere a Campli, uno dei borghi più belli dell’entroterra abruzzese.

Raggiungo Campli dopo un piacevole tour tra le colline teramane. La mattinata trascorsa a “Borgo Spoltino”, passeggiando, degustando prodotti tipici e assistendo alla preparazione di piatti della tradizione pasquale, è stata molto rilassante. Anzi, irrorata da un profumo di famiglia! Ma, dopo aver esplorato l’Abruzzo attraverso i sapori e le usanze del passato, desidero anche impiegare questi tre giorni visitando il territorio.

ENTROTERRA ABRUZZESE PASSEGGIARE TRA GLI ULIVI
A PASSEGGIO TRA GLI ULIVI DI “BORGO SPOLTINO”

Campli è annoverato tra “I Borghi più Belli d’Italia”. E, considerate le chicche che sto scoprendo durante questa escursione pomeridiana, ne capisco il motivo. Un circuito tra i borghi dell’entroterra abruzzese, è il modo migliore per avvicinarsi all’anima di questa regione. Eppure Campli mi era sfuggita durante le precedenti visite.

ENTROTERRA ABRUZZESE VISITARE CAMPLI
I VICOLETTI DI CAMPLI

Entro in un elegante portale, che si apre su una corte interna. Il Palazzo nobiliare cinquecentesco a cui appartiene, è conosciuto come “Casa del Medico”. Da fuori, l’architettura si fonde armoniosamente col resto degli edifici di Campli. Ma, una volta varcata la soglia, è come trovarsi in un giardino segreto.

Sono affascinata dai due ordini di logge, assorbite totalmente dal verde delle piante. E dalla sontuosa scalinata centrale, che farebbe sentire qualunque ragazza una Cenerentola moderna! Mentre il pozzo in pietra, rimanda con la mente a caldi pomeriggi estivi.

LA CASA DEL MEDICO

Uscendo dal palazzo, vengo attratta dalla Chiesa di San Francesco, purtroppo ancora chiusa a causa del terremoto. Il portale è maestoso e accattivante, anche se la vera singolarità è un’altra. Si tratta di uno dei rari edifici religiosi in Italia, intitolati a San Francesco, la cui costruzione è iniziata quando il Santo era ancora in vita, nel 1225.

La vicina, omonima piazza, oggi è purtroppo invasa dalle auto. Eppure è qui che si affaccia la parte più antica del complesso monastico. Infatti vi sorgeva il chiostro con la fontana, anche se è difficilissimo ricreare con la mente un disegno tanto sublime.

ENTROTERRA ABRUZZESE CHIESA DI SAN FRANCESCO
SAN FRANCESCO A CAMPLI

Tra pittoreschi portici, sotto cui fanno bella mostra botteghe artigiane e di prodotti tipici, mi avvio verso Piazza Vittorio Emanuele II. Adoro in generale i portici, ma devo dire che nei piccoli paesi come Campli, assumono atmosfere quasi fiabesche.

Dato che anche questa piazza viene usata come parcheggio, mi trovo in difficoltà ad assorbire la bellezza architettonica del luogo. Eppure il geometrico slargo, è davvero notevole per essere il cuore di un piccolo borgo dell’entroterra abruzzese. Mi porto sotto i portici di Palazzo del Parlamento, conosciuto come Palazzo Farnese. Uno degli edifici più antichi d’Abruzzo!

E da qui osservo con discrezione la vita che scorre. Il bar, dove gli avventori siedono tranquillamente a sorseggiare un caffè. La mole della Cattedrale di Santa Maria in Platea, verso cui iniziano a convergere diverse persone per assistere al rituale della Lavanda dei Piedi. Mentre il resto del borgo pare essersi riversato tra le vie, per fare spesa o scambiare quattro chiacchiere! Ecco, questo quadro umano, per me vale più di mille opere d’arte! Tutto ciò che anima i nostri piccoli paesi, è proprio il modo in cui vengono quotidianamente vissuti.

ENTROTERRA ABRUZZESE
IL DUOMO DI CAMPLI

Scendo verso la zona panoramica del borgo di Campli, da cui si può ammirare una bella veduta sull’entroterra abruzzese. Ma anche sugli edifici esterni dell’abitato. Ed è qui, che al colmo della meraviglia, trovo un sito da non perdere per nessuna ragione durante un tour dell’Abruzzo: la Scala Santa. In particolare in occasione del periodo pasquale, perché è adesso che ai può lucrare l’indulgenza plenaria, salendo in ginocchio i 28 gradini, fino al Sancta Sanctorum… Un bozzolo artistico estremamente suggestivo, dove ogni rumore e ogni incertezza, viene semplicemente chiuso fuori. Capolavoro riccamente decorato, la Scala Santa di Campli lascia davvero senza parole.

