Mercatini di Natale sulle Dolomiti

Mancano solo due giorni a Natale e, dato che sono reduce da una mini fuga in Alto Adige, ho deciso di concludere i miei racconti per l’anno 2015, dedicati alla “Magia del Natale”, con questo breve, ma indimenticabile viaggetto. Anche perché, se finora vi ho narrato in “differita” i nostri viaggi, quello in Alto Adige, direi che è “fresco di covata”… per questa volta, si tratterà praticamente di un’esperienza live!

C’è una cosa che adoro dopo un anno passato senza  le montagne: quel momento in cui, sull’Autostrada del Brennero, si emerge lentamente dalla nebbia della Valpadana e, arrivati all’altezza di Affi,  le cime iniziano ad ergersi tutto attorno. Non posso resistere a quell’istante, in genere se mi addormento durante il tragitto, chiedo a Daniele Grinch di svegliarmi, per godermi fin dall’inizio lo spettacolo delle splendide pareti di roccia che diventano sempre più alte.
Arriviamo in tarda mattinata a Chiusa, in Valle Isarco, un piccolo borgo incantato che abbiamo già visitato un paio d’anni fa, durante il viaggio di andata verso l’Osttirol (scopri il viaggio qui): allora, il mercatino di Natale era terminato quindi, oggi, ne approfittiamo per godercelo completamente. 
L’obiettivo di questi tre giorni, infatti, è di dedicarci alla scoperta dei più piccoli e pittoreschi mercatini dell’Alto Adige, quelli che attirano meno visitatori, meno folle e che, per questo motivo, sono davvero piacevoli e coinvolgenti. 

Chiusa è un borgo bellissimo, il tempo soleggiato lo rende ancor più affascinante… anche se non nego che, una soffice coltre di neve, sarebbe stata graditissima in questo contesto pre-natalizio. Il “Mercatino Medievale di Chiusa”, è una manifestazione piccola ma deliziosa: le casette in legno sono dislocate in tutto il centro storico, non sono tante, ma davvero carine e gestite benissimo, in maniera molto accogliente, quasi familiare.

Le merci artigianali sono esposte anche in negozi allestiti unicamente in occasione dell’Avvento, in grotte e stanzette lungo il corso principale, dove gli artigiani mostrano la loro arte ai visitatori; tutto ciò, unito alle botteghe e ristoranti del paese, accuratamente decorati, alle persone che vivono in maniera piacevole ed attiva il periodo del Natale, rende magica l’atmosfera che si crea in città.

Non possiamo esimerci nemmeno noi dal venirne coinvolti… neppure Daniele Grinch, che mi spaventa immensamente quando lo trovo a ballare canzoni natalizie lungo il corso, sulla musica che si sparge nell’aria, in filodiffusione. E’ abbastanza spaventoso, non so se essere felice di questo cambiamento pro Natale, oppure temere un cataclisma naturale quanto prima…

Dopo anni di mercatini natalizi, resto ancora senza parole nel vedere come, in Trentino Alto Adige, le persone accolgono e vivono l’Avvento, fermandosi ogni giorno ad acquistare qualche decoro per l’albero o prodotti tipici nel mercatino, sostando nei punti ristoro sia presso le casette in legno, che negli angolini allestiti all’esterno di bar e ristoranti, con grossi termos colmi di vin brulè, punch, birra. Per l’aperitivo, per un saluto, per fare quattro chiacchiere, ci si incontra qui.

