Cosa vedere in Val d’Aosta in dieci giorni

Voglio raccontarvi la storia di un viaggio inizialmente non voluto, ma poi tanto amato. Qualcuno dirà: “Oh Claudia, ma tu sei fusa? Che significa che non volevi fare un viaggio?”.
In realtà non è che non volessi, mica sono pazza ma, in quell’agosto del 2010, avrei tanto voluto andare in Irlanda.
Diciamo che, parlando per metafore, “io mi stavo già imbarcando per Dublino e mio marito mi ha tirata giù dall’aereo”. Tradotta per tutti: quell’anno non si poteva.
Cosa si fa, cosa non si fa, decidiamo di utilizzare un soggiorno rimborsato in Italia, scegliendo di trascorrere dieci giorni in una regione che ancora non abbiamo mai avuto modo di toccare: la Val d’Aosta.
A parte i casini per la prenotazione, dovuti alle particolari clausole cui attenersi per ottenere il rimborso, e all’hotel orripilante nel quale siamo disgraziatamente capitati (la sola cosa bella era la posizione appena fuori dal centro storico di Aosta), devo dire che, anche se allora non ce ne siamo totalmente resi conto, sono stati dieci giorni davvero bellissimi e ricchi di visite indimenticabili
Per come sono andate le cose quell’anno e, alla luce del viaggio fatto in Irlanda l’anno dopo, posso veramente dire che le cose non succedono mai senza un valido motivo.
Arriviamo ad Aosta, in una bellissima mattinata di agosto. Dopo aver raggiunto l’hotel che, in questo racconto, chiamerò “Il Temibile”, ed aver affrontato le prime difficoltà per la spedizione dei documenti del rimborso, riposiamo un paio d’ore e, nel pomeriggio, andiamo in centro per visitare la straordinaria Foire d’été.
Si tratta di una grandissima fiera dell’artigianato che, dalla fine degli anni ’60, si svolge lungo ogni via e piazza di Aosta, con qualcosa come più di 500 espositori, artigiani e artisti. Per noi, che amiamo questo genere di manifestazioni, è una vera manna dal cielo: una festa immensa e bellissima, che richiama un numero spropositato di persone.
Il fatto che si tenga lungo le vie del centro storico di Aosta, la rende ancor più appetibile, soprattutto per chi, come noi, ne approfitta anche per visitare la città che è molto, ma molto bella ed accogliente.

Già presente in epoca protostorica, divenne insediamento della tribù dei Salassi e, in seguito, raggiunta dai romani nel 25 a.C. (dove non arrivavano quelli?), che la fortificarono con mura, porte di accesso e le diedero l’aspetto tipico del castrum.

All’interno delle mura si trovavano i quartieri residenziali e i principali punti di aggregazione, come il teatro, le terme e il foro. 
Oggi Aosta si presenta ancora con l’ordinato reticolo di strade perpendicolari, lungo le quali si può passeggiare per scoprire edifici eleganti e belle piazze, come Piazza Emile Chanoux, cuore del centro storico, su cui sorgono fra l’altro il Municipio e l’Hotel des Etats
Non meno sfarzosi gli edifici religiosi della città, come la Chiesa di Santa Croce del 1682, sulla cui facciata spicca l’affresco che rappresenta il ritrovamento della Vera Croce da parte di Sant’Elena; oppure l’imponente Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista, edificata nel IV secolo, quando si diffuse il Cristianesimo anche in Val d’Aosta, fu completamente rimaneggiata nell’XI secolo e terminata nel 1848: praticamente è un manuale di storia dell’architettura a cielo aperto; o, ancora, la Collegiata di Sant’Orso, con il chiostro e il campanile romanici e l’interno tardo-gotico.
Il pomeriggio passa velocemente e, verso le 19, rientriamo a “Il Temibile” per una doccia e la cena che, almeno, è ottima.

Decidiamo di tornare in centro per una passeggiata serale, allietata dal fatto che, nel frattempo, le attività artigianali della Foire d’été proseguono, con dimostrazioni di ricamo, scultura, antichi mestieri e tanta musica.

Arriviamo alla monumentale Porta Pretoria e all’Arco d’Augusto, per fare qualche foto, poi ci sediamo in una piccola e accogliente enoteca a bere qualcosa.

“Il Temibile” sarà anche peggio di un film dell’orrore, ma almeno possiamo scorrazzare in centro ogni volta che vogliamo, vista l’ottima posizione!

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La Val d’Aosta è, indubbiamente, terra di castelli e noi amiamo i castelli! Iniziamo quindi le visite di questa domenica mattina, da una delle più imponenti fortezze della regione: il Forte di Bard.

Questa fortificazione si impone maestosa sul piccolo, delizioso, borgo di BardDopo un lungo periodo di degrado, è stato fortunatamente riportato all’antico splendore.
All’interno troviamo diversi percorsi museali: il Museo delle Alpi, le prigioni dove si rivive la storia della Fortezza e, per mia grande fortuna, troviamo anche la mostra temporanea dedicata all’artista modernista, Alphonse Mucha.