ENTROTERRA ABRUZZESE SCALA SANTA
LA SCALA SANTA

Accanto c’è la Chiesa di San Paolo Apostolo. Un edificio rimaneggiato e luminoso, costruito nell’antichità con lo scopo di ospitare i pellegrini, che giungevano qui per richiedere l’indulgenza. Dell’antico asilo, sono rimasti solo l’organo e le tele. Ma ascoltare la storia di questo luogo di culto tanto amato, è comunque un momento toccante. Perché i cittadini di Campli, da secoli rendono qui omaggio all’Immacolata Concezione che li ha salvati dalla peste. Con un atto notarile, hanno “donato” alla Madonna le chiavi della città. Inoltre rispettano il periodo di novena da ben 255 anni! Dal 27 Novembre, per nove giorni, si alzano alle 6 del mattino e vengono a pregare in segno di gratitudine. Un gesto profondo di amore, dedizione e tradizione profondamente radicata.

COMPLESSO DI SAN PAOLO APOSTOLO

Informazioni.

  • Per visite, eventi e materiale informativo, rivolgersi al Centro Informazioni Turistiche di Campli.
  • L’ufficio si trova a Palazzo Farnese, in Piazza Vittorio Emanuele II, 4.
  • 0861.5601207
  • Facebook @ufficioturisticocampli

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Cosa fare nei dintorni di Teramo: visita e degustazione alla “Tenuta Cerulli Spinozzi”.

Dopo una ricca colazione a “Borgo Spoltino”, il mio Venerdì Santo inizia con un’escursione nell’entroterra abruzzese. Mi trovo al centro della Valle del Vomano, una delle quattro vallate di origine alluvionale che collegano il Gran Sasso al Mare Adriatico. Una posizione d’autore in cui sorge la “Tenuta Cerulli Spinozzi”, che visiterò accompagnata dal proprietario Enrico.

Una passeggiata non solo attraverso i filari di viti, da cui nasce il Monepulciano d’Abruzzo DOC e DOCG, ma anche attraverso un’antica storia di famiglia. L’orgoglio e l’appartenenza appaiono punti fermi nelle parole di Enrico. Tanto che la mia mente, riesce ad evocare immagini che giungono direttamente dalla fine del XVIII secolo, quando la famiglia acquistò la terra iniziando ad ampliare i possedimenti. Abbracciata dai filari a perdita d’occhio, che sembrano tuffarsi nel verde laghetto, immagino le colonie sparse sul territorio. Le quali facevano riferimento ad un capofamiglia in grado di gestire la proprietà. Al punto da diventare un casato attivo in politica, nel corso dei secoli. Uno degli antenati di Enrico, accolse persino Garibaldi prima che proseguisse verso Teano.

ENTROTERRA ABRUZZESE VISITA ALLA TENUTA CERULLI SPINOZZI
TRA I VIGNETI DELLA TENUTA “CERULLI SPINOZZI”

In mezzo alla campagna teramana, si respira profumo d’eccellenza. Vitigni impiantati negli anni Sessanta, che hanno visto lo scorrere delle stagioni e degli anni, danno un nettare capace di incantare. La produzione è mutata da biologica ad integrata, ma il rigido disciplinare e i caratteri della terra, permettono comunque di degustare “vini con l’Abruzzo dentro”. La presenza della cantina proprio in mezzo all’allevamento di viti, è una marcia in più della “Tenuta Cerulli Spinozzi”. L’uva non subisce stress, né resta troppo ferma sotto al sole.

Dopo una mattinata trascorsa passeggiando fra i vigneti, mi aspetta un pranzo a base di verdure, uova, formaggi e cereali, accompagnato dai vini prodotti in Azienda. Mi affascina sempre, al termine di una visita, ricercare nel gusto la magia raccontata dai produttori. E qui alla “Tenuta Cerulli Spinozzi”, l’incanto è quasi palpabile.

ENTROTERRA ABRUZZESE DEGUSTAZIONI

Informazioni.

  • La “Tenuta Cerulli Spinozzi” si trova sulla S.s.150 km 17.600, a Canzano (TE) .
  • Viene effettuata vendita diretta presso lo store. Ed è possibile prenotare visite guidate.
  • Contatti telefonici: 0861.57360, 0861.432209
  • Aperti dal Lunedì al Sabato, dalle 08.30-13.00 e 14.30-19.30.
  • info@cerullispinozzi.it
  • www.cerullispinozzi.it

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Fare degustazioni a Teramo: la “Cioccolateria Centini”.

