Honda raid tour: Genga ed entroterra marchigiano

Non mi ha mai convinta pienamente l’idea di partecipare ad un motoraduno, nonostante segua con curiosità gli arrivi o i transiti di queste affascinanti carovane di moto.
Ho sempre avuto l’impressione che dovesse essere alquanto complicato allineare il passo di tante persone diverse, senza rischiare cadute.
Poi, però, una mail dall’Hrs Moto di Rimini, dove abbiamo comperato la nostra A.T., ha fatto cambiare idea a me e Daniele.
La proposta era estremamente allettante: l’Honda Raid Tour si sarebbe svolto domenica 4 settembre, partenza in prima mattinata da Rimini con destinazione Genga, attraverso lo spettacolo dell’entroterra marchigiano.
Un percorso piacevole, per un massimo di 40 moto, adatto anche a chi come noi desidera avvicinarsi con calma al mondo dei raduni. Il fatto di conoscere la zona, visto che a Genga e San Vittore delle Chiuse siamo stati un paio di mesi fa (qui il racconto di viaggio), ci convince ad iscriverci: sicuramente sarà più semplice sentirci a nostro agio.
È così che, in questa tersa domenica di settembre, facciamo il pieno ad A.T. e raggiungiamo il concessionario Honda dove, pagata la quota di partecipazione di 15€ a testa, ci vengono consegnati un gadget e la mappa dell’itinerario; ma non solo, visto che il costo include caffè di metà mattina, pranzo, aperitivo, assistenza. Direi ottimo!

 
Il percorso è meraviglioso, soprattutto con il cielo azzurro intenso ed il clima gradevole di oggi. È vero che ognuno di noi ha il proprio passo, ma bene o male riusciamo a formare una colonna abbastanza compatta, una sorta di scia sulle due ruote: che spettacolo!
Attraversiamo paesi sonnolenti, splendide vallate e borghi storici. Il verde ha ormai perso la vivace brillantezza estiva, assumendo già quella sfumatura spenta che precede le ricche tonalità autunnali ed il foliage.

Coriano, Montescudo, Monte Grimano, Ponte Cappuccini, Frontino, Piandimeleto, Sant’Angelo in Vado fino ad Urbania, la prima tappa, dove ci fermiamo per una piacevole pausa caffè.

Dopodiché partiamo con direzione Piobbico, per seguire poi una strada bellissima verso il Monte Nerone e giù verso Cagli.
Dalla bella città marchigiana, proseguiamo per Frontone, Serra Sant’Abbondio, Sassoferrato ed infine Genga, racchiusa in quella cornice mozzafiato che è il Parco Naturale della Gola della Rossa e di Frasassi.

Le pareti rocciose del millenario canyon ospitano bellezze artistiche e naturali infinite; oggi, ad esempio, scopro con piacere che visiteremo il Tempio di Valadier e l’Eremo della Madonna di Frasassi, prima di pranzo. Una gioia per me, visto che due mesi fa non abbiamo avuto tempo di intraprendere questa passeggiata.
Parcheggiamo le moto vicino alle insegne Honda, nello slargo da cui inizia il sentiero. Ci fermiamo qualche istante all’ombra, bevendo acqua freschissima gentilmente portata dagli organizzatori, poi iniziamo l’ascesa.

La salita è ripida, seppure agevole: certamente percorrerla con abiti meno ingombranti, in questo caldo torrido, sarebbe decisamente meglio; ma il tunnel di alberi che ha già iniziato a rilasciare un primo soffice tappeto di foglie, fa dimenticare il fiatone.

Poi, quando gli stessi alberi si aprono per lasciar passare il sole, il panorama ci lascia ammutoliti, perché da qui la possenza delle pareti di roccia che racchiudono il corso del fiume ed il verde della vegetazione, è un quadro di una bellezza disarmante.

Ancor di più lo è il momento in cui si accede al Tempio del Valadier e all’Eremo della Madonna di Frasassi…giuro, valgono ogni fatica fatta per arrivare fino a qui.