La visita al Forte e al borgo di Bard ci assorbe per tutta la mattinata e, solo verso le 14, arriviamo al Castello di Issogne, per partecipare alla visita guidata.

Si parte dal bellissimo cortile, con gli stemmi e i ritratti degli Challant, cui la dimora passò dopo l’iniziale dominio dei vescovi di Aosta, la fontana del melograno e le lunette dell’androne decorate con immagini delle attività artigianali.

Si prosegue, poi, con i tre piani interni, dalle cucine alla sala padronale, dalla cappella palatina alla stanza della Contessa, dalla stanza del Re di Francia alla stanza dei Cavalieri di San Maurizio.

Dopo un’ora di visita, partiamo alla volta dell’imponente Castello di Verrès che, da uno sperone di roccia, domina il borgo e la sottostante vallata.

Notevole la struttura, antica proprietà dei De Verretio, che passò poi agli Challant i quali diedero all’edificio l’attuale aspetto difensivo.
Per un breve periodo fu anche possedimento dei Savoia, prima di passare ancora agli Challant che lo mantennero fino al XIX secolo.
Poi il castello fu lasciato andare in rovina e, solo grazie ad un gruppo di studiosi appassionati di Medioevo, riportato all’antico splendore.
Accediamo al castello, da un ripido sentiero in sassi, che ha un affaccio bellissimo su tutta la vallata, immersa nel sole pomeridiano.
Anche qui la visita è guidata, assolutamente ben fatta e, grazie alla nostra guida, riusciamo veramente ad entrare in quella che è stata la storia della fortezza, oltre ad apprezzarne la struttura geometrica disposta su tre piani ad anello, collegati da un’imponente scala in pietra.

Visitiamo i saloni, la sala d’armi e la cucina del piano terreno; proseguiamo, poi, con il piano nobile, dove ci sono le stanze private dei signori del castello e la sala da pranzo.

Scendiamo, quindi, nel piccolo borgo ai piedi del castello, per bere qualcosa di fresco in un bar, rilassandoci qualche minuto, prima di fare una passeggiata alla scoperta dei vicoli e della Collegiata di Saint- Gilles.

Rientriamo a “Il Temibile” nel tardo pomeriggio, abbiamo solo il tempo di fare una doccia e prepararci per la cena, poi fuggiamo nuovamente per fare due passi serali nel bellissimo centro storico di Aosta. Ieri abbiamo scoperto una gelateria, che fa ghiaccioli e cremini artigianali dai gusti più disparati: il modo ideale per finire la giornata.

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Questo lunedì prevede un giro piuttosto lungo. Col senno del poi, mi rendo conto che avrei davvero potuto strutturarlo meglio, in maniera molto più omogenea, ma ero al mio primo esperimento di totale autogestione del viaggio e, alcuni errori commessi in quell’occasione, mi sono stati utilissimi nelle organizzazioni successive. Il detto “sbagliando si impara” è del tutto azzeccato.
Prima sosta di giornata è al Castello di Fènis, un’elegante residenza signorile, con tante torri e mura merlate, luogo di rappresentanza per gli Challant che, vista la mancanza di protezioni “naturali”, dotarono la struttura di un valido impianto difensivo, oltre che di decorazioni degne di una residenza nobiliare.
Anche qui, come in tutto il circuito di castelli della Val d’Aosta, la visita si svolge con una guida preparatissima: giuro che, questa metodologia ci sta appassionando, perchè al di là delle notizie storiche fine a se stesse, tutti i nostri accompagnatori ci allietano con veri e propri “romanzi vocali”, sulle vicissitudini degli abitanti dei castelli. Bravissimi!
Si visitano i cortili, le cucine, la sala d’armi, le stanze adibite ad accogliere armigeri e servitù, poi si prosegue al primo piano, che è quello di rappresentanza. 
Notiamo che, fra i vari manieri della Val d’Aosta, c’e’ una sorta di gara a chi possiede il camino più imponente. In realtà è una cosa molto divertente perché, da due giorni, sentiamo costantemente la frase: “Questo è il camino più grande di tutta la valle”. Chissà chi avrà ragione???
A metà mattina partiamo per quella che è, a nostro avviso, la zona più bella della Val d’Aosta: non ce ne vogliano gli abitanti della regione, vivete in una terra splendida ma… la Valle di Gressoney ci ha fatti impazzire!!!

Bellissima, un tripudio di paesaggi strepitosi e strade panoramiche da togliere il respiro. Poi, all’improvviso, arriviamo in quella piccola perla che è il paese di Gressoney-Saint-Jean. E lì, non ce ne è più stato per nessuno.

Questa località si affaccia sul piccolo e scintillante Lago di Gover, lungo le cui sponde, oggi, ci sono tantissime persone che si godono il sole, con alle spalle il massiccio del Monte Rosa.