Noi, oltre a fare prove di danza, per partecipare alla prossima edizione di “Amici” (ciao Maria De Filippi!), acquistiamo del formaggio di malga e anche delle decorazioni per l’albero di pampepato le quali, oltre ad essere originali, profumano proprio di Natale! 
Entriamo nelle varie cantine e sale d’esposizione, fermandoci a parlare con le persone del luogo e, all’ora di pranzo, scegliamo un ristorante tipico in centro, per gustare con calma un piatto di caldissimi canederli di speck (io) e pizza (Daniele Grinch che, se non mangia pizza almeno una volta a settimana, rischia seri problemi respiratori).
E’ un pranzo piacevole  e rilassante, che concludiamo con un’altra passeggiata nel coloratissimo centro storico, prima di proseguire per il vicino paese di Laion dove, tramite Booking, abbiamo prenotato un bell’albergo in posizione strategica, per le nostre visite, il “Zur Sonne”. Infatti, siamo proprio all’imbocco della Val Gardena, dove ci fermeremo a Santa Cristina, Ortisei e, domani, anche a Selva Valgardena
Facciamo il check-in e sistemiamo le nostre cose in camera, uno splendido spazio mansardato in legno, in cui si dorme e si fa la doccia con vista sulle cime più alte delle Dolomiti… un sogno. Riposiamo giusto un’oretta, ci prepariamo e, attorno alle 15, ripartiamo alla volta di Santa Cristina, seguendo una strada panoramica mozzafiato, con affacci meravigliosi sulla vallata. 

Santa Cristina è una località prettamente turistica, dove non esiste un vero e proprio centro storico, ma una serie infinita di negozi, impianti di risalita e tantissime persone che si accalcano tra bar e ristoranti; in realtà ci sono anche numerosi atelier del legno, dato che la Val Gardena è nota per la scultura di immagini in legno, veri capolavori artigianali. 

Non è un caso che, proprio a Santa Cristina, in Piazza Dosses, sia allestito in maniera permanente, il presepe ligneo a grandezza naturale, più grande del mondo, un capolavoro assoluto, davanti al quale è posizionato il piccolo mercatino natalizio.

Ci fermiamo a bere un vin brulè bollente, nelle casette a pochi passi dal presepe, in modo tale da ammirare questa meraviglia artigianale, avvolti dal profumo di cannella, chiodi di garofano e con un dolce calore a riscaldarci mani e stomaco.

Passeggiamo fra le casette, osservando l’esposizione di oggettini in legno, e prodotti tipici: acquistiamo un pendente per l’albero e del delizioso aceto prodotto in zona, in modo tale da portarci a casa qualche sapore del Sudtirol, oltre che un ricordo visivo. 

Non manchiamo nemmeno di fare una foto al castello di ghiaccio con Babbo Natale, proprio al centro delle piazza, mentre il sole sulle vette altissime cala sempre più repentinamente, lasciando che gli ultimi raggi scivolino sulle cime, permettendo alle lucine natalizie di prendere il sopravvento sulla luce naturale.

Tanto che, quando arriviamo ad Ortisei, è già completamente buio: ad essere onesta, era proprio questo il mio intento. Regalarci Ortisei illuminata a festa, completamente immersa nell’atmosfera natalizia. E ci sono riuscita, visto che qui è un sogno d’Avvento! Le casette del mercatino, sono posizionate lungo il corso e sulle piazzette principali, espongono oggetti carini dove dominano il legno ed i prodotti gastronomici.

“Il paese di Natale”, così si chiama la manifestazione, rappresenta in pieno ciò che incarna Ortisei oggi, ossia un angolo di Alto Adige, in cui ovunque attorno a noi, si respira il Natale: dagli alberi immensi, decorati con divina semplicità, alle candele sparse ovunque, alle vetrine ricercate, alle pittoresche casette in legno.

E poi i profumi speziati che si spargono nell’aria… talmente buoni che, ad un certo punto, decidiamo di entrare in una pasticceria per coccolarci con una cioccolata in tazza ed una fetta di strudel. In fondo non è Natale in Alto Adige, senza queste due fragranti prelibatezze… poi, trattandosi del nostro mini viaggio d’anniversario, siamo autorizzati a coprirci di dolcezze!

Usciamo nuovamente nella brillante e fredda serata di Ortisei, proseguiamo la passeggiata per il mercatino, ammirando anche la bellezza dei viali e degli edifici illuminati a festa, permettendo ai nostri occhi di assorbire la magia del luogo; visitiamo la piccola Chiesa di Sant’Antonio, circondata dalle allegre casette in legno e da persone che si fermano a bere qualcosa di caldo nei chioschi del paese.
All’interno, c’e’ una pace totale e mi incanto ad ascoltare in completa rilassatezza, un ragazzo che suona la chitarra divinamente, prima della funzione serale, mentre con lo sguardo corro verso i dipinti e le vetrate, che rappresentano scene della vita di Sant’Antonio, oltre che sul sontuoso pulpito del Seicento e le statue lignee.

