Itinerario nella Terra delle Gravine in Puglia: cosa vedere, cosa fare

La ricchezza del territorio pugliese, è qualcosa che non finirà mai di sorprendermi. Quando penso di aver visto tutto, arriva una mano invisibile a guidarmi amichevolmente in Puglia, per dimostrarmi che sto sbagliando. Ad esempio, so da sempre che l’affascinante Terra delle gravine in Puglia, catapulta il visitatore tra paesaggi mozzafiato, ma non avevo mai visto queste formazioni se non a Castellaneta lo scorso anno. Invece, esistono veri e propri itinerari da seguire nel Parco delle Gravine, tra chiese e villaggi rupestri, borghi e passeggiate naturalistiche. Senza dimenticare l’enogastronomia di questa terra, così incisiva per chiudere un cerchio di conoscenza e appartenenza.

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Itinerario tra le gravine in Puglia: Mottola. 

Il piccolo paese di Mottola, è un gioiello che ho la fortuna di visitare di sera. Arrivo al tramonto sulla ‘rotonda’, un punto panoramico da cui posso ammirare i colori caldi del sole, che lasciano il posto alla notte, accarezzando l’intera pianura fino al Golfo di Taranto. Una vera sentinella Mottola, dall’alto dei suoi 387 metri!

Da questo mio settimo viaggio in Puglia, ho ormai imparato una cosa: anche il più piccolo centro storico pugliese, di sera si anima come una sorta di carillon a cui è stata data la carica! E per Mottola vale lo stesso. Così, trovo la centrale Piazza XX Settembre sede del Palazzo del Municipio, gremita di persone, esattamente come negozi e bracerie sui viali principali.

Passando accanto alla Torre dell’Orologio, lascio gli ultimi capannelli di cittadini, prima di entrare nella Chiesa Madre del XII secolo. Appena varco la soglia, mi rendo conto che c’è il rosario. Le persone però, invece di arrabbiarsi per l’intrusione, terminano le preghiere e, con grande orgoglio, mi guidano personalmente all’interno dell’edificio! Quanto amo la Puglia! Penso davvero che solo qui, possano accadere queste cose…

Seguo le mie guide tra dipinti restaurati e piccole curiosità, come le reliquie di Saint Thomas Becket, le antiche tombe a sedile, dove venivano posti monaci e vescovi e l’affresco della Madonna del Rosario. Senza dimenticare una sosta, davanti alla bellissima statua della Vergine.

Salutati i miei nuovi amici, esco nella notte ormai matura. I bianchi vicoli di Mottola, che di giorno splendono alla luce del sole, ora sono misteriosamente vibranti. Un susseguirsi di giochi di luce, ombre, segreti disegni animati.

Ogni tanto si apre qualche piccola piazza, dove trovo persone intente a chiacchierare. Le immagino colme di cittadini in cerca di refrigerio, durante la bella stagione, tra profumo di fiori e d’estate.

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Itinerario tra le gravine in Puglia: gravina di Mottola. 

La luce di Puglia mi augura buongiorno, con la sua forza incisiva. La mente si predispone quasi in maniera poetica alle visite di oggi. L’itinerario tra le gravine in Puglia, prende il via con la visita della storica Gravina di Petruscio ed il suo villaggio rupestre. Un tesoro nascosto a Mottola che, a mio avviso, può dirsi fiera di questo patrimonio stretto tra un paesaggio fatto di roccia e vegetazione mediterranea.

Appena scendo dal bus, vengo come rapita dai profumi. Fiori ed erbe aromatiche, sembrano attrarmi verso la passeggiata lungo la gravina. Seguo un sentiero scavato nella roccia, guidata dall’esperienza di Maria, grande conoscitrice di questo territorio. È una sorta di percorso nel cuore della gravina, soprattutto perché ad attendermi vi è un’eredità culturale, composta da 200 case-grotta disposte su più livelli: un vero e proprio condominio del passato!