Nel borgo si possono ancora vedere alcune case Walser attorno alla chiesa di San Giovanni Battista e, non lontano da qui, parte anche un sentiero che porta all’Alpenzu, antico insediamento Walser.

Passeggiamo per il paese, visitiamo la chiesa del 1515, poi entriamo in una piccola bottega per fare dei panini da gustare su una panchina della piazzetta: con il sole che ci riscalda, è un momento di riposo molto bello e avvolgente.

Ci fermiamo a prendere un caffè e chiediamo informazioni per raggiungere Castel Savoia, che alcuni ricorderanno come set del film “Il peggior Natale della mia vita”, con Fabio de Luigi, Cristiana Capotondi e Diego Abbatantuono.
Si potrebbe anche andare in auto, ma ci consigliano di prendere il sentiero che collega il centro di Gressoney al castello che, se per alcuni tratti attraversa il bosco, ha generalmente panorami da sogno sulla valle. 
Ci mettiamo in marcia con grande tranquillità e raggiungiamo a piedi la sontuosa residenza della Regina Margherita, che trascorreva qui le proprie vacanze estive.

Passiamo attraverso il curatissimo giardino botanico e raggiungiamo l’edificio, circondato da torrette, che si articola su tre piani. Indossiamo dei calzari che servono per preservare i pavimenti originali e partecipiamo alla visita guidata.

Gli interni sono fastosi e ricercati ma, l’angolo che ho preferito, è il piccolo meraviglioso budoir della Regina Margherita, da cui si gode di un panorama incantevole sul Monte Rosa e sulla vallata, sarei rimasta lì per ore. Preferibilmente con un tè caldo ed un libro in mano.
Prima di riprendere il sentiero che porta in paese, ci fermiamo ad esplorare meglio il giardino botanico, dato che prima siamo passati velocemente, per non perdere la visita guidata. Mi piacciono molto le ricostruzioni dei piccoli angoli rocciosi, con piante tipicamente alpine e la cura ineccepibile con cui l’ambiente si presenta.
Una volta tornati a Gressoney-Saint-Jean è già pomeriggio inoltrato: vorremmo fermarci ancora, ma la strada per tornare ad Aosta è piuttosto lunga, perciò ci rimettiamo in auto.
Questa sera, dopo cena, andiamo in centro per ammirare lo spettacolo “Suoni e luci” che si tiene nella splendida cornice del Teatro Romano di Aosta. E’ un tripudio di musiche e giochi luminosi, in un luogo che sa resistere ai secoli con la propria mole, testimonianza di un periodo di grande orgoglio per la nostra storia.

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Oggi dedicheremo la giornata alla Valle del Gran San Bernardo. Raggiungiamo l’ultimo villaggio della valle, St-Rhèmy, proprio al confine con la Svizzera, un piccolo, delizioso agglomerato di casette in pietra, immerso fra il verde delle montagne.

Facciamo qualche foto agli scorci caratteristici, poi prendiamo il sentiero che porta a St-Rhèmy-en-Bosses.
In realtà facciamo lo sbaglio di chiedere indicazioni ad un anziano signore, che sembra molto autorevole in materia, ma lui ci fa prendere la via più lunga, che è certamente panoramica, ma ad un certo punto abbiamo davvero pensato che non saremmo mai arrivati in paese. Allertate la protezione civile, gli elicotteri, l’esercito!!!
Visitiamo il Castello medievale di Bosses e la vicina Chiesa di Saint Lèonard. La struttura del castello è diversa da tutto ciò che abbiamo visto finora, si tratta di un unico blocco del XII° secolo, su tre piani, appartenuto ai signori di Bosses. Sembra più un palazzo nobiliare.

La giornata è molto bella, la passeggiata è stata lunga seppur piacevole, ma una sosta caffè in un piccolo caratteristico bar, non ce la leva nessuno, prima di tornare indietro e prendere il sentiero breve che porta all’abitato di St-Rhèmy…quello che avremmo anche dovuto percorrere all’andata! 
Saliamo in auto e andiamo verso il paese di Saint-Oyen, posizionato fra pascoli e boschi di conifere, dove ci fermiamo a pranzare in ristorante. In genere preferiamo un panino al volo ma, oggi, non riesco a pensare di poter proseguire la mia giornata senza un pasto vero. Per l’ilarità di mio marito che, di fronte a tanta “sfacciataggine” mi accusa di stare invecchiando.

Si, lo ammetto, può essere. Ma noto, con malcelata soddisfazione, che anche lui accoglie con gioia i freschi antipasti e il piattone di spaghetti che ci vengono serviti!
Sazi e anche un pò sonnolenti (mi sa che la vecchiaia non è poi così tanto un miraggio) proseguiamo per il meraviglioso borgo medievale di Etroubles, iscritto nel circuito “I Borghi più belli d’Italia”.

Il paese è molto bello, con le stradine acciottolate e gli edifici in pietra che vi si affacciano, tutti ricchi di decorazioni floreali; di grande impatto visivo l’antico fontanile, con davanti un carro colmo di piante e fiori coloratissimi. Visitiamo anche la chiesa del 1814, con il bellissimo campanile del 1480.