Come ho già spiegato nel precedente articolo, l’edificio fu fatto costruire da Papa Leone XII, originario di Genga, su un progetto dell’architetto Valadier.

Ma sapete, un conto è stato vedere le immagini in bianco e nero della zona, presenti nel piccolo museo dedicato al pontefice, nel centro del borgo marchigiano; un conto, invece, trovarsi dinanzi a questa straordinaria struttura ottogonale, inserita letteralmente all’interno di una grotta, ed il frontale piccolo eremo, di cui si parla per la prima volta nel 1029, incassato nella parete rocciosa a strapiombo sulla vallata. Impressionanti.

Il Tempio fu edificato nel 1828 ed ha una forma ottogonale che riempie quasi per intero l’ingresso alla grotta; all’interno, sull’altare, è posizionata la copia di una Madonna col Bambino della bottega di Canova.

Ma, personalmente, mi innamoro della piccola, irregolare stanza, che caratterizza l’interno dell’eremo. È intima ed accogliente, con la roccia a vista che chiude la parete allineata alla montagna. L’altare minuscolo, è posizionato in una sorta di corridoio.

Insieme  resto del gruppo scendiamo al parcheggio, per raggiungere Genga che si trova ad una manciata di km da qui. Un arrivo rombante quello della nostra carovana, col quale stiamo decisamente risvegliando la pace del borgo.
È ora di nutrire i centauri e, seppure con un certo ritardo sulla tabella di marcia, ci sediamo con piacere alla Taverna del Papa, dove in una compagnia gradevole e coinvolgente, ci viene servito un pranzo luculliano.

Ambiente incavato nella roccia, rustico ed accogliente, proprio a due passi dalla porta d’accesso a Genga, personale estremamente cortese e rapido, porzioni ottime ed abbondanti; se a questo aggiungiamo le allegre chiacchiere tra motociclisti, direi che non potremmo chiedere di più.

Una delle cose che più amo del motociclismo vero, la semplicità con cui ci si interpone con chi ha la tua stessa passione, intavolando rapporti basati sul rispetto, che nascono con grande naturalezza.
Tanto che il ritorno verso Rimini diventa un momento divertente e goliardico, anche se tagliamo il percorso pianificato in precedenza.

Visto che ci siamo attardati tra le visite e la buona cucina -e forse in mattinata “potremmo” aver sbagliato strada, ma non ci sono foto o video a dimostrarlo- decidiamo di arrivare fino a Cagli, da qui seguire la statale fino a Fano, poi fare l’autostrada. Tra mille peripezie, devo dire!

Sono le 19 circa quando arriviamo all’Hrs Moto di Rimini e, per finire alla grande una giornata perfetta, ad attenderci c’è un classico furgoncino Volkswagen allestito per l’occasione come pittoresco chiosco degli aperitivi!

Così ci fermiamo a bere qualcosa di fresco, chiacchierando piacevolmente con il resto dei partecipanti, mentre un tramonto rosso si spegne su una giornata dal profumo dolce di gas di scarico, di asfalto e di sorrisi veri. Con due fondamentali insegnamenti: rispetto e il saluto, che è sempre d’obbligo!

Claudia B. Daniele L. Honda Africa Twin 

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2 Commenti

    1. Grazie mille! Anche io penso che le due passioni si fondono benissimo, per noi è un insieme di momenti e di esperienze che ci permettono sul serio di vivere sensazioni indimenticabili.
      Poi effettivamente, uscire in moto è anche una scusa in più per scoprire luoghi nuovi…il che non guasta mai 😉
      Ma lo sai Lucrezia, a proposito di passione per le moto, che la mia è piuttosto “antica”….nel senso che ci andavo già quando ero nella pancia della mia mamma! Lei non sapeva ancora di essere incinta, ma io ero già lì nascosta, e col mio babbo erano fuori in moto. A me è piaciuto tanto, evidentemente, mentre mamma ne ha approfittato per non salirci più! Ahahahah!!!
      Un bacione!
      Claudia B.

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