Osservo questo insediamento rupestre e, mentre Maria ne racconta le vicende, vedo prendere forma davanti a me scene di vita, ombre e sogni di un passato chiamato a raccontare il proprio presente. Sembra incredibile, ma non furono le popolazioni locali ad abitare nelle case-grotta. Inoltre, questi insediamenti rupestri, erano veri e propri centri perfettamente organizzati, funzionali in cui vi era tutto ciò di cui le persone necessitavano. Uno scenario diverso, da quanto si pensa normalmente.

Osservo le pietre e, la voce di Maria, si trasforma nel sussurro del vento, che mi lascia immaginare popolazioni bizantine in fuga dai centri urbani malsani, per ricercare e ricreare un luogo nel quale vivere con dignità. Vedo uomini e donne intente a dar vita ad una cittadina scavata nella roccia, dove le case sono ampie e suddivise in ambienti ben coibentati, pratici e vivibili. Silos per la conservazione dei cereali, nevaie per preservare gli alimenti, cisterne calcificate per le acque, purificate prima dell’utilizzo! Ora sono circondata da macchia mediterranea, ma basta un attimo per immaginare quest’area piena di orti e coltivazioni, dato che l’agricoltura, poco alla volta, venne reinserita anche sul territorio circostante.

Salgo ancora sulle rocce, per raggiungere una ‘casa nobiliare’, appartenente all’Igumeno, il capo della Chiesa Ortodossa, che viveva in questa comunità. Una villa rupestre, ampia e provvista di vani, che mi fanno subito pensare ad un uomo facoltoso ed importante. Nei pressi si trova anche la cosiddetta Cattedrale, dove la popolazione poteva recarsi per pregare.

Il villaggio rupestre della Gravina di Petruscio, è uno dei più vasti insediamenti in provincia di Taranto. Un capolavoro nel quale immergersi, per restare a bocca aperta davanti all’evidenza di una storia non di degrado, ma di notevole tecnologia ed organizzazione. Non è un caso se la loro struttura, venne ripresa anche nei borghi pugliesi dell’Ottocento.

Gravina di Petruscio:  Strada Statale 100, Mottola.

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Tour delle Chiese Rupestri, tra le Gravine in Puglia.
  • Santa Margherita

Nei dintorni di Mottola, gli insediamenti rupestri sono presenti sull’intero territorio. Uno studioso francese, alla fine dell’Ottocento, venne in Italia e li catalogò tutti. Non voglio togliere nulla al suo lavoro, ma oggi per me vale pienamente il racconto appassionato di Maria, che mi sta facendo vivere la gravina sulla pelle.

Una passeggiata panoramica a ridosso delle cave di Mottola, con un ampio belvedere sul borgo, tra ulivi e bassa macchia mediterranea, mi conduce fino alla Chiesa Rupestre di Santa Margherita. Mi sento abbagliata da profumi e tinte. Infatti, appena entro nell’antico antro, resto senza fiato.

Amo le chiese rupestri, perché hanno tratti intimi e veri, come se l’uomo avesse concordato con la natura una tregua, che gli permettesse di creare un proprio luogo di culto. C’è la necessità di adattarsi alla conformazione della terra, il rispetto verso la stessa, per edificare ambienti non invasivi, ma integrati. Un po’ come la Chiesa Rupestre di Santa Margherita, che ha l’ingresso e l’iconostasi laterali.

La bellezza degli affreschi, racconta le vicende ed il martirio della giovane Margherita, protettrice delle gestanti e delle partorienti. Vi è anche una successione di santi, rappresentati sulle ruvide pareti, ma ciò che maggiormente salta all’occhio è la forte componente femminile, sia nella figura di Margherita, che nella presenza di ben otto Madonne col Bambino, tutte diverse tra loro!

Indirizzo: SP28, Mottola.

  • Sant’Angelo

A poca distanza da qui, in una sorta di giardino estivo, si trova una singolare cripta rupestre, l’unica in Italia posizionata su due piani: la Cripta di Sant’Angelo.