Ci mettiamo in auto con l’idea di tornare a “Il Temibile”, visto che questa sera dobbiamo cenare presto per partecipare ad una manifestazione medievale nel paese di Saint-Pierre, ma ci accorgiamo che è solo metà pomeriggio e, non avendo alcuna intenzione di passare troppo tempo nell’orrendo luogo (“lasciate ogni speranza voi che entrate”, cit.) raggiungiamo l’abitato di Villeneuve, per salire a Chatel Argent. 
I ruderi di questo castello si raggiungono da un ripido sentiero, anche un pò strettino in realtà, che si affaccia sulla vallata sottostante: decisamente panoramico, ma difficoltoso per chi, come me, soffre di vertigini.

Raggiungiamo comunque i resti dell’antico maniero, del quale già si parlava in alcuni scritti del 1176, da cui si domina tutto il paese di Villeneuve. La posizione difensiva, particolarmente strategica, a picco su uno sperone di roccia, ha fatto in modo che il castello restasse nelle mani dei Savoia, senza particolari passaggi o conquiste.

Scendiamo lentamente, per evitare che le mie vertigini mi spingano verso il vuoto (eh, ad ognuno le proprie paure!) e rientriamo a “Il Temibile” per una doccia e la cena velocissima, prima di ripartire alla volta del paese di Saint-Pierre.

Questa sera, infatti, al Castello di Sarriod-de-la-Tour, è in programma una bella manifestazione medievale insieme ad un circuito eno-gastonomico, che non volevamo perdere.

Con una tariffa d’ingresso interessante, ci vengono consegnati dei buoni per assaggiare vini o piatti regionali, libero accesso alle dimostrazioni e spettacoli medievali, e visita guidata al castello.

Manifestazione splendidamente organizzata, ci siamo davvero divertiti ed è stato un momento molto piacevole del viaggio. Nell’attesa del nostro turno per la visita guidata, facciamo un giro fra figuranti in costume storico, sorseggiando… va beh, bevendo calici di buon vino locale (io), e coca cola (mio marito), che possiamo richiedere negli stand sparsi per tutta la proprietà. 
Miracolo vuole che la visita al castello, inizi nel momento in cui ricordo ancora abbastanza bene il mio nome di battesimo e quando, fortunatamente, sono ancora in grado di fare qualche scatto decente: verso l’ultimo assaggio di vino, non sono certa che avrei ottenuto lo stesso risultato!

La famiglia Sarriod, legata ai signori di Bard, ha antiche origini, se ne parla in diversi documenti; ciò che, invece, ancora oggi non è chiara, è la scelta di costruire il maniero in una zona pianeggiante e per nulla riparata, del paese di Saint-Pierre.

Probabilmente perchè il maniero, fatto costruire nel 1420, su un impianto che già comprendeva la torre e le mura, aveva scopo puramente rappresentativo. La visita, visto l’alto afflusso di turisti, è un pò più breve rispetto alla classica ora, ma non meno accurata ed interessante. 
Una volta usciti, continuiamo la serata assistendo a spettacoli di artisti in costume storico, annaffiando il tutto con altri calici di vino (sempre io) e coca cola (sempre mio marito). Non facciamo troppo tardi perché, domattina, ci attende una levataccia per affrontare la nuova meta di giornata…
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…la salita alla Punta Helbronner!!! Ma si, dai, andiamo alla conquista delle alte vette!
Arriviamo presto a Courmayeur, per fare la fila alla biglietteria delle Funivie del Monte Bianco. Scopriamo che la visibilità è scarsa in quota ma, dopo una rapida, fulminea, consultazione, decidiamo di salire comunque. 
Inizia l’ascesa verso quota 3500 mt., dove troviamo una meravigliosa terrazza panoramica, che ci permette di vedere il panorama a 360°.
Oddio…lo permetterebbe se ci fosse visibilità ma, in questo momento, non riusciamo a vedere nulla per via della nebbia, tranne le nevi perenni sottostanti.
E’ comunque molto affascinante, perchè si ha come l’impressione di essere avvolti in una cappa che rende soffusi i suoni e le immagini. Inoltre siamo praticamente sul confine italo-francese, nel senso che basta un passo per trovarsi dall’una o dall’altra parte!

Nell’attesa e nella speranza che qualcosa muti, passeggiamo sulla neve, facciamo foto, prendiamo un cappuccino bollente al bar e, già che ci siamo, acquistiamo il piccolo certificato, timbrato e firmato, che garantisce il nostro passaggio a quota 3500 mt. Un ricordo carino di questa giornata.

Poi, immaginatevi la scena: siete circondati dalla nebbia, ad appena 9° sopra lo zero e, ad un certo punto, la nebbia si alza come una quinta cinematografica e, lì davanti a voi, compare il massiccio del Monte Bianco mentre sotto, un panorama infinito, si apre completamente alla vostra visuale.

