Destinazione Maldive: diario di viaggio sull’Atollo di Baa

Guardo il personale di bordo del volo Emirates EK094 e stento a trattenere l’emozione: ma da quanto tempo sogno di volare con loro? Anni, tanti anni.
Daniele no: lui ancora ha difficoltà a credere che lo abbia convinto a salire su ben tre aerei da qui alle prossime sedici ore –scali inclusi-.
Non so se mi perdonerà mai, ma di certo il suo umore nero migliorerà domani, quando raggiungeremo le Maldive, con destinazione finale l’isola di Dharavandhoo, nell’Atollo di Baa.
Mai avrei pensato di trovarmi qui, a volare verso un paradiso terrestre, lasciandomi dapprima un tramonto infuocato alle spalle, per correre poi incontro all’alba, mentre hostess bellissime, ci servono pasti gradevoli, ogni tipo di bevanda, salatini e gelato. 
Film e giochi fanno trascorrere con più facilità il lungo viaggio, anche se io mi perdo spesso nella lettura e in lunghi momenti di sonno, coccolata dalla copertina profumata, dal cuscino, da sedili che, per essere in Economy, non sono affatto male, dalle salviette rinfrescanti e dagli asciugamani caldi, che ti riportano al mondo.
Ho viaggiato in condizioni molto peggiori: con Emirates, oggi sto volando su un tappeto di stelle, un po’ come quelle che punteggiano l’interno del velivolo, creando un’atmosfera da Mille e Una Notte.
Solo lo scalo di circa tre ore all’aeroporto di Dubai mi lascia leggermente sconcertata: una struttura immensa dove sembra di giocare a nascondino col Minotauro, con lui come vincitore, ovviamente; personale ogni cento metri che controlla le carte d’imbarco per segnalare la direzione, con un terminal che pare irraggiungibile.
Nuovi controlli di sicurezza nonostante non siamo usciti dall’area sterile, mi fanno dapprima pensare che finalmente abbiamo trovato un luogo dove si dà importanza al senso dello stesso termine sicurezza; poi, però, resto basita, quando vogliono convincermi a passare sotto al metal detector senza scarpe (okay, ci sto) e senza calzini di plastica (no, non ci sto nemmeno un po’), continuando a dire che non servono, che il pavimento è pulito (disinfettatissimo da milioni di piedi che lo hanno percorso avanti e indietro pieni di schifezze).
Cascate, negozi super lusso, giardini e non mi dai neppure due cavolo di calzini di plastica? Cioè, qui dentro c’è persino una metro che collega i terminal, e non avete due pezzi di plastica da dare ai passeggeri? Rimpiango quelli gettati via a Bologna, ad averlo saputo li avrei conservati con cura.
Nonostante lo sbuffo delle persone, blocco la fila, blocco il nastro trasportatore, blocco i bagagli ed estraggo dei fazzolettini di carta che utilizzo per improvvisare delle pattine con cui passare, anzi strisciare sotto al metal detector. Ride divertita la guardia accanto al metal…ridi, ridi fenomeno, fossi in voi farei capanno.
Dopo una perquisizione (pare non ci sia fine a questa notte), ed un giro in metro, raggiungiamo finalmente il Terminal3: non so nemmeno quanto tempo impieghiamo, ma tra una “gigionata” e l’altra serve più di un’ora.
Quando decolliamo da Dubai sono le 2e30 del mattino e sono così cotta che non capisco nemmeno quello che avviene, proprio io che odio il decollo quasi quanto il ricordo dell’esame di maturità…nel senso che mi mettono entrambi la stessa ansia.
No, nulla, non reagisco, apro un occhio solo quando penso che forse ci stiamo mettendo troppo a staccarci da terra; ne apro due quando mi accorgo dello spettacolo di una luminosissima Dubai notturna sotto di noi. Certi scenari meglio goderseli per bene: il prossimo, mi mostrerà la distesa azzurra dell’Oceano Indiano.
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Mi sveglio solo per gustare la colazione servita dalle hostess, prima di riaddormentarmi docile come una bimbetta, mentre Dani fa indigestione della saga di “Pirati dei Craibi”.
Nemmeno io avrei nulla in contrario a passare la nottata intera con Orlando e Johnny, ma l’aereo mi crea un magico effetto soporifero, meglio approfittarne.
Anche perché, quando mi accorgo che il cielo assume una luminosità maggiore, non posso che destarmi per godere della sensazione di correre incontro all’alba asiatica.
Mi ritrovo gli occhi colmi di lacrime d’emozione, che mi fanno colare l’ultimo residuo di un già sbavato trucco. Le scarpe col tacco le ho abbandonate a Dubai, sostituendole con delle comode infradito: e niente, alla fine pare che io sia destinata a fare il mio grandioso sbarco alle Maldive più simile ad una profuga, che ad una trentacinquenne elegante.
Recuperiamo i bagagli con una certa rapidità, felici nel constatare come la valigia abbia percorso la nostra stessa tratta (mi vedevo già in fila all’ufficio Lost&Found, e al telefono con Columbus per segnalare la perdita del bagaglio), dopodiché ci mettiamo prontamente in fila al controllo passaporti, con il visto di ingresso preventivamente compilato in aereo, grazie alla copia inviataci da Claudia di Maldive Alternative, con cui abbiamo prenotato il soggiorno.
All’uscita dall’aeroporto, troviamo ad accoglierci Visham, il proprietario della guest house Lvis Blancura, nostro campo base per i prossimi otto giorni. E’ un ragazzo giovane, gentilissimo, che ci dà il benvenuto con grande cortesia, accompagnandoci immediatamente al bar per offrirci qualcosa da bere, raccontandoci un po’ di sé, delle Maldive e dandoci alcune risposte su Dharavandhoo.
Fa per noi il check-in al banco dei voli FlyMe, con cui raggiungeremo l’isola, poi ci sediamo sul porto, a guardare il viavai dei battelli che fanno la spola verso la capitale Male, che si trova su un’altra isola,  e verso i numerosi resorts.
Siamo stanchi all’ennesima potenza, ma il colore del mare, la brezza fresca e la vivacità del luogo ci tengono con gli occhi ben aperti; in particolare mi sciolgo di profondo orgoglio quando noto come, in un posto tanto piccolo, vi sia stata l’accortezza di ricavare aree esterne per fumatori, in modo da non infastidire le persone che passeggiano.
Dopo un paio d’ore dall’arrivo siamo nuovamente in aereo, su un piccolo volo di una settantina di posti, che ci porterà verso l’Atollo di Baa: sto dormendo abbracciata alla reflex, mentre sento l’accelerazione del velivolo in decollo e, solo la curiosità di vedere le Maldive dall’alto, mi porta ad aprire gli occhi per godermi lo spettacolo.
Dani invece decide che l’aver fatto nottata a tirare di spada con i “Pirati dei Caraibi”, ha esaurito tutte le sue riserve di energia.