Con nostalgia, mi lascio alle spalle il conviviale pranzo gustato in “Tenuta Cerulli Spinozzi” e mi spingo verso Teramo. Il programma di questo terso pomeriggio, è visitare la “Cioccolateria Centini”, scoprire di più sulle radici delle tradizioni abruzzesi e partecipare alla Processione del Venerdì Santo.

ENTROTERRA ABRUZZESE TERAMO
ANFITEATRO ROMANO DI TERAMO

Passo davanti all’Anfiteatro Romano di Teramo, che dista pochi passi dal Duomo di Santa Maria Assunta. C’è un’atmosfera vivace che non mi aspettavo. Girando attorno all’edificio, su Piazza Martiri della Libertà, trovo affollati i bar sotto ai portici. Ma c’è anche chi si siede sulle scalinate della Cattedrale, per assorbire i raggi intensi del sole. Mentre in tanti attendono l’inizio della Processione, chiacchierando sulle panchine.

Io scelgo di coccolare ancora un po’ il mio palato, con dolci tipici dell’entroterra abruzzese. Siedo in un’intima saletta della “Cioccolateria Centini”, dove le volte faccia a vista e le luci soffuse insieme alla calorosa accoglienza, mi riempiono di benessere e rilassatezza. Al resto ci pensano le creazioni di Ezio Centini, che è stato il più giovane gelatiere d’Abruzzo. Lui fa magie con farina, uova, lievito madre e cioccolato.

IL “TATù BòBò”

Tra le tipicità abruzzesi di Pasqua, come la “Pupa e il Cavallo” o la “Pizzacola” che è la classica merenda di Pasquetta, assaggio la “Pizza di Pasqua”. Un dolce dal sapore delicato ed aromatico, che ho imparato ad amare a “Borgo Spoltino”. Mi lascio poi conquistare dal “Tatù BoBò”, una sorta di mostacciolo morbido e imbevuto di liquore. Infine scelgo uno dei cioccolatini creati come inno al territorio, dal nome davvero allusivo: “Aria di Fonte Vetica che Guarda la Majella”. Mentre il cioccolato si scioglie in bocca, un’invasione di freschezza totalizzante mi fa sentire la terra d’Abruzzo

LA TIPICA “PIZZACOLA” DI PASQUETTA

Informazioni.

  • La “Cioccolateria Centini” si trova in Via Vittorio Veneto, 28 a Teramo.
  • Telefono: 0861 247867.

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Processione del Venerdì Santo di Teramo.

La sosta in cioccolateria, è stata l’occasione per avvicinarmi alla geniale creatività di Ezio Centini. Ma anche per ascoltare la Dott.ssa Alessandra Gasparroni, antropologa e autrice di saggi sulla storia d’Abruzzo. La sua voce carismatica, insieme alla sua immensa conoscenza, mi tornano alla mente appena esco nella tiepida aria primaverile, per assistere alla Processione del Venerdì Santo. Teramo è ormai gremita di gente che, dopo la processione del giovedì notte, si prepara ad assistere a questo antico rito dell’entroterra abruzzese.

ENTROTERRA ABRUZZESE PROCESSIONE DEL VENERDì SANTO
LA PROCESSIONE DEL VENERDì SANTO

Osservo l’avanzare della Processione, che racchiude un insieme di culti cristiani e usanze popolari, mantenendo questa intensa dualità per tutto lo svolgimento. Laddove la Processione della notte è sempre stata quella dei poveri, quella diurna apparteneva alle famiglie ricche, che avevano anche l’onore di trasportare i simboli. Gli stessi che oggi, vengono portati da un capannello di donne velate, completamente vestite in nero. Ad ogni passo ritrovo le parole della Dott.ssa Gasparroni, che pare abbiano evocato ogni singola figura.

IL PASSAGGIO DEL CRISTO MORTO

Scruto la statua di San Michele Arcangelo, testimonianza di come anche noi dovremmo combattere per la fede. Mi intenerisco nell’osservare le Addoloratine, le bimbe che rappresentano i sette dolori terreni della Madonna. Oggi alleggerite dal peso di questo ruolo rispetto al passato, quando per tutta la Processione del Venerdì Santo a Teramo, portavano una spadina protesa verso il cuore.