Giuro è stata un’emozione talmente forte e, onestamente, improvvisa, che mi sono commossa. Valeva la pena tentare la sorte e salire fino a qui, nonostante le iniziali condizioni non fossero favorevoli.

Scendiamo di “qualche metro”, a quota 2173 mt., praticamente in pianura, dove ci sono il Rifugio Pavillon e il Giardino Botanico Saussurea.

Inanzi tutto ci fermiamo ai tavolini esterni del rifugio, per mangiare un panino, in compagnia di due ragazzi conosciuti in funivia, crogiolandoci al sole caldo (finalmente!) fra chiacchiere e risate; poi, visitiamo il giardino botanico, senza dubbio il più alto d’Europa, nato nel 1984 per volere di Laurent Ferretti, grande appassionato di flora alpina.
E’ una visita imperdibile e molto piacevole. E’ vero che siamo in pieno agosto, ma ci sono pochissime persone, quindi possiamo godere appieno dei sentieri e dei vari ambienti, fra cui quello delle piante d’alta montagna, oppure quello delle piante esotiche.

I verdi intensi della vallata e le rocce del massiccio, fanno da cornice ad un luogo unico nel suo genere.

Scendiamo a Courmayeur a metà pomeriggio e, visto che ci siamo, facciamo una passeggiata nel centro storico, che è molto grazioso e curato. Ma, dopo la grande tranquillità dell’alta quota, viviamo un attimo di sbigottimento nel ritrovare tante persone che, giustamente, si muovono in centro.

Rientriamo a “Il Temibile” veramente distrutti. I ritmi serrati di queste giornate iniziano a farsi sentire perciò, dopo cena, facciamo una passeggiata più breve del solito in centro, col solo scopo di prendere uno dei meravigliosi cremini artigianali, di cui ormai siamo dipendenti.

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E poi, succede il patatrac. Ebbene si, il nostro viaggio, a metà svolgimento, subisce un’inaspettata e spiacevole battuta d’arresto perché, mio marito, avverte tutti i sintomi del cosiddetto “mal di montagna”: nausea, vertigini, spossatezza, mal di stomaco.
Facciamo pertanto una visita guidata al Pronto Soccorso di Aosta, dove passiamo qualche ora in goliardica compagnia, allietata alla fine, da un giro su sedia a rotelle, per facilitare le dimissioni del paziente, che vede me nelle vesti di pilota ufficiale. 
A parte lo spavento e il fatto che sono saltate tutte le visite programmate in giornata, fra cui quella al Sentiero dei Mulini della Magdeleine, devo dire che, fortunatamente, il malessere si è attenuato non appena i medici hanno somministrato a Daniele i dovuti medicinali.
Anzi, con la scusa di andare in farmacia ad acquistare il necessario per proseguire la cura nei prossimi giorni, facciamo anche una camminata blanda nel centro storico, che coroniamo con un cremino artigianale. Per chi avesse dei dubbi: fa parte della cura!
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Per fortuna l’episodio di labirintite è stato passeggero e, già questa mattina, Daniele si sveglia pienamente in forma: siamo pronti a recuperare il tempo perso, con una nuova giornata dedicata ai castelli di questa bellissima valle.
Dopo colazione, ci rechiamo al Castello di Ussel, dove percorriamo un semplice sentiero per raggiungere il fortilizio a pianta rettangolare, fatto costruire da Ebalo di Challant, su un promontorio che domina l’abitato di Chatillon.
E’ un esempio di architettura monoblocco, la prima in Val d’Aosta, il cui possesso passò dagli Challant ai Savoia, a più riprese, fino a diventare prigione e, infine, ad essere completamente abbandonata.
Nel 1983, venne acquistato dal Barone di Bich, che lo donò alla Regione. Venne riportato all’antico splendore e, oggi, è sede museale. Troviamo, infatti, una mostra temporanea di Forattini, “Satira in gloria”, che ci diverte amaramente per un paio d’ore davvero favolose.
Saliamo anche sui bastioni, dove è stato ricavato un percorso, a ridosso delle merlature, con degli affacci straordinari e “ventosissimi” sulla vallata.

Raggiungiamo, quindi, Introd un paesino caratteristico, conosciuto come luogo di villeggiatura dei nostri Papi, dove abbiamo prenotato la visita guidata al castello.
Facciamo prima un breve giro esplorativo del borgo, e ci fermiamo anche all’ombra per mangiare un panino; quindi iniziamo la visita di questa elegante residenza.

Il Castello di Introd, risale con ogni probabilità al XII secolo ma, Pierre Sarriod, lo fece trasformare attorno al 1260 nella struttura poligonale arrotondata, che lo contraddistingue da tutti gli altri castelli della valle.

Dopo aver subito gravi incendi, venne ristrutturato agli inizi del ‘900; oggi è proprietà dei Conti Caracciolo di Brienza che, previa prenotazione, ne permettono la visita negli ambienti di rappresentanza al piano terreno e nel parco.