Mezz’ora scarsa di volo che mi fa restare a bocca aperta davanti ad una tela fatta di mille sfumature di blu, bianco e verdi palmeti. Se devo essere onesta mai avrei pensato di arrivare fin qui. Non io. Non alle Maldive. Non prima di aver scoperto Maldive Alternative. Non per una il cui fidanzato, poi marito, si rifiutava persino di pronunciare la parola aereo. Quando dico che siamo viaggiatori in crescita intendo questo: un passo alla volta, stiamo alzando la posta in gioco, ed io ne vado molto fiera.

Atterriamo a Dharavandhoo, ritiriamo il bagaglio, poi Vsisham ci conduce alla navetta che in una manciata di minuti ci condurrà in guest house. Vediamo poco del villaggio, ma nei prossimi giorni rimedieremo: ora siamo stretti in un laccio fatto di gioia, eccitazione, stanchezza, sbalordimento. Mentre il colore incredibile del mare aggancia costantemente il nostro sguardo. 
Al Lvis Blancura ci viene offerto un gustoso e rigenerante succo di cocco, accompagnato da una fresca salvietta per il viso: il paradiso puro. Iniziamo a fare conoscenza con gli accoglienti spazi che saranno “casa nostra” per i prossimi giorni, lasciando che Visham ci dia qualche indicazione.
La guest house dà direttamente su una deliziosa spiaggetta, dove possiamo tranquillamente stare in costume; una cosa fondamentale, dato che nelle spiagge pubbliche vige la regola di fare il bagno ed esporsi al sole con i vestiti.
Eravamo al corrente di questa regola, la cosa non ci crea nessun tipo di fastidio, anzi ci accertiamo con sicurezza di quali siano i confini da non superare: siamo ospiti a Dharavandhoo, non siamo qui per mancare di rispetto agli isolani o metterli in imbarazzo.

Dopo una doccia ristoratrice e qualche attimo di relax, viene servito un pranzetto delizioso, che ci avvicina alla speziata ed intensa cucina maldiviana. Pesce, carne di pollo, verdure, riso, ma anche pasta, come tributo alla nostra italianità! Cucinata perfettamente, tra l’altro.

Niente alcol, perché siamo in un paese musulmano, ma deliziosi succhi di frutta fresca, che ci permettono di assaporare un gusto ben diverso, da quello degli artefatti liquidi acquistati nei supermercati.

Il resto del pomeriggio lo trascorriamo in spiaggia, a dormire e fare il bagno nelle belle acque cristalline, agitate dal vento ma comunque invitanti, mentre le palme che celano la guest house ci permettono di godere di una deliziosa ombra.
Insieme ai compagni di viaggio arrivati con noi questa mattina, Manuela, Andrea e i loro ragazzi, restiamo fino all’ultimo in spiaggia per vedere il nostro primo tramonto maldiviano, una tavolozza ricca che ci incolla con gli occhi e col cuore al cielo.

A cena conosciamo il resto degli ospiti: nonostante siamo nella stagione umida per le Maldive, la guest house è al completo. Quante volte mi sono sentita dire che stavamo andando alle Maldive nel periodo sbagliato? Mille! Ma per noi il solo momento possibile era questo, agosto, con tutte le sue pecche. Rinunciarvi del tutto sarebbe stato peggio. Evidentemente non siamo i soli.

Dopo cena ci sediamo fuori, in spiaggia, sulle deliziose altalene attaccate alle palme che  caratterizzano l’intera isola: luna piena, oceano scrosciante, la sabbia soffice sotto ai piedi, nessun tipo di pericolo.

Se solo ci azzardassimo ad andare in solitudine sulle nostre spiagge ci ruberebbero persino i capelli…ma qui, il solo rischio che corriamo è quello di calpestare i paguri.

Credo fossero secoli che non provavo una sensazione di sicurezza così totalizzante in un luogo esposto.

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Questa mattina mi sveglio presto e precedo Daniele in spiaggia, per accertarmi di essere ancora alle Maldive e non aver semplicemente sognato. Cosa che capita di frequente nei mesi in cui attendo una partenza.
Mi fermo ad ascoltare il rumore dell’oceano, mentre osservo un’interessante battuta di pesca portata avanti con grande maestria da una ragazza maldiviana, impegnatissima nel procurarsi pranzo e cena.
Perdo il senso del tempo mentre dondolo all’ombra della palma, tanto da non accorgermi che stanno servendo la colazione: rientro e trovo mio marito stupito nel vedermi arrivare dal patio.
Ma dove pensava che fossi? A tentare di raggiungere lo Sri Lanka a nuoto? Le vetrate sono aperte sul palmeto e sulla spiaggia, e la ricca colazione assume così un sapore ancora più dolce.

Durante il resto della mattinata ci accoccoliamo sulle sdraio e, mentre Dani riposa, io mi divido tra sole e snorkeling, visto il paradiso marino che disegna i fondali a ridosso della guest house.

Quando avvisto una tartaruga nuotare serena a pochi metri da me, quasi affogo per l’emozione; quando scorgo uno squaletto nuotare sereno nelle caldissime acque, fortunatamente mentre mi trovo sulla battigia, quasi affogo per lo sconcerto. Speriamo che la madre non venga a cercarlo!

Tra una chiacchiera e l’altra con i compagni di viaggio, si fa l’ora di pranzo: gustiamo altri splendidi manicaretti, poi ci prepariamo per raggiungere la Baia di Hanifaru, dove faremo snorkeling con le mante.

L’Atollo di Baa, dichiarato dall’Unesco Riserva Mondiale della Biosfera per il suo intatto patrimonio marino, è anche il luogo in cui ogni anno, da maggio a ottobre, è possibile nuotare con le mante. Un dono del cielo, lasciatemelo dire.