Ci spingiamo fino all’imponente Chiesa di Sant’Ulrico, leggermente decentrata ma imperdibile, nonostante sia avvolta dall’oscurità, che la rende misteriosa e maestosa, con i suoi tratti neoclassici e barocchi.

Decidiamo di salutare Ortisei e ritornare verso la Valle Isarco e Chiusa, dato che il nostro gentile oste, ci ha suggerito di visitarla dopo il tramonto: consiglio che si rivela ottimo, in quanto il mercatino e la stessa Chiusa, bellissimi nella luce del giorno, appaiono suggestivi e romantici, avvolti dalla fioca luce della sera

Il borgo è immerso nelle tenebre, interrotte solo dalle casette di legno scintillanti di lucine, da file di lanterne e candele. E’ un vero incanto, dove almeno tre sensi, vengono sollecitati: la vista, che desidera non perdere un angolo, del pittoresco e romantico borgo; l’udito, che coglie risate e musiche in filodiffusione; l’olfatto, che percepisce i deliziosi profumi di dolci e vino caldo come se, col calare della sera, divenissero più intensi.

Ne approfittiamo per fermarci ad acquistare un ultimo, piccolo ricordo in questo angolo di natalizio splendore, prima di rientrare in hotel, a Laion, e prepararci per cena. E’ un pò tardi, ma il nostro oste ci ha assicurato che ci avrebbe aspettati volentieri, se avessimo trovato il modo di fare la sosta serale a Chiusa e noi, ovviamente, ne abbiamo approfittato.

L’hotel “Zur Sonne” oltre ad avere stanze splendide, ha ristorante ed aree comuni molto accoglienti e gradevoli, dove ci si sente accolti e coccolati: ceniamo divinamente a base di tipici piatti altoatesini, godendoci una splendida serata romantica, tranquilla, che terminiamo nella saletta per gli ospiti, bevendo qualcosa a lume di candela. Meraviglioso…
∞♦∞
Questa mattina, ci svegliamo con il sole che spunta dalle alte cime delle Dolomiti, creando raggi di luce davvero suggestivi: mi siedo sul davanzale della finestra, a godermi lo spettacolo commovente della natura che si risveglia, chiamandoci a sé. E’ un momento incantevole, di una bellezza unica.
Scendiamo con calma a fare colazione, perdendoci in chiacchiere… in realtà dovremmo partire quanto prima ma, in fondo, abbiamo tre soste da fare oggi e vogliamo prendercela con tranquillità. 
Purtroppo a Selva Valgardena, scopro che “Mountain Christmas”, il mercatino di Natale davvero pittoresco del centro, apre solo nel pomeriggio. Rimango piuttosto basita, perché online, era segnalata l’apertura sin dal mattino.

Niente ci vieta, comunque, di fare una passeggiata fra le casette, attraverso i cui vetri, possiamo ammirare le merci esposte, allietati da bella musica in filodiffusione. Certo, non è la stessa cosa del poter vivere un mercatino “aperto”, ma non ci lasciamo scoraggiare da questo imprevisto. 

Attraversiamo tutto il paese, pieno di sciatori che vanno da una parte all’altra, di certo molto più attivi di noi, che ci limitiamo a dare uno sguardo alle vetrine e a cercare i numeri del calendario dell’Avvento, mentre ridiamo e scherziamo. Seguo Daniele Grinch nella sua sosta caffè, all’interno di un locale caratteristico, ricco di boiserie in legno, con soffitti bassi, stufa in maioliche e decorazioni natalizie d’autore. Davvero bello.