Guardo la leggiadra statua in abito bianco che spicca nella globale oscurità del vestiario, a rappresentare la fede. Anche se, come già durante le Processioni di Noicàttaro, sono le immagini del Cristo Morto e della Madre Addolorata, a spezzarmi il cuore. Il corpo di Gesù martoriato, velato con discrezione, incede trasportato da uomini nascosti da un drappo, dono antico delle famiglie teramane. Dietro di lui la Vergine Maria vestita a lutto, trafitta di dolore e col volto solcato di lacrime. Segue disperatamente il figlio, per potersi ricongiungere a lui.

LO STRAZIO DELLA MADONNA ADDOLORATA

Perché anche al di fuori della credenza religiosa, ciò che amo della Pasqua è la forte componente umana, la costante metafora con la vita. Quel cornicione ideale tra sacro e tradizione radicata, su cui si cammina per l’intero periodo. Non serve affermare l’appartenenza ad una religione, per apprezzare questi istanti. Basta passare attraverso i dolori e le speranze terrene che ogni giorno toccano le nostre corde più profonde. Fissando come obiettivo finale, un arioso senso di rinascita personale.

Claudia B. in collaborazione con “Borgo Spoltino”

8 Commenti

  1. Claudia che tu sappia la casa del medico è in vendita? Ma che bello il suo cortile? Bello come quella Scala Santa che visitata sotto Pasqua come hai fatto tu regala senza dubbio emozioni maggiormente sentite! Sfiziosissimi i nomi delle tipicità gastronomiche e cosa darei per avere qui e ora un TATU’…imbevuto di liquore hai detto? Perfetto per gente come noi 😛 Sai che vedendolo in foto con la forchettina ho pensato che fosse da intingere come una sorta di fonduta di cioccolato? Mette i brividi la statua di quel Gesù O_O Niente continui a mostrarci una bellissima Italia! 😉 Ti abbraccio!

    1. In effetti quando ho degustato quella prelibatezza, ho pensato subito a te! E, detto fra noi, un’imbevutina nel cioccolato fuso non starebbe male ?…
      Hai visto che belli i siti di Campli? Quasi delle tappe segrete, che devi cercare per uscire dalla classica passeggiata tra i vicoli e le piazze.
      Poi non so ma, a mio avviso, durante la Settimana Santa c’è ovunque un’atmosfera così intensa, da rendere diversa ogni visita ma anche qualsiasi evento vissuto.
      Baci,
      Claudia B.

  2. Mostriciattolo morbido imbevuto di liquore… Ah! No! Ho letto male! 🙂 Mostacciolo!!! Io non li avevo mai sentiti nominare!! Vedendo la foto, direi che anche la definizione che ho coniato io può considerarsi azzeccata!!! In che altra bellissima terra ci hai portati!

    1. Elena ???! Diciamo che il nome poteva trarre in inganno, ma ti garantisco che il sapore è eccezionale. Finora avevo mangiato solo la versione classica, questa morbida al liquore è stata una sorpresa…
      Sono felice che l’itinerario in Abruzzo ti sia piaciuto ?.
      A presto,
      Claudia B.

  3. Come ti avevo già scritto in un commento al post su Noicattaro, pur non essendo credente trovo che queste manifestazioni di fede abbiano una potenza incredibile. Non riesco a non rimanerne affascinata, in qualche modo. Mi sono in particolare soffermata sulla foto del Cristo morto perché con quel velo sembra vero, e non riesco a non pensare al suo dolore in quanto essere umano e a quello della madre.
    Parlando invece di cose più frivole ma pur sempre importanti: ma i Tatù BoBò quanto devono essere buoni? Adoro i mostaccioli e mi sa che questa versione è ancora meglio.
    L’idea di vedere il mare mentre si scia è molto strana. Io non metto più un paio di sci da anni ma deve essere una cosa curiosa!

    1. Una cosa unica come un po’ tutto l’Abruzzo! Anche se qui parla la parte di me, follemente innamorata di questa terra. Quella che vi è tornata tre volte e sta pensando alla quarta, perché tra paesaggi e tradizioni, l’Abruzzo sa legarti a sé per sempre.
      Il Tatù BòBò è una delizia, a me è piaciuto più del classico mostacciolo, per l’intensità del sapore che si sprigiona in bocca grazie alla consistenza.
      Ricordo quando parlammo della questione religiosa legata a Noicàttaro. In effetti, allora come oggi, i Riti della Settimana Santa restano un modo per avvicinarsi più all’umanità che alla religione. O almeno io lo percepisco in questo modo. Un insegnamento di vita…
      Buon fine settimana,
      Claudia B.

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