Accanto al Castello si trovano la Cascina l’Ola, ex stalla e pagliaio, e il bellissimo granaio, completamente in legno, uno dei pochi esempi arrivati fino a noi di architettura del medioevo valdostano.

Nel pomeriggio andiamo a Lalex, per visitare lo scenografico Castello di Sarre, il quale sorge imponente su una collina che domina la vallata di Aosta.

Passeggiamo per i giardini, un elegantissimo parterre, in attesa che inizi il nostro turno di visita guidata. E’ un bel pomeriggio di sole, quindi la cosa non ci dispiace affatto.

Sarre venne edificato tardi, nel 1710, da Giovanni Francesc Ferrod di Arvier. Passò da un proprietario all’altro, fino a quando venne acquistato da Re Vittorio Emanuele II, che ne fece la sua residenza di caccia.

L’edificio subì, quindi, dei rimaneggiamenti, fra cui la costruzione della torre centrale, che lo contraddistingue dagli altri castelli, la costruzione di scuderie nuove e più efficienti e l’abbellimento degli interni.
Anche Re Umberto, ne fece la propria residenza di caccia e, a sua volta, apportò modifiche e migliorie. La Regione lo ha acquistato alla fine degli anni ’80 per restaurarlo e, ad oggi, si presenta come una residenza molto elegante, che non è difficile immaginare come luogo di villeggiatura della monarchia.
Rientriamo a “Il Temibile” quando ormai è tardi: doccia, cena e una passeggiata in centro, per rivedere il bello spettacolo “Suoni e Luci” al Teatro Romano, cremino della staffa (…ah no, errore mio! Quello è il bicchierino della staffa…) e poi subito a nanna.
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Pare che la nostra escursione al Sentiero dei Mulini della Magdeleine, sia stata in qualche modo maledetta: al primo tentativo, siamo finiti in Pronto Soccorso, al secondo, questa mattina, la pioggia ha avuto la meglio su tutti noi…
Peccato, ci sarebbe davvero piaciuto fare questo percorso ma, giustamente, sotto una pioggia torrenziale, poteva anche diventare noioso.
Ci troviamo a dover cambiare i nostri piani e, considerando che il maltempo sta toccando tutta la regione, improvvisiamo andando in Val di Cogne.
Da la Magdeleine raggiungiamo Cogne, con grande calma, all’ora di pranzo. Piove ancora e, nell’attesa che le cose migliorino, andiamo in un ristorante del centro a mangiare una pizza. In effetti, mio marito non può sopravvivere senza: rischia un attacco che lo porta alla pazzia e, avendo le cene in hotel, ci vediamo “costretti” a dedicare almeno un pranzo a questo piatto. Non sia mai che dobbiamo tornate in Pronto Soccorso!
Usciamo nel pomeriggio freddo e nebbioso, per fare una camminata fino alle Cascate di Lillaz. Portiamo l’auto nell’omonima frazione, che poi è vicinissima a Cogne e, dopo aver parcheggiato, prendiamo il semplice sentiero che costeggia il fiume, con le nuvole basse a coprire le cime delle montagne e il grigio che inonda tutto il paesaggio.

Le cascate sono comunque molto belle e ci fermiamo per fare le foto, fino a quando non ci accorgiamo che il tempo sta peggiorando e ricomincia a piovre. In effetti arriviamo all’auto piuttosto “umidi”.

Anche i piani di questa sera vengono scombinati: avevamo in programma una passeggiata serale in centro, con i ragazzi conosciuti alla Punta Helbronner, ma la pioggia ci costringe a fermarci al bar del “Temibile”. Per fortuna la compagnia è ottima, quindi la serata passa gradevolmente con chiacchiere e tante risate.

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Non ho nascosto che, la Valle di Gressoney, ci ha particolarmente colpiti, per usare un eufemismo.
Decidiamo, così, di tornare a Gresonney-Saint-Jean, per affrontare la salita che ci porterà fino all’Alpenzù Grande, antico insediamento Walser, descritto anche in uno dei bellissimi romanzi storici di Valeria Montaldi. Finalmente lo posso vedere con i miei occhi. 
Il percorso è di circa un’ora, completamente in salita, ma devo dire che la fatica è totalmente ripagata dagli strepitosi affacci sulla vallata, oltre che da alcune cascate o tratti nel bosco molto piacevoli, per non parlare del Monte Rosa che fa da sfondo a tutto questo spettacolo della natura.

Quando arriviamo in vista di Alpenzù Grande, poi, la meraviglia prende completamente il posto del fiatone perché, gli edifici di architettura Walser, sono conservati perfettamente, anzi questo villaggio è uno dei pochi ad aver mantenuti intatti nel tempo gli insediamenti.

E’ un mirabile ritorno al passato e alla cultura Walser, con le abitazioni, il forno, la fucina, il mulino, la cappella, testimoni della storia di questo popolo e delle difficoltà di vivere in un territorio tanto impervio.