Ripartiamo alla volta del Lago di Carezza, seguendo una strada mozzafiato che attraversa le Dolomiti e il Passo Sella, un sogno paesaggistico, da cui godiamo di spettacolari affacci sulle vallate variopinte e le vette imponenti. Non c’è neve, purtroppo, però in questo modo possiamo assaporare ogni sfumatura di colore e ogni mutamento della luce, fermandoci anche a più riprese, per fare fotografie. 

Il panorama a perdita d’occhio è così bello da far male al cuore, avete presente la sensazione tipo: “Ma adesso, dove guardo?”. Ecco, ci ritroviamo in questa situazione!

Dopo diversi km di strade che richiederebbero due ruote, non quattro (lungo cui troviamo un valoroso motociclista, che sfida le rigide temperature invernali… chiunque tu sia, hai il nostro massimo rispetto!), arriviamo al Lago di Carezza, in Val d’Ega.

Per puro caso, infatti, ho scoperto che, durante l’Avvento, si tiene un minuscolo Mercatino di Natale, lungo le sponde del lago. Non sappiamo bene cosa aspettarci, in realtà, visto che nell’articolo si parlava di appena una decina di casette.
Ebbene, nell’incantevole cornice del lago ghiacciato, racchiuso in una coltre di fitti abeti, su cui, in estate, si rispecchia il Massiccio del Latemar, usciamo completamente dalla realtà: perdiamo la cognizione del tempo, ammaliati da questo angolo magico delle Alpi, dove realmente vi sono solo dieci casette, a forma di lanterna, disposte in più punti, sul sentiero lungolago.

Ma sono così graziose e piacevoli, che non potremmo comunque andare più velocemente: vogliamo assaporare ogni istante trascorso qui.

Ci soffermiamo sui punti panoramici che affacciano sul Lago di Carezza, inoltrandoci nella fitta macchia di abeti, dove sembra già sera, tanto che le lanterne disposte accese, lungo il percorso, brillano intensamente.

Raggiungiamo le casette “centrali” del mercatino, quelle che espongono splendidi centrotavola, composizioni per il Natale e prodotti in feltro, fino a fare la prima sosta, per un vin brulè bollente: ci posizioniamo ad un tavolino alto, vicino alla stufa a legna che manda un piacevole tepore, ammirando, da una parte, in mezzo agli abeti, piccoli sedili in legno coperti da pelliccia ecologica e, dall’altra, l’affaccio sul lago ghiacciato. Penso davvero che, questo, sia stato uno dei migliori vin brulè, di tutta la mia vita.

Nel gruppo di casette successive, le ultime, troviamo altri prodotti artigianali, tisane e caffè a base di canapa e un angolo ristoro, dove acquistiamo dei panini, aromatizzati al finocchio, farciti con speck e formaggio caldo. Ci fermiamo a mangiarli sulle belle panche di legno, vicino al braciere: un momento rilassante, da condividere anche con gli altri visitatori che, come noi, si godono la pace del luogo.

Proseguendo lungo il percorso pedonale del lago, incontriamo l’esposizione di una bravissima artista del legno: dalla sua motosega, escono figure di una grazia unica, degne di uno scultore del ghiaccio. Continuiamo seguendo il sentiero ad anello, fino al punto di partenza, sostando per fare foto agli scorci mozzafiato sulle Alpi
Questo che, in lingua ladina, viene chiamato “Lec de Ergobando”, ossia Lago Arcobaleno, durante la bella stagione è un’esplosione di colori, una tavolozza di pantoni! Certo, ora, nella sua glaciale pace invernale, non è meno affascinante e suggestivo.

Non è difficile immaginare come, una tale bellezza naturalistica, abbia generato la leggenda della ninfa Ondina, abitante delle acque, di cui si innamorò lo stregone del Latemar. Egli provò a rapirla più volte, senza riuscirci, fino a quando fece comparire uno splendido arcobaleno, sulle acque del lago, per attirare la giovane e bella ninfa.

Ella uscì dal suo nascondiglio, affascinata dai colori paradisiaci ma, quando vide lo stregone, fuggì terrorizzata ed egli, infuriato, scagliò l’arcobaleno sulle acque del lago che, da quel giorno, riflettono tutti i colori dell’iride. Immaginando che, la bella Ondina, sia in una sorta si cristallizzato letargo invernale, noi la salutiamo augurandole buon riposo, prima di partire per l’ultima meta di giornata.