Un dono che rischio di veder sfuggire dalle mie mani, quando scopro che è obbligatorio scendere in acqua con le pinne…ma io le pinne non le ho! Fortunatamente Visham me ne procura un paio e, raggiunto il porto, saliamo sul dhoni per iniziare la nostra avventura.

I colori brillanti del mare che lambiscono le isole dell’atollo, assorbono tutta la mia attenzione, mentre ci dividiamo tra battute e risate col resto del gruppo. Le onde che si infrangono contro la barriera corallina creano un quadro affascinante, il preludio a quanto ci aspetta in acqua.
Daniele non scende con noi: nonostante gli propongano di indossare il giubbotto salvagente, non si sente sicuro a tal punto da fare snorkeling in acqua alta.
Per quanto riguarda la sottoscritta, mi faccio aiutare nei miei “primi passi” con le pinne, dato che alcuni ragazzi dell’equipaggio si immergono con noi per assisterci.

Ora, io non avevo idea di come avrei reagito quando mi sarei trovata a nuotare con le mante, ma vi garantisco che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. Le mante non nuotano…è come se volassero intorno a noi, compiendo delicate ed eleganti evoluzioni senza alcun tipo di timore nei confronti dell’essere umano.

Pare che cerchino il contatto con noi, volteggiandoci attorno con simpatica fiducia. Sono bellissime, immense ma eteree come farfalle, uno spettacolo che non le foto, non i video, non le parole, può spiegare. Uno spettacolo che resta dentro a vita, perché certe esperienze hanno il compito di accrescere le nostre emozioni, senza bisogno di frasi inutili.

Rientriamo a Dharavandhoo dopo un paio d’ore, gustando biscotti e coca cola portati dall’equipaggio del dhoni: ci fermiamo in spiaggia a godere di un ultimo strepitoso tramonto dai colori sgargianti, ammirando il sole che si tuffa nelle acque dell’Oceano Indiano.

E’ il secondo tramonto maldiviano nel quale mi perdo e scopro come, subito dopo che il sole si è immerso nel mare, c’è un attimo di sospensione, di immobilità, in cui tutto si ferma: il cielo, l’aria, forse persino il respiro.

E poi, all’improvviso, la volta celeste inizia a colorarsi delle più incredibili tonalità, come se un pittore invisibile stesse tracciando linee con un pennello imbevuto si sogni, preludio alla magica notte maldiviana.

Siamo insieme ai compagni di viaggio arrivati con noi ieri, Manuela, Andrea e i loro ragazzi, a godere dello spettacolo e ad approfittare anche dell’ultimo istante di luce.

Restiamo qui fino a quando non si vede ad un palmo dal nostro naso…scoprendo che col buio fanno la loro regale comparsa degli inquietanti pipistrelli giganti, che mi inchiodano con i piedi sulla sabbia, per l’ilarità generale. Mai avuto un rapporto idilliaco con Batman!

Dopo una nuova gustosissima cena, per la quale rendiamo grazie al bravissimo chef, ci rechiamo a fare una passeggiata in paese con il resto del gruppo: visto che domani è venerdì, per cui il programma con Maldive Alternative non prevede attività, decidiamo di comune accordo di rivolgerci ad un centro escursioni di Dharavandhoo, per prenotare un’uscita in barca ad una vicina isola deserta.

Cerchiamo di contrattare, informandoci anche presso altri uffici, ma scopriamo che alle Maldive contrattare non è semplice, anzi proprio impossibile. Pertanto quattro ore circa a Veyofushi Finolhu, con trasporto, frutta, acqua, ombrelloni, ci viene costare circa 20 dollari a testa.

Daniele storce il naso; io gli storco un polso…fortuna ho dato ascolto al mio istinto: ancora non so che questa sarà la sola isola deserta che vedremo nel corso del viaggio.
Vuoi per il maltempo, vuoi per mancanza di volontà, le uscite preventivamente pagate nel pacchetto acquistato con Maldive Alternative, saranno ridotte all’osso. Forse pure meno.
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Anche questa mattinata inizia in spiaggia per me, ad osservare una tempesta tropicale che si abbatte a largo sull’oceano, mentre il sole brilla potente dalla parte opposta: magia di colori e panorami.
Perdo nuovamente il senso del tempo e, quando mi rendo conto che stanno servendo la colazione, accorro dentro per gustare frutta, pancake e pane tostato, prima di prepararmi all’escursione.
Insieme agli altri ospiti della guest house, ci dirigiamo lentamente al porto, dove scopriamo che raggiungeremo Veyofushi Finolhu con piccolissimi e fin troppo rapidi motoscafi.

Dopo i primi attimi di panico in cui quasi affoghiamo sotto le ondate di acqua sollevata dai natanti, passiamo il resto del tempo a ridere come matti per l’assurdità dell’esperienza, mentre le isole dell’atollo sfilano sotto ai nostro occhi stupiti, avvolti in una serie di tonalità che paiono irreali.

L’irrealtà tocca picchi incredibili quando sbarchiamo a Veyofushi, un’isoletta circondata da acque caldissime, una piscina naturale di un azzurro unico, da reportage di Licia Colò!
Oggi sono io che non posso immergermi, ma in compenso vedo mio marito che, armato di maschera e boccaglio, si getta in acqua senza più uscirne: lui, che non sa nuotare, che detesta cortesemente il mare, che non voleva nemmeno venire qui. Le Maldive hanno perpetrato un miracolo.

Mi accompagna anche a fare un giro di questo isolotto abbandonato, ma alla fine risponde al richiamo dell’oceano e si rituffa senza più alzare la testa. No, davvero, credetemi sulla parola, sono soddisfazioni.

Anche se non posso buttarmi a mia volta in mare, continuo a sguazzare spensierata con i piedi in questa piscina caldissima, camminando in lungo e largo, assaporando il senso di intensa libertà che Veyofushimi sta trasmettendo.

Mi ritrovo a volteggiare felice, invasa da un’emozione profonda, come non mi capitava da tempo. Qui ogni cosa torna al proprio posto, si percepisce un equilibrio fatto di acqua, lingue di sabbia vellutata, vegetazione dai colori sgargianti. Non ci sono pensieri, non ci sono cose sbagliate, non ci sono pericoli.