Si entra nelle viscere della roccia, in questo angolo di silenzio che rappresentava una cripta funeraria privata. È vasto questo ambiente. Mi guardo attorno e cammino tra le tre navate, osservando i particolari che mi fa notare Maria.

Il sacrario che conteneva i paramenti, gli affreschi ancora perfettamente visibili con Giacomo, il Battesimo di Cristo ed una Madonna con Bambino. Tutto sembra pronto alla celebrazione… Nella chiesa inferiore, poi, le tombe aperte creano un ambiente davvero suggestivo, nel buio della grotta.

Indirizzo: SP28, Mottola.

  • San Nicola

Quando risalgo in superficie, ci metto un po’ a riabituare gli occhi alla luce. Manca ancora la visita alla Chiesa Rupestre di San Nicola. Un lungo stradello di campagna, stretto tra muretti a secco e polpose piante di fichi d’india, filari di viti su terra rossa, gruppi di splendidi ulivi, mi conduce fino alla cripta. La roccia, ancora una volta pronta a farsi viva, per narrare storie e genti del passato.

Non sono solo gli affreschi a colpirmi nella Chiesa Rupestre di San Nicola, ma anche due curiosità, che destano subito il mio interesse. Prima di tutto, si tratta di un ipogeo da poco riconsacrato al culto ortodosso, pertanto vi si celebrano ancora dei riti ufficiali!

Poi, grazie a Maria, scopro che questa chiesa è una sorta di calendario solare: vi sono finestrelle piccolissime, che permettono alla luce del sole di filtrare, in prossimità di equinozi e solstizi, andando a colpire in maniera simbolica, gli affreschi rappresentati! Un esempio su tutti? Ad una settimana dall’equinozio di primavera, la luce lambisce il cuore di San Nicola!

Indirizzo: Gravina di Casalrotto, Mottola.

Per visite e informazioni: Maria Grottola +39 349 326 9302; info@visitmottola.com

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Quali gravine in Puglia vedere in due giorni: Gravina di Ginosa.

Ancora una giornata di sole, accompagna il mio itinerario tra le gravine in Puglia. Arrivo presto a Ginosa, quando il borgo si è appena svegliato e, il camion delle verdure, passa di casa in casa per le vendite dei prodotti appena colti. Per me il: “Singora, lampascioniiii!!!”, resto un inno alla Puglia.

Insieme a due guide eccezionali, Nicola e Domenica, procedo lungo la zona panoramica di Ginosa, affacciata sulla gravina. Un’esplosione di verdi e roccia, la natura selvaggia, contro la grazia dei vicoli bianchi del centro storico.

Dal Castello Normanno dell’anno Mille, la prospettiva si apre a ‘volo d’angelo sulla gravina’, tanto che è facile immaginare la sua funzione di torre d’avvistamento, prima di venir trasformato in Palazzo Baronale. Elegante e solido, con il suo ponte d’accesso che pare fluttuare.

Nel silenzio di un paese profumato di erbe aromatiche, raggiungo la Gravina di Ginosa, uno spettacolo visivo, ma anche un luogo di studio, per comprendere il delicato rapporto tra uomo e natura nel corso dei secoli. In particolare qui, dove le soluzioni abitative sono rimaste completamente congelate, fisse nel tempo. Una sorta di fotocopia di pietra, suddivisa in due rioni: il Rione di Rivolta e il Rione di Casale.

Lo spettacolare Rione di Rivolta, mi accoglie con le sue 66 case-grotta disposte su cinque piani. Affascinanti abitazioni in negativo che, scavando, diventavano semi-ipogee. Anche qui, come nella Gravina di Petruscio, l’organizzazione era perfetta. Vi erano cisterne, neviere utilizzate come freezer, pozzi.

Le case-grotta erano pratiche, ampie, spesso con una stanza completamente riservata al focolare! E vogliamo parlare della posizione, che permetteva alla luce del sole di entrare in maniera funzionale, in base alla stagione dell’anno? Francamente una realtà molto diversa, da quella conosciuta, di vergogna e disagio, a cui si pensa quando ci si riferisce ai villaggi rupestri.