Arriviamo a Tesero, in Val di Fiemme, a metà pomeriggio, per visitare quella che è una manifestazione piuttosto famosa: “Tesero e i suoi presepi”. La piccola, piacevole cittadina, infatti, ha una ben radicata tradizione per ciò che riguarda la rappresentazione della natività. 

Questa usanza si è diffusa tra Settecento ed Ottocento, portando gli abitanti a realizzare una delle natività a grandezza naturale, più famose e conosciute al mondo: il “Grande Presepe”, allestito per la prima volta nel 1965, sotto al ponte medievale e spostato definitivamente, nel 1972, in Piazza Cesare Battisti

Ad esso sono state aggiunte, annualmente, nuove figure e scenografie, è un vero capolavoro nel quale perdersi. Lo si potrebbe definire un presepe itinerante, in quanto, in occasione di eventi speciali, viene esposto anche in altre città come, per citarne alcune: Roma, in Vaticano, nel 2005 e nel 2007; L’Aquila nel 2009, dopo il terribile terremoto che devastò l’Abruzzo; Assisi l’anno successivo; addirittura anche a Cracovia, nel 2008. Ma le città che hanno ospitato il Grande Presepe di Tesero, sono davvero tante. 

Noi, oggi, abbiamo l’onore di poterlo ammirare, completamente a nostra disposizione, in quella che è la sua sede naturale, in Val di Fiemme, cui si ispira la scenografia.

A questa installazione, vicino cui vi sono due o tre piccole casette del mercatino natalizio, che espongono per lo più bei manufatti in legno, cibo e bevande calde, si aggiunge un vero e proprio circuito ad anello, attraverso le esposizioni di presepi, posizionati nel pittoresco borgo.

E’ davvero piacevole, divertente ma, soprattutto, sorprendente, poter percorrere i vicoli acciottolati, attraversare le caratteristiche corti che si aprono nelle antiche residenze, per cercare ed ammirare i fantastici presepi, allestiti dai paesani. 

Non solo figure in legno, egregiamente dipinte, ma anche tanti altri materiali e scene più o meno attuali, sempre coinvolgenti nella loro spettacolarità. Ci muoviamo da un passaggio all’altro, senza perdere nemmeno un allestimento, perché meritano davvero tutti di essere ammirati. Poi, questo è un modo carino ed alternativo, di visitare un borgo accogliente, la cui suggestione aumenta con l’abbassarsi della luce naturale. 

Passiamo davvero un’oretta piacevole, percorrendo passaggi e viuzze, per terminare con la visita del presepe, nella Chiesa di S. Eliseo.

Subito dopo, visto che c’è una graziosa pasticceria aperta, proprio lungo il circuito dei presepi, entriamo per scaldarci e fare una golosa pausa a base di cioccolata calda: gianduia per Daniele Grinch, pistacchio per la sottoscritta. Ebbene si: vado pazza per il pistacchio… il verde ha contagiato anche me!!!

L’ambiente è caldo, accogliente, perciò ci godiamo qualche minuto di pace, prima di tornare all’auto e riprendere la strada verso Laion.

Arriviamo in hotel, ci prepariamo e scendiamo a cena, per gustare altre splendide prelibatezze altoatesine. Una serata serena, molto montana, molto intima, che ci permette di rilassarci completamente e perderci nei ricordi, di questi incantevoli due giorni.

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Oggi, purtroppo, si riparteDurante la colazione discutiamo su dove trascorrere le ultime ore in montagna: l’idea iniziale era la salita al Monastero di Sabiona, cui si accede da una Via Crucis, che parte dal centro del paese di Chiusa.

Ma, devo dire, che c’è un’altra cosa che desideravo fare, sin dalla programmazione del viaggio. Quando siamo stati in Osttirol (guarda questo post), a Capodanno di due anni fa, durante il rientro ci siamo fermati a Brunico, per la visita del borgo e dei mercatini.