Attorno a me vedo il susseguirsi di tempeste che si rincorrono tra le isole, creando cupi quadri suggestivi, che si aprono poi in ampie schiarite scintillanti. Crogiolandomi nel canto delle gabbianelle, mi lascio sferzare dal vento, chiedendomi per l’ennesima volta, con uno stupore, come ho fatto ad arrivare fino a qui.

Dopo un rientro altrettanto movimentato dell’andata, tra risate da togliere il respiro e scossoni da incrinare le vertebre, pranziamo in guest house e trascorriamo beatamente il pomeriggio in spiaggia, nonostante il tempo stia rapidamente cambiando, adattandosi ad un grigio “minaccia senza cuore”.
Esiste questa tonalità, fidatevi. Appena compirò 60 anni diventerà il mio colore di capelli.

Pazienza, io ho con me il mio inseparabile Kindle, pertanto mi alterno tra letture, momenti in cui mi perdo con lo sguardo e col pensiero nell’oceano, simpatici scambi di battute con gli altri ospiti.

Purtroppo incappiamo più volte in uno di quello che scopriamo essere il grave problema dell’isola di Dharavandhoo: l’elettricità. Capita a più riprese, soprattutto nei momenti di maltempo, di restare senza luce e, di conseguenza, senza acqua. Personalmente lo trovo parte stessa dell’esperienza, un modo per condividere un’ulteriore realtà con questo luogo, anche quando mi ritrovo nella doccia, insaponata, al buio.
Dopo un attimo di panico in cui mi maledico per essere una fan sfegatata di Alfred Hitchcock (ma non potevo semplicemente seguire “Il Segreto” come tutto il resto dell’Italia?), mi munisco di bottiglia d’acqua e mi risciacquo come posso.
Dai, alla fine è divertente! Anche se passiamo il resto del tempo a centellinare la poca energia a disposizione, facendo una sorta di staffetta con la guest house confinante. Uno splendido esempio di condivisione.
In serata i ragazzi spargono torce e candele per permettere a tutti noi di non schiantarci contro i muri della struttura, il che alla fine rende molto suggestiva la splendida cena maldiviana che viene servita in sala da pranzo.
Un’esplosione grandiosa di sapori e preparazioni tipiche! Alla faccia della cucina internazionale servita nei resorts!
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Il nuovo giorno inizia con una frase che mi rimbomba in testa: “Questo matrimonio non s’ha da fare”. Vi chiedete cosa centra? Nulla.
Ma riassume simpaticamente un viaggio alle Maldive in agosto: il maltempo è sempre in agguato e spesso, agosto e Maldive nella stessa frase, litigano.
Nonostante ciò, subito dopo colazione usciamo per una splendida sessione di snorkeling, dove scopro pienamente il senso di straordinaria libertà data dal nuotare in mezzo a milioni di pesci colorati. E tartarughe marine. E coralli. E anemoni.
Mi ritrovo più di una volta ad esprimere nel boccaglio tutto il mio stupore, spalancando gli occhi per l’emozione.
E’ come fluttuare in un acquario, solo che qui nulla è costruito o artefatto, qui la vita sottomarina è vera, in progressione, splendidamente attiva!
Ritrovo una pace mentale che non so se ho nemmeno mai avuto e, allo stesso tempo, mi sale un rifiuto quasi doloroso verso tutti quei parchi marini che attirano tanti curiosi visitatori.
Nel momento in cui mi trovo alla fine della barriera corallina, lì dove inizia il profondo oceano con una voragine che si apre in picchiata, mi smette momentaneamente di battere il cuore: è affascinante e terrificante, con quel blu dalla tonalità impossibile che sembra attrarti e respingerti allo stesso tempo.
Un altro istante in cui mi ritrovo ad assorbire incredulità, emozione e paura, è quando con uno piccolo gruppo di persone, scendiamo nuovamente in mare per fare snorkeling vicino a Dharavandhoo, mentre le onde oceaniche iniziano ad alzarsi e la tempesta si avvicina a noi.
Giuro che è qualcosa che non dimenticherò finché avrò vita. Una sensazione mista tra il sentirsi potentissimi e vulnerabili. Okay, questa è la giornata dei paradossi, ma vorrei solo trasmettervi il turbinio di emozioni che ho provato là, sulla barriera corallina, in balia della potenza della natura.
Se il meteo non minacciasse di scatenare un inferno di elementi stile “The day after tomorrow”, ora proseguiremmo con l’escursione, magari verso un’isola deserta; ma, vista la pioggia che inizia a cadere con costanza, rientriamo in guest house, dove pranziamo e trascorriamo il resto del giorno.
Gli spazi sono ristretti, la pioggia si abbatte senza tregua, pertanto mentre alcuni ospiti si ritirano nelle proprie camere, altri si fermano nei pochi divanetti a disposizione nell’area comune, per chiacchierare e leggere. Ecco, diciamo che se ora vi fosse il giardino esterno allestito con un gazebo e delle sedie, il tutto sarebbe decisamente più piacevole: magari permetterebbe alle persone di restare, senza bisogno di ritirarsi in stanza per mancanza si posto.
Una giornata un po’ strana questa, non brutta, solo particolare, trascorsa tra chiacchiere, condivisione di pensieri, risate; un po’ malinconica, con la luce che va e viene ad intermittenza, mentre fuori il cielo resta cupo; un po’ critica per l’inattività forzata all’interno di spazi ristretti. Speriamo vada meglio domani.
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Questa domenica mattina, non ci saluta esattamente come avremmo sperato. Dopo gli acquazzoni della notte, il cielo resta grigio e basso, ma almeno asciutto. Nonostante ciò, durante la colazione scopriamo che nemmeno oggi ci porteranno in escursione, causa vento forte e mare grosso. Restiamo di sasso e ci chiediamo un attimo come fare.
Fortunatamente 1– siamo un bel gruppo unito e ci stringiamo nella sfiga, facendo nostro l’hashtag #maiunagioia;
fortunatamente 2– siamo su un’isola di pescatori, possiamo perciò impiegare il nostro tempo a conoscerla meglio;
fortunatamente 3– alla nostra richiesta di visitare Dharavandhoo e la scuola, Visham chiama Lucia, una ragazza francese fidanzata con un maldiviano, che parla perfettamente anche l’italiano, per farci da cicerone.
Conclusione: ne esce fuori una delle più belle giornate trascorse nell’Atollo di Baa! Una giornata che ci avvicina agli usi e costumi dei maldiviani, alle curiosità locali, raccontati dalla splendida Lucia in collaborazione col suo ragazzo (chiedo scusa ma sono una frana con i nomi!), mentre anche il tempo pare sorriderci lasciando uscire un timido sole.
Vi invito a cliccare qui, per leggere il resoconto della straordinaria giornata trascorsa alla scoperta di usanze e curiosità maldiviane!
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E se #maiunagioia deve essere, che #maiunagioia sia! Lunedì ancora cupo ma, almeno, questa mattina, Visham ci comunica che faremo una breve escursione alla lingua di sabbia. Saremo di ritorno per l’ora di pranzo.
Il mare non è particolarmente grosso, ma col dhoni sembra di fluttuare su cavalloni giganti! La magia di trovarsi in mezzo a queste sfumature di colore in continua mutazione, non la si può descrivere.
Il cielo plumbeo fa risaltare il bianco cangiante della sabbia, quando raggiungiamo la nostra destinazione, sulla quale le gabbianelle ed alcuni corvi si godono spensierati il proprio territorio; le acque dell’Oceano Indiano, intanto, passano dal blu intenso, al turchese, dall’azzurro al bianco spumeggiante delle onde.
Sbarchiamo in rada, raggiungendo la riva a nuoto, in una sorta di emulazione dell’Isola dei Famosi che mi fa sorridere. Daniele per sicurezza si fa prestare il giubbotto salvagente, casomai in alcuni punti non si toccasse.
Meno male che ho portato le scarpine di plastica, altrimenti sarebbe stata dura appoggiare i piedi sui coralli. Lasciamo ogni cosa sul dhoni, anche la mia reflex ahimé, e permettiamo alle acque caldissime di  accoglierci e spingerci a riva.
Qui è bellissimo, un pezzo di sabbia che emerge dall’oceano cristallino, battuto dalle intemperie e chiuso a bozzolo in un incanto di azzurro. Non importa cosa faccia il tempo, le acque sono sempre caldissime!
Ci dividiamo tra bagni e tante risate, fino a quando veniamo circondati da nuvole che minacciano tempesta, perciò rientriamo al Blancura per il pranzo.