Raggiungo quindi il punto panoramico sul Rione di Casale che, per certi aspetti, risulta persino elegante. Le abitazioni sono palazziali, con la grotta che si estende dietro ad un primo ambiente casalingo. Nonostante il crollo dopo il terremoto del 1857, le persone hanno continuato a vivere qui, trasferendosi nelle grotte rimaste illese. Anzi, questa meraviglia arcaica, è stata utilizzata anche durante le riprese del film con Beppe Fiorello e Pierfrancesco Favino ‘Chi m’ha visto’. E lo stesso maestro Pasolini, scelse questa magica quinta per ambientare la scena del ‘Vangelo Secondo Matteo’, in cui la terra trema dopo la morte di Gesù.

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Gravine in Puglia: Cosa vedere a Ginosa.

Oltre alla bellezza selvaggia della gravina, Ginosa ha anche altre perle da scoprire, a partire dalla monumentale Chiesa Madre. Un capolavoro non tanto per la struttura, ma perché a fare da guida è una vera e propria memoria storica del borgo: Carmelo. Lo seguo ed ascolto attentamente, mentre mi racconta la storia dei tesori qui conservati. In particolare, la dolcezza delle tre Vergini (incinta, dopo il parto, che allatta), vera simbologia della forza della donna.

Carmelo è l’unico abitante del paese vecchio di Ginosa, custode della Chiesa Madre e uomo dal cuore infinito. Ciò che sa, l’ha imparato leggendo attentamente le Sacre Scritture, mentre dedicava la sua vita al duro lavoro. Lo ascolto rapita: parla di conoscenza, di fede, di sogni. Parla di arte con quella purezza data non dallo studio in Accademia, ma dal rispetto per l’opera dell’uomo e della cultura. E mi ritrovo in un mare di lacrime. Inizio a singhiozzare senza ritegno. Non so perché, ma la sua presenza, la sua personalità, mi hanno toccato il cuore.

Subito dopo, per non allontanarmi troppo dall’itinerario tra le gravine in Puglia, accetto il cortese invito del proprietario del ‘B&B Il Falco Grillaio’, che mi permette di ammirare il suo frantoio ipogeo ancora in ristrutturazione. Amo queste strutture, la loro storia, i sospiri di vita che racchiudono.

Ogni volta che vengo in Puglia, cerco di visitarne almeno uno! Qui ne ammiro una tipologia ancora in fase ‘embrionale’, pronto ad essere trasformato in un luogo di visita, in cui narrare il passato di Puglia. Un trascorso misterioso, dato che alcuni particolari fanno pensare che, prima di essere adibito a frantoio, questo ipogeo potesse essere un tempio.

L’accoglienza in Puglia è qualcosa di incantevole, nel senso che ti ammalia fino a scioglierti il cuore. Così, prima di andare a pranzo, ho la possibilità di entrare in una bottega lungo la strada panoramica. È un laboratorio privato, un piccolo antro ricco di particolari, in cui il profumo di legno sovrasta ogni cosa. Tra i tanti capolavori prodotti, Nicola mi fa notare i timbri da pane. In passato, ogni famiglia ne aveva uno. Quando si portavano le pagnotte a cuocere al forno, queste venivano incise in maniera tale che ognuno potesse riconoscere la propria! Oggi, ancora in tanti utilizzano i timbri, come decorazione e come simbolo della famiglia.

Per restare in tema di pane, cammino fino alla nascosta Via Redipuglia, nella quale si trova il Panificio Piccolo. Lungo il vicolo, è stato allestito uno splendido tavolo, dove potrò degustare prodotti da forno artigianali, verdure, salumi e le tipiche focacce ai funghi! Oltre al Callared, la pecora cotta personalmente da Peppino per ben sette ore, con cicorie, patate, sedano, carote, alloro e olio di Ginosa. Un piatto tipico della tradizione.