Senza voler togliere nulla a quel contesto, io penso seriamente che, se si chiama “Mercatino dell’Avvento”, un motivo ci sia. La bellezza resta… ma non c’e’ lo stesso coinvolgimento, la stessa atmosfera del periodo pre-natalizio. Non lo si vive nello stesso modo.

Perciò Daniele Grinch, che in fondo ha un cuore rosso, si intenerisce e mi porta fino a Brunico, in cui possiamo finalmente vivere l’Avvento, nel suo pieno svolgimento.

Che magia… prima di tutto, essendo lunedì, ci si muove con grande piacere e senza ressa, tra le casette di legno; seconda cosa, forse perché mancano quattro giorni a Natale, l’emozione è piena, intensa, si respira ovunque, insieme al profumo di cannella, cioccolata, zucchero, arance grigliate, wurstel, crauti e pane fragrante; la si respira nei passi delle persone che, senza corse o frenesia, entrano ed escono dalle belle botteghe del paese, oppure si fermano al mercatino per piccoli acquisti conclusivi o per bere un brulè; si respira e si ascolta, attraverso le note dei ragazzi che, insieme ad un’insegnante geniale, trascorrono la giornata, cantando brani natalizi, nelle piazze di Brunico e vicino alle casette del mercatino… ed io, che adoro queste canzoni, mi ritrovo a perdere almeno vent’anni e a cantare con loro.

E non posso proprio fare a meno di pensare, nel culmine di questa magica atmosfera, a quanto vorrei poter vivere in Trentino Alto Adige, tutto il periodo dell’Avvento.

Continuo a rifletterci… ogni volta che veniamo qui, non posso fare ameno di desiderare una sorta di “trasferimento coatto pre-natalizio”, che preveda l’arrivo il 25 novembre e la partenza il 24 dicembre, per essere parte di questa magia, non solo pochi giorni, ma per tutto l’Avvento.

Credo onestamente che, nessun posto tanto quanto il Trentino Alto Adige, incarni al meglio il senso e l’emozione del Natale. Ogni volta, riesce a incidermi dentro dei ricordi e delle sensazioni talmente forti che, se solo fossi in grado di trasmettervi per un quarto, sarei già fortunata, certa di avervi dato tanto.
Vi auguro un sereno Natale, cari lettori, sperando di avervi fatto un pò sognare con le mie “Cronache dell’Avvento”.


Consigli utili.
-Ho appurato che, bere vin brulè altoatesino, rende migliore l’umore; quindi vi consiglio di sorbirlo durante tutto l’arco della giornata… si, anche al mattino, vi terrà caldi durante le escursioni!
-A proposito di temperature…ma a voi, è mai capitato di sentire freddo agli occhi? Okay, sarà anche un dicembre anomalo, caratterizzato da anticicloni, senza neve… ma per me fa freddo comunque! Ad un certo punto avrei voluto mettermi della pelliccia ecologica sulle palpebre, unica parte visibile e gelata del mio corpo, ma ho dovuto riparare sugli occhiali, almeno mi hanno permesso di guardare quello che c’era attorno! Se dovesse capitarvi, potreste provare con delle veline… Ah! Dimenticavo: occhio alle sedute in legno o pietra. Appoggiate sempre il vostro didietro, su uno dei cuscini o pellicce ecologiche, lasciate a disposizione, per evitare di congelarvi. A meno che non siate Jennifer Lopez, una scultura di ghiaccio del vostro sedere, potrebbe non essere poi così interessante.
-Ho scoperto che un Grinch è corruttibile con dolci e cioccolata in tazza. Ma anche con gnocchi al semolino. E, forse, pure con ossobuco e arrosti sontuosi. E birra, tanta, di ogni tipo. Se dovete tenere a bada un Grinch… ingozzatelo!

Claudia Fatina del Natale e Daniele Grinch

10 Commenti

  1. Amo il Natale con la sua atmosfera luccicante, anche se credo che tu possa essere definita la fan numero 1 di questa festività!! 🙂 In Trentino, poi, diventa tutto magico. Ho trascorso le feste natalizie in questa regione l'anno scorso e ne conservo un bellissimo ricordo. P.s Buonissimo il brulè!!