La popolazione Walser, di origine germanica, si insediò in varie località dell’arco alpino, non solo Italia, quindi, ma anche Austria, Svizzera, Francia e Liechtenstein.

Passeggiamo lungo i vicoli dell’antico villaggio, prima di andare a pranzo nel rifugio che si trova proprio al centro del paese: un luogo molto caratteristico in cui mangiamo divinamente: salumi, formaggi e polenta concia sono un ottimo pasto di Ferragosto.
Iniziamo la discesa verso valle, appena ci accorgiamo che il tempo sta cambiando un pò troppo velocemente. Non vorremmo prendere altra pioggia, sentiamo ancora nelle ossa quella di ieri.
Visto che siamo in zona, decidiamo di spingerci fino a Gressoney-la-Trinitè, un borgo piccolissimo che è anche l’ultimo centro abitato della valle.

Qui non sembra nemmeno il 15 di Agosto: ci sono appena 9° e i camini sono già accesi! Il paese è molto carino e la Parrocchiale della Santissima Trinità del 1702, assolutamente degna di nota.
Torniamo con calma verso Aosta, dove ci attende la cena a “Il Temibile” e una serata in centro a base di cremini!

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Inizia il nostro ultimo giorno di visite in Valle.

Questa mattina raggiungiamo Cervinia, amena località turistica della Valtournenche, su cui svetta maestoso il Monte Cervino che, nelle giornate limpide, si riflette nel bellissimo Lago Blu.
Oggi, ovviamente, il cielo ed il Cervino sono coperti da una fitta coltre di nubi…

Ci limitiamo, quindi, a fare una passeggiata in paese e una sosta al lago che, onestamente, anche con la pioggia è un gran bel vedere.

In tarda mattinata partiamo alla volta della Diga di Place-Moulin, il cui sbarramento racchiude un bacino di acque dal colore incredibilmente turchese, circondato dalle montagne: un colpo d’occhio magnifico. 
Lasciamo l’auto e percorriamo il lungo sentiero che costeggia l’invaso, fino al Rifugio Prarayer, lungo il quale si possono vedere numerose cascate e cascatelle, fiori coloratissimi, ruscelli, il tutto affacciato sulle acque turchesi che spiccano per la loro intensità. Peccato per il tempo grigio e la pioggia che, a tratti, decide di palesarsi.

Arriviamo al rifugio nel primo pomeriggio e ci fermiamo all’interno per mangiare un panino tardivo. C’è grande calma e, tra un boccone e l’altro, possiamo anche approfittarne per fare due chiacchiere e riposare un pò, prima di rimetterci in marcia.

Rientriamo ad Aosta tardi, per consumare l’ultima cena al Temibile e per trascorrere la serata in centro, gustando i cremini, di cui siamo diventati dipendenti, per poi fermarci in un locale a bere qualcosa. Domani, purtroppo, si ritorna a casa.

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Devo ammettere che, scrivere questo racconto di viaggio, mi ha portato via diverso tempo. Sono trascorsi cinque anni e, ovviamente, tutto diventa più difficoltoso. Non per colpa dell’età che avanza, ovviamente! E nemmeno per il ricordo delle visite fatte o per le sensazioni provate, perchè mi basta guardare le foto, pensare a quei giorni e ritorno in un baleno a quei momenti; no, la difficoltà è nelle sfumature: paesaggi e passaggi che vorrei descrivere, ma in una maniera che mi risulta difficile riportare.
Nonostante ciò, mi è piaciuto un sacco scrivere questo resoconto, veramente tanto, proprio perchè, come dicevo all’inizio, l’approccio con questo viaggio non è stato subito dei migliori. Eppure, ne ho un ricordo ed un vissuto bellissimi, molto intensi. 
Anzi, dirò di più: dopo questi dieci giorni in Val d’Aosta, non siamo più stati in grado di rinunciare alla montagna. Anche se per una toccata e fuga, ogni anno ritorniamo verso le montagne, durante l’inverno, in occasione dei Mercatini di Natale e del Capodanno. Non possiamo più farne a meno. La Val d’Aosta ci ha davvero ammaliati!

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Consigli utili
-Le manifestazioni che prevedono “larghi” assaggi di vino, sono sempre piacevoli. Ma assicuratevi di prendere nota dei vini che bevete perchè, guarda caso, sarà proprio l’ultimo quello che vi colpirà maggiormente e di cui, ormai ben oltre i limiti imposti da Bacco, non ricorderete il nome! Io sto ancora cercando un vino assaggiato a Sarriod de la Tour… pensavo di rivolgermi a “Chi l’ha visto?”.
-Chiedere informazioni sui sentieri di montagna, a chi di montagna vive, è come chiedere a Sonia Peronaci informazioni su una ricetta: è tutto semplice! Si fa anche ad occhi chiusi! Ma, fidatevi, in genere non è mai così. E voglio anche mettervi in guardia: attenzione a quei nonnini, che sembrano buoni e gentili, ottimi camminatori, in simbiosi con la montagna. Se chiedete loro informazioni, vi spediranno dritti verso il sentiero più difficile. Parola di dispersi.
-Fare le gare con la sedia a rotelle lungo i corridoi deserti del Pronto Soccorso, mentre si trasporta il marito, è politicamente scorretto.