Pomeriggio di pioggia, in cui il mio Kindle si rivela nuovamente un’ancora cui aggrapparsi; fino a quando ci raggiunge Lucia, ed iniziamo una simpatica sfida a scopa, che vede la nostra ormai “guida ufficiale” spiegare le regole in un misto di inglese, italiano e francese a me e ad uno dei ragazzi della guest house; solo lei e Daniele sanno già giocare.

Mentre fuori infuria la tempesta e la maggior parte degli ospiti si è ritirata per un pisolino, noi ci divertiamo come bambini in questa sorta di bisca clandestina!

Appena si fanno le 16e30, però, usciamo per partecipare ad un vero tea time! Eh si, non si può venire alle Maldive e non gustare un delizioso tè, oppure un succo di frutta, accompagnato da finger food salati e dolci. Usanza che risale alla dominazione britannica: grazie per aver lasciato qualcosa di così goloso!
Dato che con noi c’è anche il fidanzato di Lucia, ci fermiamo dapprima a ricaricare la sim card maldiviana che ci è stata consegnata all’arrivo: le persone del villaggio sono davvero meravigliose, ma i commercianti appartengono alla categoria “sei turista ti frego” anche qui.
Alla prima ricarica ci hanno fatto credere che le quote partissero dai 10 dollari in su; ma noi sapevamo che ve ne sono anche da 5 dollari, pertanto questa volta non intendiamo lasciarci fregare. E con un maldiviano al seguito siamo al sicuro. Occhio!
Raggiungiamo quindi il porto dove, essendo lunedì, c’è gran fermento per l’arrivo della nave col carico delle provviste provenienti da India, Sri Lanka, Brasile. Ognuno ritira la propria merce utilizzando le immancabili carriole, oppure dei carretti.

E’ proprio al porto che si trova il bar più “rinomato dell’isola”, dove è possibile gustare pietanze davvero gustose: il ragazzo di Lucia prende le ordinazioni per noi, cimentandosi in quella che è la scrittura maldiviana, da destra verso sinistra, e facendoci preventivamente preparare alcuni tavolini su cui in breve arrivano tè, succhi di frutta appena fatti, una marea di prelibatezze dolci e salate, tipicamente maldiviane.
Scopriamo che è importante segnalare di non aggiungere zucchero alle bevande, altrimenti ne viene messo al momento della preparazione. Se si desidera un gusto puro, meglio evitare.

E’ un momento davvero bello, in cui chiacchieriamo piacevolmente e condividiamo sapori; nemmeno la pioggia che si abbatte su di noi poco dopo rovina il nostro umore, dato che il proprietario del bar fa spostare i tavoli nella saletta interna.
Anzi, Lucia ne approfitta per farci conoscere un’altra usanza maldiviana, quella della preparazione del Foah, una sorta di digestivo che le persone usano masticare durante l’intero arco della giornata…a meno che non abbiano già in bocca qualche altro cibo!

Il Foah si prepara con foglie, all’interno delle quali vengono messe noce moscata tagliata in fette sottili, chiodi di garofano, cannella, anice…e persino corallo grattugiato! Che è leggermente allucinogeno, quindi magari meglio non abusarne.

Sto ancora cercando di capire se il sapore è di mio gradimento, anche se storco il naso molto poco convinta. Ma sarebbe impensabile arrivare fino a qui e non assaggiare il Foah.

Viste le risate sguaiate che stanno accompagnando le nostre prove gastronomiche, ci vediamo convinti del fatto che il corallo stia facendo effetto. Ma in realtà il merito è della splendida compagnia.

Il resto della serata scorre tranquilla, con una sempre fantastica cena in guest house, chiacchiere di viaggio e spedizione in paese per fare qualche piccolo acquisto nei negozietti del porto.

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Penultimo giorno a Dharavandhoo: attorno alle dieci partiamo dal porto per un’escursione. La cosa ci elettrizza, fino a quando scopriamo che ci riporteranno alla lingua di sabbia. Ma non eravamo stati ieri? Boh?
Fatto sta che decido di vedere il bicchiere mezzo pieno, ossia mi concentro sul fatto che oggi potrò portare con me la reflex e fotografare questo minuscolo paradiso.
Dapprima ci fermiamo a fare snorkeling, sempre assistiti dai ragazzi del dhoni che scendono in acqua con noi; poi sbarchiamo nuovamente in rada e raggiungiamo la lingua di sabbia, dove vengono portati anche dei grossi frigo che contengono il nostro pic-nic.