    1. Quindi mi confermi che quel brulé è spettacolare di suo, non sembra solo a me perché ne sono dipendente? Un elisir di gioia natalizia, ecco come dovrebbero chiamarlo!
      Roberta non tentarmi…non sai come vorrei mollare tutti, parenti e pranzi, per ritirarmi in Trentino Alto Adige fino alla fine delle feste. Nel post ho scritto che lo farei per l’avvento: in realtà mi rifugerei lassù fino all’Epifania!
      Claudia B.

  2. Ciao Claudia fatina del Natale ma se scrivo a te la letterina la consegni di persona a quel signore anziano vestito di rosso? Ahahahah 😉
    Sì i luoghi sono da incanto e io ci andrei ogni anno nel periodo dell'Avvento ed ora che ho letto questo tuo post d'un fiato, e quasi invidiosa di tutto quello che sei riuscita a vedere, posso dire una cosa. Che partirei in questo momento. Mi hai trasmesso l'entusiasmo di essere là a vivere con la mia famiglia l'atmosfera natalizia tra paesini e mercatini.
    Un bacio 😄

    1. Ci penso io, consegno tutto con rapidità ed efficienza: garantito!!!
      Sono contenta di averti trasmesso le mie emozioni, ci provo sempre ma a volte è difficile, con le sole parole e le foto, ridare vita a quello che abbiamo provato durante un viaggio 😉
      Solo che quando si tratta di Natale, mercatini, luoghi così carichi d’atmosfera, forse il compito è un pò più semplice, perché è tutto lì, evidente e pronto per essere sentito anche da chi non era con te!
      Mi raccomando iniziate scrivere, che “ho una renna per la Lapponia”: consegna in giornata 🙂
      Un bacione,
      Claudia B.

  3. Anche tu ami le montagne, QUELLE montagne! Il Trentino l'adoro e sono asslutamente d'accordo con te quando dici che l'Alto Adige incarni alla perfezione lo spirito del Natale. Meraviglioso l'artigianato che hai fotografato!
    Una cosa l'ho sofferta però, sia in estate che in inverno: in Alto Adige alle 18:00 chiudono bottega e spariscono tutti (ma dove poi?). A Bolzano ad esempio i mercatini chiudevano alle 18:30 e sul Renon ancora prima!
    I mercatini del Renon però sono assai singolari: sono organizzati nei vagoni del trenino e sono dislocati su tutte le stazioni del Renon, si chiama TreNatale infatti!
    Anche io che sento freddo agli occhi, anche a denti e gengive se è per questo! Ho segnato tutti i preziosi consigli, soprattutto la parte finale. Come hai metabolizzato nei mesi a seguire la figura di tuo marito che balla sulle musichette di Natale? Sono cose che segnano! Hai la mia solidarietà 😀

    1. Praticamente nei mesi successivi ho dovuto iniziare a fare la tinta a scadenze ravvicinate! Non so come, ma tutto il mio fisico ne ha risentito. Quando dicono che il matrimonio è la tomba dei capelli….
      Le chiusure anticipate del nord sono una grossa piaga, se devo dirla tutta, un pò come la siesta pomeridiana in Spagna: entrambe mi hanno messa in crisi più di una volta con i miei programmi di visita! Sul dove vadano…io nel mio piccolo, me li immagino in una spedizione pre-notturna, per portare “doni”ai diavoli della montagna. Se no non si spiega! Questo invece ha senso…
      In particolare sui mercatini è un peccato, il massimo della bellezza è all’imbrunire, quando tutto brilla! Poi se mi metto nei loro panni, e penso di star lì otto-nove ore al freddo, forse capisco la voglia di correr via. Chi siamo noi per togliere il piacere dell’escursione notturna dai diavoli della mmontagna? E che montagna!
      Il TreNatale di Renon? Mi sbrilluccica la mente, questa cosa va approfondita subito! Mio marito sarà felice quando torna…
      A presto!
      Claudia B.

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