Infine, concludo questo banchetto fatto di vino, risate e condivisione, con i famosi Dormenti, dolcetti tipici che prevedono una lunga lievitazione… ecco il perché del loro nome! È un prodotto semplice, povero, della Ginosa antica. Si tratta di panetti, che gusto con solo l’aggiunta di gocce di cioccolato. Volendo, però, li si può farcire con ricotta o gelato. Lungo questo piccolo vicolo, in un sabato di primavera, ho assaggiato la storia di Ginosa, mista alla bellezza di condividere una tavolata con persone piene di cuore.

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Itinerario tra le gravine in Puglia: Laterza.

Un improvviso temporale, compromette l’escursione lungo la Gravina di Laterza. Mi fermo comunque nel punto panoramico, di questa ‘montagna rovesciata’ (per citare Nicola Zilio, che guiderà le visite anche nel pomeriggio).

Dall’alto del belvedere, tra terra rossa e un verde cupo, reso ancora più profondo dalle nuvole basse, osservo quella che resta la più selvaggia gravina di tutto l’arco ionico. 12 km di natura indomita! Impossibile per le popolazioni antiche, pensare di vivere in questa fenditura del terreno. Eppure il magnetismo è totale.

Anche il borgo di Laterza è un piccolo gioiello. Un susseguirsi di candido bianco, in cui sono le decorazioni floreali ad interrompere la monocromia. Delicato, ricercato, un dedalo di vicoli in cui i bambini possono giocare senza pericoli. Dove le persone si fermano ancora per scambiare qualche parola. Oltretutto, spero Nicola non se la prenda, la vera guida ufficiale di Laterza, è il piccolo Willy, un delizioso cagnolino che accoglie i turisti appena arrivano, seguendoli lungo tutta la durata della visita!

Laterza mi sorprende con il suo Museo della Civiltà Contadina, in cui ritrovo tanti oggetti di uso quotidiano, che raccontano la Terra delle Gravine, riportandomi anche alla mia infanzia. Un’esposizione di attrezzi che rimandano a mestieri ormai perduti, eppure così importati per comprendere le nostre radici.

Il tempo non migliora, ma la passeggiata nel centro storico, tra botteghe artigiane in cui si vendono ceramiche e prodotti tipici, rendono questo ‘presepe’ allegro e vivace. Ogni tanto vengo attratta da qualche particolare architettonico che cattura il mio sguardo, tra chiese, lavatoi, piazzette.

Ma il mio obiettivo è il Santuario di Maria Santissima Mater Domini, un luogo di culto mariano davvero imponente, che custodisce una delicata quanto amorevole statua della Vergine. Eppure, vera gemma di questo edificio, è la cripta. Riportata recentemente all’antico splendore, si compone di una serie di ambienti affrescati, in un gioco di colori ed immagini che lasciano senza fiato!

Termino la giornata a Palazzo Marchesale, per visitare il MuMA- Museo della Maiolica di Laterza. Uno scrigno di tesori, cercati tenacemente in tutto il mondo dal collezionista Riccardo Tondolo, che è riuscito incredibilmente a ritrovare pezzi prodotti proprio dagli artigiani laertini!

Credo fermamente che certi oggetti abbiano un’anima. Sono un po’ come noi viaggiatori. Corrono e vagano per tutto il mondo ma, alla fine, sono destinati a tornare a casa. Per testimoniare la bellezza e l’importanza della loro terra. Per ridare una voce alle loro radici.

MuMa Museo della Maiolica: Piazza del Plebiscito, Laterza.

Per informazioni: Per info: 3335726138 – 3476730441

Per visite a Ginosa e Laterza: Nicola +393335726138; info.laterza@viaggiareinpuglia.it

Claudia B. 