Ci lasciamo conquistare dai granchi giganti, dalle gabbianelle che volano incontro al vento, dalla sabbia soffice che ci accompagna fino al mare caldissimo, dalla sensazione di camminare sulle acque, nel punto in cui la lingua prosegue battuta sui due lati dall’oceano, mentre i colori si fanno taglienti, vividi.

Un senso di libertà e di sicurezza, di gioia semplice e di stupore, sono le impressioni che porterò con me ripensando a questa giornata. La compagnia piacevole con cui condividere il pasto, il sentirsi nel posto giusto al momento giusto, nonostante il tempo inclemente.

E’ come se il richiamo delle Maldive, percepito per la prima volta un anno fa, avesse percorso migliaia di km per arrivare fino al mio cuore e portarmi qui.

Perché non saprei altrimenti spiegare come, una meta che non avevo mai preso in considerazione, snobbandola, sia diventata un chiodo fisso nella mia mente; perché non saprei spiegare come, il volo da noi acquistato, presentasse la tariffa migliore nelle sole date per noi disponibili. Dovevamo essere qui!

Qualcuno può definirle sciocchezze, ma io credo in queste casualità, dato che tanti dei nostri viaggi sono arrivati a noi proprio da un insieme di segni e coincidenze. O forse, è solo la bellezza senza nessun artificio di questi luoghi, che mi rende così sensibile.

Nel primo pomeriggio, dopo il gustoso pic-nic a base di spaghetti, tramezzini, insalata mista e frutta, rientriamo in guest house; il tempo di fare una doccia, che Lucia e il suo ragazzo vengono a prenderci per una nuova passeggiata nel villaggio.
Decidiamo di tornare dalle signore che l’altro giorno cucinavano i frutti dell’albero del pane, per vedere cosa preparano: pensavamo stessero friggendo delle foglie, invece le troviamo immerse nella cottura delle deliziose chips.
Ne acquistiamo dei sacchettini: alcuni di noi li vogliono portare in Italia, come pensierino; altri, come me e Daniele, li gustano strada facendo, tra chiacchiere e risate.
La sola cosa che rovina questa giornata, è scoprire l’orario del volo di collegamento che dovremo prendere domani per raggiungere Male: purtroppo parte alle 17e15, per cui è necessario presentarsi al check-in almeno alle 16. Non importa se l’aeroporto di Dharavandhoo è piccino, questa è la regola.
A ciò si aggiunge la delusione nel constatare che, la nostra speranza di poter usufruire comunque dell’escursione completa all’isola deserta, viene letteralmente cancellata dalla decisione di portare i nuovi arrivati a fare sorkeling con le mante: a nulla serve l’appoggio dei nostri compagni di viaggio, a nulla far presente che l’uscita programmata avverrà in collaborazione con la guest house vicina e col dhoni a loro disposizione.
Non c’è verso di smuovere Visham su questo argomento. Oltre al danno la beffa: dato che il gruppo raggiungerà la Baia di Hanifaru nel primo pomeriggio, io e Daniele non potremo nemmeno partecipare visto che rischiamo di non tornare in tempo per il check-in!
Infuriata e delusa, giuro a me stessa che questa volta, davvero e senza nessun ripensamento, è l’ultima che permetto a qualcuno di condizionare la buona riuscita di un mio viaggio. Per quanto mi riguarda MAI PIU’ pacchetti completi!
 ∞♦∞
Sembra sorriderci beffarda la nostra ultima giornata a Dharavandhoo: il sole torna a splendere con prepotenza, il vento si quieta, il mare è liscio come l’olio. Il che perfetta l’uscita sull’isola deserta. Quella che noi non faremo e non vedremo mai.
Dopo colazione ci fiondiamo in spiaggia, per godere del clima delizioso ed il mare bellissimo, una tavola piatta scintillante.
Dall’altalena sotto alla palma, non riesco a distaccare gli occhi dalla distesa dell’Oceano Indiano: sto cercando di imprimermi nella memoria ogni mutamento della luce, ogni colore, così come ho fatto con i visi delle persone, con gli angoli del villaggio, con i sapori e le curiosità.
Ma come si fa, me lo chiedo ogni volta, a mettere la parola fine ad un viaggio? Come si fa a provare un dolore così forte al cuore (e deve essere il dispiacere, altrimenti resta solo l’infarto) da sentirsi come se qualcuno te lo stesse strappando via a morsi?
Sarà pure la conseguenza di un’esperienza indimenticabile, ma oggettivamente io continuo ad avere difficoltà ad abituarmi a questa sensazione. Rientra un pò nell’idea che ho del viaggio: per me il viaggio è innamoramento e, come dico sempre, voglio passare il resto della mia vita ad innamorarmi.
Ma, come nelle migliori storie d’amore, il momento del distacco è davvero doloroso: pensate a Kate e Leo, a Romeo e Giulietta, a Paolo e Francesca…no dai, vabbè, però, che furba! Citare le migliori morti della storia, considerando che stiamo per affrontare tre voli e dieci ore d’aereo!
Ci riprovo: pensate a Carrie e Mr Big, a Elizabeth e Mr. Darcy! Insomma quanto dolore nonostante la bellezza delle loro relazioni?
Ci penso mentre gusto l’ultimo pranzo al Blancura, mentre mi godo l’ultimo sole e l’ultimo bagno, mentre salutiamo i compagni di viaggio con cui abbiamo condiviso questi otto giorni; ci penso mentre saliamo sulla navetta che ci porta all’aeroporto di Dharavandhoo, accompagnati da Visham che, con immensa cortesia, ci offre qualcosa da bere, spiegandoci tutto quello che c’è da sapere se, una volta a Malè, decideremo di visitare la capitale, per ingannare il tempo fino all’ora del volo.
Ci penso mentre aspettiamo nell’affollata saletta aeroportuale dell’isola, subito dopo aver passato dei pittoreschi controlli di sicurezza in cui, se una bottiglia da due litri d’acqua non ha destato alcun pensiero, così come docciaschiuma, shampo e creme in quantità industriali, un flaconcino da 75ml di Amuchina Gel allerta tutti i neuroni della guardia, che la rigira tra le mani come fosse il diavolo incarnato.
Ohi, non iniziamo, io all’Amuchina non rinuncio: la uso anche per cucinare!!!
Ci penso mentre salgo sul piccolo volo FlyMe, con cui sorvoliamo gli atolli delle Maldive, e mi ritrovo a piangere disperata. Perché non si può fare a meno di percepire dolore quando un viaggio finisce. Quello che ci dona a livello umano, ma anche di emozioni, è un patrimonio indescrivibile.