Claudia B.

16 Commenti

  1. Il cremino come terapia li voglio anche io 😂
    Scherzi a parte…menomale che il mal di montagna è passato presto…io adoro fotografare paesaggi e la valle d’Aosta sembra il posto migliore! Alla fine sai cosa ti dico…che ‘il Temibile’ vi ha fatto girare un sacco di posti in più scoraggiandovi dal volervi risposare un paio d’ore tra un giro e l’altro 😂

    1. Va a finire che per la buona riuscita di questo viaggio, dobbiamo ringraziare “il Temibile” 😂😂😂
      In effetti non ci è venuta voglia di riposare le ossa, nemmeno dopo l’escursione in Pronto Soccorso: meglio una pioggia di cremini 😜
      Grazie per aver viaggiato con noi Lucia, un bacio,
      Claudia B.

    1. Grazie mille Elena, ma che bel complimento! Con un grande significato, dato che proviene da una persona che vive in questa regione bellissima… Quando penso che non volevo partire: e pensare che la Val d’Aosta, ha completamente cambiato il mio rapporto con la montagna, ed è stata una “palestra” unica nell’insegnarmi l’organizzazione dei viaggi on-the-road 😉
      Grazie per essere passata, un bacio!
      Claudia B.

  2. Trovo che quando si parte con zero aspettative, si torna sempre con un bagaglio ricco di piacevoli sorprese.
    Questo è quello che è accaduto a te: la Val d’Aosta è una terra meravigliosa e il tuo racconto me lo ha confermato (certo, la tappa al pronto soccorso era meglio evitarla)
    Un bacione :*

    1. Però la gara con la sedia a rotelle è stata esilarante ;-)! Magari mio marito non è completamente d’accordo, ma sai tanto non poteva reagire, ahahahahah!
      Ti giuro, non avrei mai pensato che quel viaggio potesse lasciarmi tanto. La cosa incredibile è che forse sul momento nemmeno me ne sono resa conto. L’ho capito davvero quando, ad un certo punto, la mia mente tornava a quei giorni con insistenza e ho sentito il bisogno di tornare in montagna! Davvero una sorpresa 🙂
      Un bacione a te!
      Claudia B.

  3. In Val d'Aosta ci dovevo andare la primavera scorsa, ma a causa di un problema all'ultimo minuto ho dovuto rimandare…spero di riuscirci ad andare quest'anno perchè mi sembra proprio bellissima!!

    1. Ciao Michela! Guarda te lo garantisco, questa regione è pura magia. Non credo esista una parte, tra quelle visitate, che non ci abbiamo colpito. Di certo nel mio cuore resta, al primo posto, la splendida Valle di Gressonay. Ma ogni luogo ha qualcosa che ti tornerà in mente nel corso degli anni. Ti auguro veramente di riuscire a fare questo splendido viaggio e, se quando verrà il momento, vuoi qualche consiglio od indicazione, contattami pure sarò felice di aiutarti… magari non sull’hotel, perchè il Temibile, lo potevo scovare solo io, in tutta la Valle…
      Claudia B.

  4. Bellissimo questo racconto Claudia. Mi hai riportata indietro nel tempo, quando avevo le figlie piccole e le portavo 10 gg in montagna d'estate. Per tre anni consecutivi siamo stati in Val D' Aosta e precisamente a Morgeaux. Ricordo che ci davano la fontina anche nel cappuccino a colazione. Ricordo castelli, siti archeologici, ghiacciai e il Monte bianco e il traforo. ..insomma vacanze molto varie ed un paesaggio meraviglioso. Ricordo che la paragonai al paradiso terrestre la prima volta che la vidi. Grazie ancora Claudia. Buonasera Anna

    1. Grazie a te per le belle parole e per averlo letto! Sono contenta che ti sia piaciuto, io l’ho scritto con grande piacere… anche se poi, alla fine, a forza di pensare alla polenta concia mi brontolava lo stomaco! ahahahahah!
      Devo dire che nello scrivere ho rivissuto quei momenti e ho apprezzato ancor di più questo viaggio!
      Claudia B.

    1. Hai perfettamente ragione. Poi ti lascia qualcosa che ti resta dentro per la vita. Non ho esagerato sai? E’ un viaggio che, pur non essendo in programma, si è rivelato pura magia. E da allora, bene o male, pur proseguendo con le nostre scorribande all’estero, dobbiamo proprio tornare in montagna una volta all’anno. E’ un richiamo irresistibile!
      Poi ci sono così tante cose da vedere, visitare, scoprire, annusare, ascoltare e vivere… è un ricordo immensamente bello anche per me!
      Claudia B.

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