Press Tour organizzato da Visit Parco Gravine, Comune di Mottola e Regione Puglia – Assessorato all’industria turistica e culturale

6 Commenti

  1. Sai che a tratti mi è sembrato di tornare a Matera? Ho visto proprio lì infatti per la prima volta le case-grotta e le chiese rupestri e non sapevo che ce ne fossero anche in Puglia! Questo itinerario mi piace moltissimo, racchiude tutte le cose che amo. La bellezza e il sapore delle cose semplici, i borghi senza tempo (ma quanto bella è Laterza??), i dettagli.. Ma se devo scegliere una cosa su tutte, ti dico le chiese rupestri, sono davvero megnifiche! E poi che bontà di banchetto hai descritto, mi viene voglia di andare al volo in Puglia solo per assaggiare tutto!!
    Un bacione

    1. Il caso di Matera è unico anche per l’accezione negativa con cui quelle condizioni di vita sono state descritte, tramandate, estirpate. Ecco perché per me è stato abbastanza sconvolgente, scoprire che la realtà di queste abitazioni era un studiata, innovativa, perfettamente organizzata. E nemmeno io avevo idea di questo patrimonio visitabile proprio in Puglia, all’interno delle gravine… Le Chiese rupestri affascinano con quell’aura di mistero e segreti nascosti, che rimandano a richiami mistici, ricerche religiose e artistiche. Una vera meraviglia, come vivere un romanzo d’avventura 🙂
      Ti abbraccio,
      Claudia B.

  2. Questa cosa delle case-grotta mi incuriosisce parecchio perché non sapevo proprio che ce ne fossero in Puglia. Tanto meno immaginavo che la vita al loro interno fosse così ben organizzata.
    La Puglia è una regione che come ti ho già detto non conosco di persona, ma grazie ai tuoi racconti mi sembra un po’ di esserci stata. Me ne sono fatta un’idea di un posto dove sono state conservate le cose belle del passato, l’arte, la gastronomia ecc, e dove il passato e la memoria hanno un valore.
    Buona giornata ❤️

    1. Un valore profondo, che si tramuta anche in forte senso di appartenenza e di orgoglio territoriale. Ogni volta, la Puglia mi sorprende un po’. Con questo itinerario nella Terra delle Gravine, è stato quasi come smontare e ricostruire un pezzo di passato. Smontare, perché diversamente da quanto si è sempre detto di Matera e dei suoi sassi, qui è venuta fuori una realtà completamente diversa. Ricostruire, perché questa presa di coscienza ha riabilitato una conoscenza totalmente diversa!
      Magia della Puglia 🙂
      Bacioni,
      Claudia B.

  3. Claudia che bella la similitudine che hai usato con il carillon! E che incanto quegli scorci con la luce calda dei lampioni! Non sapevo che le gravine ospitassero degli insediamenti così antichi, hai citato addirittura ortodossi e bizantini e infatti quell’affresco iconografico di Gesù (il primo) è così bello e perfetto quasi da commozione! Sul discorso della luce all’equinozio che colpisce il cuore ho immaginato il nostro amico, lo sai chi! Il caro Giacobbo in versione esploratore di ipogei pugliesi 😛
    E che dire di Laterza, delle sue stradine e del suo museo della civiltà contadina il filo conduttore delle tue fughe pugliesi sembra uno ed unico: autenticità! Sono territori che meritano di essere scoperti in modo slow!
    Ma Willy? Che caro! *__*

    1. Si, l’autenticità, esatto! Una verità profonda che il territorio custodisce, che magari per un periodo ha persino nascosto e protetto, ma che è arrivata fino a noi per narrare vita e misteri del passato. Quanto amo alla follia questo modo di esplorare il territorio! Ma tu lo sai. Per me resta un groviglio di emozioni e scoperta che, particolarmente in Puglia, si sta dimostrando una rivelazione :-)!
      Ah il nostro amicone… guarda, non volevo dirlo, ma sarà ‘pseudo protagonista’ del prossimo post, visto che parlerò anche di chiese templari in Puglia! Se dovesse essere necessario, gli scateno contro Willy il Temibile, ahahahah!
      Ti abbraccio forte Dani,
      Claudia B.

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