Una volta a Male, nell’aeroporto dei voli domestici, attendiamo l’arrivo del bagaglio assiepati nella piccola saletta; ci vuole un po’ di tempo per riavere la valigia ma, quando usciamo, ci aspetta un tramonto da sogno che si riflette sulla zona portuale e sulla capitale Male: sembra essere venuto apposta per salutarci.

Sono da poco passate le 18e40 ed è ovviamente buio, perciò decidiamo di non lasciare il bagaglio al deposito per dirigerci con i battelli fino a Male.

Il nostro volo parte alle 23, l’attesa è lunga, ma un dolce al cioccolato e del freschissimo frullato, consumati in uno dei tanti localini che si trovano fuori dalle sale del check-in, ci aiutano a mandare giù l’amarezza.

In effetti, per accedere all’aeroporto di Male, bisogna dapprima fare un controllo di sicurezza sommario cui sottoporsi con bagagli e borse, subito dopo l’ingresso; dopodiché si procede col check-in, col controllo dei passaporti e consegna del visto; poi ci si presenta ai controlli di sicurezza approfonditi.

All’interno dello scalo vi sono alcuni negozietti piuttosto carini, oltre a postazioni computer con cui accedere gratuitamente ad internet. L’unica cosa davvero devastante sono i bagni…tanto che, niente, alla fine il pipì stop lo rimando all’arrivo a Dubai.
E’ un lunghissimo viaggio quello che ci riporta in Italia, un viaggio che ci vede coccolati dal sempre eccellente servizio Emirates, ma che ci vede anche sorbirci sette ore di scalo a Dubai, dove scopriamo che la lounge aeroportuale Marhaba, in cui pensavamo di trascorrere la notte, accoglie i passeggeri per un massimo di 4 ore.
Decidiamo perciò di fermarci sulle sedie vicino al nostro gate, così se dovessimo addormentarci non saremo costretti a correre come pazzi attraverso questa immensa struttura.

Addio splendide Maldive. Non vi dico un arrivederci perché non so se ci rivedremo; sono sempre dolorosamente consapevole del fatto che, ogni meta, per noi non ha possibilità di ritorno, almeno non nell’immediato.
È necessario andare avanti, conoscere anche il resto del mondo: se avessimo a disposizione mille vite e un patrimonio inesauribile, torneremmo in ogni luogo già visitato. Ma pare non sia semplice ottenere questa accoppiata vincente!
Mi reputo comunque fortunata, graziata, ricchissima, per il solo fatto di riuscire a viaggiare. Non intendo piangermi addosso per l’impossibilità di tornare sui miei passi…ma per il distacco si. Sarebbe impossibile non farlo, dovrei non avere un cuore.
Mi piace pensare che il cuore di un viaggiatore abbia il difficile compito di crescere a dismisura nel corso della sua vita, perché egli ne lascerà un pezzetto in dono ovunque andrà. E se sarà bravo e fortunato, dovrà dispensarne parecchie parti!
∞♦∞
Consigli utili
-La sfortuna è subdola, decide di colpire le persone nelle loro più profonde fissazioni! Lo posso ben dire io, maniaca della pulizia, dopo aver rischiato di dover camminare su un lurido pavimento a piedi nudi, o di vedermi sequestrare la mia amata Amuchina Gel. L’ideale sarebbe farsi esorcizzare o sottoporsi ad un trattamento anti-sfiga. Magari anche i classici cornetti possono bastare…
-Guardate, io ve lo dico, poi voi fate come vi pare. Non ha senso svegliarsi la mattina con un motivetto che vi si imprime nella mente, affiorando dalle vostre labbra durante l’intero corso della giornata. Soprattutto se, il motivetto in questione, è quello del film “Lo Squalo” e voi state per affrontare una sessione di snorkeling.
-“Trenta dì conta settembre, con april, giugno e settembre; di ventotto ce n’è uno; tutti gli altri ne han trentuno”. Neurooooooo??? No, solo una filastrocca che introduce un mio parere. E’ vero, agosto non è il mese migliore per andare alle Maldive ma, se non avete modo di raggiungerle in altri periodi, accontentatevi e partite senza ripensamenti. Parola di chi ha preso tanta acqua.
Claudia B.
-Per informazioni pratiche e consigli (SERI) sui soggiorni in guest house, cliccate⇒ Soggiornare alle Maldive in un’isola di pescatori
-Per curiosità sul popolo maldiviano, cliccate⇒ A Dharavandhoo curiosando tra le usanze delle Maldive

12 Commenti

  1. Deianira Feneri

    Non c'è niente da aggiungere a questo bellissimo racconto, pieno di cuore, emozioni vere, sincerità… come sempre complimenti, per la passione che metti nel vivere le esperienze e la stessa che metti nel raccontarle e trasmetterle 🙂
    Hai descritto le Maldive in una maniera davvero alternativa e "vera" nei tuoi articoli, bellissimo scoprirne tutti questi lati e sfaccettature.
    Molto belle le descrizioni dei tuoi sentimenti contrastanti davanti a certe esperienze o paesaggi, mi ci ritrovo perfettamente! Un misto di emozioni inspiegabile ed indescrivibile!
    Molto poetico anche quel senso di "destino" che ci guida verso i luoghi che andiamo a visitare, verso le nostre esperienze e le persone che incontriamo sul cammino: sono pienamente d'accordo, adoro pensare che segni del destino e coincidenze ci facciano semplicemente andare incontro alla nostra strada e a chi dobbiamo essere e diventare…

    Brava!
    Un bacio!
    Deianira

    1. Grazie Deianira, mi hai fatto dei complimenti bellissimi. Che apprezzo tanto, perché mentre scrivo non so mai cosa riuscirò davvero a trasmettere della mia esperienza, delle mie emozioni. Non sono nemmeno mai sicura di non venir presa per pazza, anche se in cuor mio sono certa, e tu lo dimostri, che i viaggiatori potranno capire in pieno ciò che sento. Casualità e segni inclusi!
      Sapessi quante volte è successo, di ritrovarmi in un posto che sembrava seriamente avermi chiamato a sé in quel momento…
      Sono felice che questi tre racconti, alla fine, siano stati una sorta di finestra aperta sulle Maldive. Mi piace pensare che possano restare così, una testimonianza del mio vissuto, dei miei sentimenti, di quei luoghi, a disposizione di chi vuole viaggiare attraverso le parole. O di chi vuole intraprendere un viaggio vero.
      Un bacio grande a te,
      Claudia B.

  2. Come il solito sai catturarci e stupirci, le parole scorrono e le emozioni si percepiscono così bene che quasi ci viene difficile tornare alla realtà e pensare che non eravamo lì con te!
    Splendide queste Maldive, e chissene importa del tempo e della escursione che non è avvenuta. Nessun amore è perfetto, neanche quello che sa darti un luogo. Ma noi continuiamo ad amare non è così? E la sofferenza nel lasciare un determinato posto ne è la prova!
    Un bacione cara e complimenti ancora <3

    1. È verissimo, il nostro amore va oltre l’imperfezione anzi, alla fine, da viaggiatori, ci innamoriamo anche delle imperfezioni stesse come parte dell’esperienza.
      Magari ce ne rendiamo conto nel momento del distacco, oppure dopo essere tornati. A me succede continuamente!
      Vi ringrazio tanto per i bellissimi complimenti, è un piacere sapere di avervi fatti viaggiare con me.
      Un bacio,
      Claudia B.

  3. Complimenti Claudia! Un racconto emozionante e strepitoso. Le tue parole mi hanno tenuta qui incollata a leggere dalla prima all'ultima parola.
    Sai, anche io come te ho sempre immaginAto le Maldive come il paradiso del "e ora cosa faccio?" ma devo rivedere la mia idea dopo aver letto questo post. Mi hai aperto un mondo su un'isola raccontando tante belle escursioni fatte o che si possono fare e modi per ammazzare il tempo senza noia o meglio alla scoperta.
    Inoltre, ci tengo a dirtelo, percepisco dal modo in cui hai scritto il post, che il viaggio ti sia piaciuto alla follia dall'inizio alla fine (inconvenienti a parte! di cui mi spiace…). Lo si capisce dalle parole che hai usato, da come lo hai raccontato e dalle emozioni che hai condiviso nel raccontare le attività a cui ti sei dedicata. Insomma, un viaggio che attendevi da tempo, dal quale avevi alte aspettative e che non ti ha delusa!
    Una bella condivisione e tanti bei consigli per gli interessati.
    Complimenti! 😄

    1. Elisa non ho potuto fare a meno di ridere mentre leggevo il tuo pensiero, perché ci hai preso in pieno, ed io non posso fare a meno di nasconderlo né a me stessa, né nella scrittura! Mi fa sorridere che la mia gioia (a parte la delusione per le escursioni) sia così evidente dalle parole che ho scritto.
      Non so se ti è mai capitato, ma a volte nelle frenesia del viaggio, a me succede di non capire fino in fondo, sul momento, il modo in cui la serie di esperienze colpiscono la mente ed il cuore; quando torno ed inizio a decelerare, allora percepisco tutto in maniera consapevole, rendendomi conto del grande momento di vita appena vissuta!
      Ammetto che forse quel maltempo un pò insistente, alla luce di come sono andate le cose, è come se fosse arrivato per lasciarmi vivere appieno la vita dei maldiviani, per conoscere loro e le loro usanze.
      Vorrei davvero non aver acquistato un pacchetto completo di escursioni, questo è certo, ma l’aver visto le Maldive oltre il filtro, è stato un momento che non dimenticherò mai, un dono, una fortuna indicibile.
      Grazie per avermi letta e aver condiviso con me il tuo pensiero!
      Claudia B.

  4. Che dire? Ottimo racconto. Mai letti racconti così poco banali sulle Maldive… In compenso ne ho sentiti tanti dire: "Sì ma che fai tutto il giorno? Mare e sole, sole e mare? Che noia!". Brava, coinvolgente, dettagliatissima: ti affidi a un diario mentre sei in viaggio? 🙂

    1. Eh Roberta, anche io ho sentito solo e sempre frasi fatte, credimi! E a lungo le Maldive sono state tutto fuorché allettanti, ai miei occhi. Fino a che ho scoperto Maldive Alternative (certo, con pregi e difetti di un pacchetto completo), ed un modo di vedere oltre.
      Sono così soddisfatta di ciò che mi ha portato questo viaggio a livello umano, che spero di essere riuscita a trasmetterne almeno in parte a chi legge…
      Per rispondere alla tua domanda, in realtà no, mai. In questo caso ho preso solo qualche appunto su un foglietto, ma più per sicurezza che per altro, perché sono abituata a rievocare ricordi e basarmi su quelli.
      Pensa, due mesi fa, durante il nostro viaggio in moto tra Valtellina e Svizzera, ho approfittato delle serate tranquille per aggiornare direttamente online il diario di viaggio: mai più. Non posso. Se mi metto a scrivere, vuoi sul blog o su un notes, rischio di non vivermi l’esperienza.
      Faccio affidamento su qualche appunto o sulla mia memoria, su depliant e foto, nella speranza di non sbagliare troppo!!!
      Bacioni,
      Claudia B.

  5. Anonimo

    Cara Claudia ho letto solo l'inizio per il momento. Spero di poter leggere il resto al più presto. Certo che descrivere il cielo come un tappeto di stelle stando su un volo continentale di notte solo te!!!! Molte persone non sopportano i disagi di questi spostamenti lunghissimi. Invece anche a me sembrano una vacanza nella vacanza. E tutti quei film che si possono vedere ? A presto. Ciao Anna Maria

    1. Emirates ha tirato fuori tutto il mio più profondo romanticismo!!!
      Si, è vero, sono tanti a non sopportare lo spostamento: io a dire il vero ne sono sempre estasiata, soprattutto perché fa parte dell’avventura stessa. Poi, in certe condizioni, è quasi una benedizione 😉
      Spero anche io che riuscirai a leggere il resto, nel caso fammi sapere cosa ne pensi, anche alla luce del tuo viaggio di qualche anno fa!
      Un abbraccio,
      Claudia B.

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